Deloitte: fatturato in crescita del 10% in Italia
Deloitte ha individuato le sei priorità strategiche che tutte le imprese devono seguire per uscire più forti dalla crisi scatenata dal Covid-19

Che cosa devono avere ben presente le aziende per fare in modo che la loro ripresa dopo l’emergenza Covid-19 sia forte, strutturata e non debba dipendere in maniera eccessiva da fattori esogeni? A questa domanda ha provato a rispondere Deloitte attraverso il suo Recovery Playbook, che individua sei priorità che le imprese devono fare proprie nel delicato momento della ripartenza:
 
–       Risanare il fatturato;
–       Aumentare i margini operativi;
–       Ottimizzare asset, passività e liquidità;
–       Accelerare la digitalizzazione;
–       Aggiornare l’organizzazione del lavoro;
–       Gestire le aspettative degli stakeholder.
 
Vediamo nel dettaglio come Deloitte auspica che vengano seguite queste priorità. 

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Risanare e aumentare il fatturato

È necessario che le aziende presidino le attività di customer engagement con un approccio olistico in cui reale e virtuale si completano a vicenda. Non possono non comprendere come si sono evoluti i clienti e capire quali di questi cambiamenti sono permanenti: più di un terzo degli italiani, afferma che acquisterà maggiormente dai brand che hanno saputo rispondere in maniera adeguata alla crisi. 

Aumentare i margini operativi 

Il loro aumento, insieme a quello della profittabilità, è altrettanto importante. Per riuscire ad ottenerlo, le aziende devono adeguare la struttura dei costi e gli investimenti al nuovo contesto. Ecco perché, secondo Deloitte, nel new normal è fondamentale incorporare, attraverso dati corretti e affidabili, le aspettative e l’evoluzione della domanda nella pianificazione della propria produzione e nella gestione della supply-chain. 

Ottimizzare asset, passività e liquidità 

È il passo successivo all’aumento dei margini operativi. In condizioni di incertezza, le aziende devono spostare l’attenzione verso l’ottimizzazione degli aspetti patrimoniali, dando priorità anche alla gestione finanziaria e alle necessità di cassa, senza tuttavia trascurare gli stakeholder interni ed esterni. Secondo i dati del rapporto annuale Istat, all’inizio della fase di graduale riapertura delle attività, oltre un terzo delle società di capitale attive in Italia sarebbe privo di liquidità o si troverebbe in condizioni di liquidità precarie. 

Accelerare la digitalizzazione 

La spinta alla trasformazione digitale è un’altra priorità assoluta. Il Covid-19 ha costretto le aziende ad adeguarsi ai nuovi paradigmi digitali, pena la perdita di competitività. Ecco perché sarà sfidante sviluppare un piano d’investimenti che consenta di creare un’infrastruttura tecnologica la più resiliente possibile e allineata alle esigenze del business. 

Aggiornare l’organizzazione del lavoro 

Sostenere la forza lavoro e la struttura operativa aziendale allineando lavoro, forza lavoro e luogo di lavoro è imprescindibile per riprendere con piena efficacia. Il distanziamento e le altre limitazioni hanno dettato cambiamenti radicali che richiedono da parte delle imprese l’adozione di un atteggiamento di apertura nei confronti delle nuove tecnologie, di implementare nuove strategie nella gestione delle risorse umane e di ripensare i luoghi di lavoro per garantirne sicurezza, salubrità e aderenza ai nuovi principi normativi. 

Gestire le aspettative degli stakeholder 

Vanno assolutamente soddisfatte, cercando di affrontare in modo proattivo i rischi che dovessero presentarsi alla ripresa e dopo. 

Il commento

«Sappiamo che a causa del lockdown e di tutte le restrizioni che hanno bloccato le attività produttive in Italia e nel resto del mondo, nel 2020 ci sarà il più significativo crollo del Pil nazionale dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Una situazione drammatica, senza dubbio – commenta Eugenio Puddu, Consumer Products Leader di Deloitte -. Ma basta avere un minimo di prospettiva storica per accorgersi che le crisi hanno sempre coinciso con momenti di accelerazione dell’innovazione. Anche con il Covid-19 sarà così: spiazzati da un evento che ha reso inutilizzabili i vecchi schemi, gli imprenditori resilienti hanno già iniziato ad adottare nuove logiche di gestione dell’azienda, svincolandosi dalle routine consolidate del business-as-usual».
 
«Le imprese capaci di gestire la situazione emergenziale e la fase di rilancio sono poche – aggiunge -. E a pagare il conto più alto sono soprattutto le Pmi italiane. È evidente, infatti, che saranno le aziende più piccole e meno strutturate a subire l’impatto maggiore del Covid-19. La progressiva erosione della liquidità ha lasciato disarmate 8 aziende su 10. Prese alla sprovvista, queste imprese non sono riuscite ad implementare nessuna strategia, se non quella di aspettare il ritorno alla normalità».