Pil in crescita, povertà in aumento: sono le due facce della stessa medaglia Italia. Le due facce disegnate dai dati macroeconomici del primo semestre, di cui il governo dovrà certo tener conto per scrivere la legge di Bilancio. Pil in crescita grazie alla tenuta della produzione industriale, al turismo, al terziario, nonostante il terribile caro-energia e il disastro geopolitico. Povertà in aumento e oltre due milioni di persone – dato Coldiretti – in difficoltà nutrizionali.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

Quale sarà tra un anno la faccia prevalente, tra le due di questa medaglia italiana? Dipenderà da noi. Sostenendo la crescita e governando bene le risorse, si mitiga e forse si risolve anche il dramma della povertà.

Ma per riuscirci bisogna chiarire un equivoco. Non basta un demiurgo per guarire l’Italia dai suoi mali. Per quanto Mario Draghi sia di gran lunga il più autorevole e credibile dei premier avuti dall’Italia negli ultimi trent’anni, da solo non può decidere e soprattutto attuare scelte che la politica non faccia proprie, e che ciascun cittadino con i suoi comportamenti quotidiani non rispetti ed applichi.

Spieghiamoci con un esempio: la vergogna del superbonus 110%. A questo provvedimento, varato dal governo Conte 2, si deve un vivace effetto-sostegno sul comparto edilizio. A fine giugno il totale degli investimenti ammessi alla detrazione ammontava a 35,2 miliardi, l’1% abbondante del Pil per due anni. Più reddito, più occupazione. Anche più truffe, però: sei miliardi di euro, denunciati con indignazione dal governo Draghi che pure è intervenuto 4 volte con rimaneggiamenti e modifiche al primo impianto della legge, generando peraltro notevoli turbolenze nella filiera edilizia. Come si spiegano, anche in questo caso, le due facce del fenomeno?

Le cause sono molte: innanzitutto, una gravissima debolezza del sistema pubblico nel progettare e varare normative che siano, insieme, accessibili (fare richiesta per il 110% è molto complicato) ma a prova di truffa; allignano purtroppo nel sistema miriadi di truffatori impuniti; e c’è un’acuta incapacità della pubblica amministrazione nel prevenire le truffe o colpire duramente i loro autori dopo. Su queste cause, spiace rilevare che norme e regolamenti come quelli varati in origine e ritoccati dall’attuale governo non hanno funzionato, col risultato che oggi quella misura giace nel caos.

Ecco: quale Italia preferiamo, quella dei truffatori o quella delle persone perbene? Sta in noi, ogni giorno, scegliere. Rompere gli ormeggi che ci vincolano. Sta in noi, tra otto-nove mesi al massimo, eleggere a rappresentarci persone serie e capaci che a loro volta scelgano bene.

Questo vale anche per il mondo dell’impresa. A leggere il sondaggio Gpf inspiring research che pubbichiamo nelle prossime pagine emerge che le imprese sanno bene cosa hanno fatto per resistere e quel che devono fare. È più che mai il momento dell’impegno, dell’investimento, della voglia di crescere. Bisogna premiare chi assume e investe in azienda, come dice in questo numero Corrado Passera nella sua intervista; bisogna favorire chi cresce e si aggrega, perché “piccolo non è più bello”, come scrive Giulio Sapelli; bisogna estromettere i cialtroni dalla politica, come invoca Franco Tatò, e smascherarli se si fingono imprenditori e sono solo “prenditori”.

Tantissimi straordinari imprenditori italiani lavorano e prosperano pur tra lo stormo di “cigni neri” che ha investito il mondo. Molti di loro leggono Economy. È a questi imprenditori e ai loro manager che è dedicato il numero speciale del nostro mensile che avete tra le mani. Abbiamo da poco compiuto cinque anni e volevamo celebrare questo primo anniversario “rotondo” offrendo un contenuto fuori dall’ordinario per approfondimento e – riteniamo – utilità di spunti.

Ambiente, digitale, internazionalizzazione, formazione, lavoro: sono le cinque aree su cui abbiamo cercato – con l’aiuto dell’Università Liuc e di tanti autori e testimoni prestigiosi – di chiarirci le idee sui progressi compiuti dal sistema (tanti, nonostante tutto) e individuare, come sempre, i modelli, le opportunità e le soluzioni da seguire.

Articolo precedenteEcco il nuovo (e grande) business delle farmacie
Articolo successivoViaggio in terre esotiche (per fuggire dall’inflazione)
Sergio Luciano
Sergio Luciano, direttore di Economy e di Investire, è nato a Napoli nel 1960. Laureato in lettere, è giornalista professionista dal 1983. Dopo esperienze in Radiocor, Avvenire e Giorno è stato redattore capo dell’economia a La Stampa e a Repubblica ed ha guidato la sezione Finanza & Mercati del Sole 24 Ore. Ha fondato e diretto inoltre il quotidiano on-line ilnuovo.it, ha diretto Telelombardia e, dal 2006 al 2009, l’edizione settimanale di Economy. E' stato direttore relazioni esterne in Fastweb ed Unipol. Insegna al master in comunicazione d’impresa dell’Università Cattolica e collabora al Sussidiario.net.