
Carapelli è da sempre uno dei principali attori nel comparto dell’olio extra vergine 100% italiano. Prima che la legge regolamentasse le indicazioni di origine in etichetta, il marchio fiorentino era stato il primo a lanciare sul mercato a livello nazionale, nel 1998, l’extra vergine Oro Verde con origine certificata italiana, tutt’oggi best seller della gamma. Della collezione premium protagonista della crescita fa parte, oltre al Bio e al Rustico non filtrato, il Nobile, primo testimone del progetto di filiera Fooi (Filiera olivicola olearia italiana), progetto interprofessionale che mette a un tavolo di lavoro comune olivicoltori, frantoiani e imbottigliatori, al fine di riconoscere un valore equo per tutti gli attori della filiera. L’olio extra vergine Nobile quest’anno ha ottenuto anche la certificazione di produzione sostenibile rispettando un rigoroso protocollo di parametri ambientali, sociali economici e di qualità. L’impegno nella filiera italiana si concretizza anche nel progetto della gamma Le Origini, una range di dop e igp regionali che presenta a livello nazionale eccellenze olearie raccontate attraverso la storia umana e professionale di maestri oleari.
Carapelli fa parte del gruppo Deoleo, leader mondiale nel mercato degli oli d’oliva con una quota a valore del 9,3%, che dopo un 2019 estremamente positivo che ha visto invertire la tendenza degli ultimi anni, nel primo trimestre 2020 ha registrato una crescita delle vendite del 14%, con profittabilità triplicata rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Una crescita di cui sono protagonisti i marchi italiani anche all’estero, come Carapelli in Francia, Bertolli, parte del suo portafogli, negli Stati Uniti, in Germania, in Belgio. «Gli Usa e alcuni paesi del Nord Europa stanno raddoppiando i volumi di vendita, con ritmi di crescita al di là delle più rosee aspettative» sottolinea Sassoni, «un fenomeno che è anche legato a un trend globale verso un’alimentazione più sana, in Paesi dove l’uso dell’olio di oliva non fa parte di una tradizione consolidata come invece accade in Italia e anche in Spagna».
Nel primo trimestre 2020 Carapelli è cresciuta del 15%, ben oltre il trend positivo del segmento, cresciuto del 10% con il lockdown

Proprio gli oli di semi, con i brand Friol, Maya, Giglio Oro, sono protagonisti di un progetto all’insegna della sostenibilità ambientale. È stato infatti creato un nuovo packaging, con il 14% di plastica in meno e una speciale etichetta per agevolare la separazione dei diversi materiali, che ha un impatto significativo sull’ambiente, con circa 100mila Kg di plastica risparmiata in un anno. Carapelli ha anche introdotto sul mercato una bottiglia di vetro scuro che contiene una maggior percentuale di vetro riciclato (75%-85%) rispetto a quella di vetro chiaro (15%-35%), permettendo al contempo una migliore conservazione dell’olio. L’azienda si è aggiudicata così il super premio del Conai nella valorizzazione della sostenibilità ambientale degli imballaggi per la categoria vetro.
Il marchio fiorentino investe anche in ricerca scientifica attraverso l’attività dell’Istituto Nutrizionale Carapelli, dal 2004 Onlus, che ha presentato lo scorso dicembre i risultati di uno studio che dimostra come l’impiego degli ultrasuoni nella gramolatura, una fase del processo di frantoio che consiste in un lento e continuo rimescolamento della pasta di olive, migliori la produzione dell’olio extra vergine di oliva. Si tratta di uno dei pochi casi in cui la ricerca in questo campo non si limita alla sfera teorica, ma promette di portare concreti benefici a chi lavora e al consumatore finale. Ora che il lockdown è alle spalle, i primi dati di mercato sono incoraggianti: «Il segmento olio sta tenendo anche dopo il 18 maggio» mette in evidenza Sassoni, «fatidica data in cui è stata data maggiore libertà a tutti, ha riaperto la ristorazione e la gente è tornata a socializzare. Non registra più la crescita a doppia cifra del periodo del lockdown ma dà comunque segni di salute». Ciò non toglie che la prospettiva non sia priva di insidie: «Ora inizia il difficile» afferma il general manager di Carapelli, «in questa nuova fase ci dovremo confrontare con un momento economico più complesso, conseguenza della pandemia. Stiamo adattando la nostra strategia ai cambiamenti strutturali post Covid-19. Il canale discount, per esempio, sta crescendo, stiamo lavorando sul nostro assortimento per arrivarci con i prodotti giusti. Siamo e rimaniamo un’azienda di marca, ma stiamo lavorando su formati diversi, con grammature magari maggiori rispetto a quelle del canale retail che trasferiscano la convenienza con un formato famiglia». Il 95% del fatturato di Carapelli viene dal retail, ma l’azienda ha progetti di espansione anche sul canale horeca, che ora devono essere adattati alle nuove esigenze: «L’horeca ad oggi per noi è marginale, ma è centrale nella nostra strategia» spiega Sassoni, «stiamo lavorando su parametri diversi, come per esempio le monodosi».
L’horeca, che oggi per Carapelli è marginale, nel prossimo periodo sarà invece centrale nella strategia di crescita
Nonostante la pandemia, è stato confermato anche nel 2020 Carapelli for art, concorso di arti visive lanciato dal marchio oleario fiorentino in occasione del suo 125° anniversario, che quest’anno giunge alla terza edizione, dopo due anni di straordinari riscontri in termini di adesioni di artisti a livello internazionale, oltre 1350 artisti da 57 paesi del mondo, e di collaborazioni con le più prestigiose accademie di belle arti. Quest’anno è stato rinnovato lo schema progettuale, con una nuova giuria di di giovani curatori d’arte emergenti, e contenuti social per far vivere il concorso non solo nella fase conclusiva. Confermato il montepremi da 12mila euro, divisi tra le due categorie: studenti delle accademie e artisti professionisti.
















