Dunque, riepiloghiamo. Il caso Enasarco, in corso in questi giorni sotto traccia –perché ben altro affligge la Repubblica – è in realtà l’ennesima riprova di come in questo Paese non funzioni più niente.
Due parole di riepilogo. L’Enasarco è una delle Casse di previdenza private più importanti del Paese. Circa 230 mila agenti di commercio dipendono da essa per le loro pensioni. Ha attraversato decenni di gestione non democratica, senza elezioni di base, accentrata nelle mani delle “case mandanti” rappresentate essenzialmente dalla Confcommercio con il contributo dei sindacati confederali. Finalmente qualche anno fa il governo ha imposto l’introduzione nello statuto – anche per il moltiplicarsi di polemiche pesanti sulla qualità della gestione – delle libere elezioni dei vertici. E per poter ammettere al voto gli iscritti di tutta Italia si è previsto e svolto, già alla prima consultazione, tre anni fa, il voto digitale.
Giunti alla scadenza dei vertici, le nuove elezioni erano state convocate per il periodo 17-30 aprile 2020: avrebbero dovuto svolgersi in questi giorni, dunque.
Come accade in democrazia, si sono delineate tra gli iscritti opinioni dissidenti rispetto a quelle della maggioranza di “fedeltà” Confcommercio che aveva insediato, tre anni fa, un vertice presentabile ma sostanzialmente continuista rispetto alla fase pre-democratica della gestione della Cassa.
Queste opinioni hanno condotto alla presentazione di una lista, già forte di 5 consiglieri sui 15 che compongono l’attuale consiglio dove quindi sono minoritarie. Questa lista – Fare presto!, si chiama – è andata crescendo dei sondaggi e si accingeva a sottoporsi al voto in una posizione di probabile vantaggio.
Finchè il 26 marzo, a maggioranza (10 voti su 15), il consiglio ha votato per rinviare le elezioni “causa virus” con l’argomento (o il pretesto?) che l’emergenza sanitaria avrebbe compromesso i confronti pre-elettorali a loro dire indispensabili al formarsi della libera opinione degli iscritti. Il bello è che la maggioranza decide il rinvio sine die, “fino alla fine dell’emergenza”. Insomma, un modo per buttare la palla in tribuna e prendere tempo, restando imbullonati alla poltrona.
Il ministero del Lavoro, il 1° aprile – ricevuta la delibera e anche l’impugnativa della minoranza – decreta che il rinvio non ha ragion d’essere, visto che il voto per statuto è digitale. La maggioranza del consiglio Enasarco se ne frega e non reagisce: prende tempo, nonostante il ministero, nella sua lettera, scriva chiaramente che in mancanza di un immediato adempimento avrebbe deliberato il commissariamento “ad acta” per far svolgere le elezioni.
Nel frattempo, il decreto governativo dell’8 aprile tra le migliaia di norme infilate a far confusione, sancisce all’articolo 33 che le eventuali votazioni di enti e simili programmate nel periodo del lockdown “possono” (“possono”, non “debbono”) essere rinviate, e subito la maggioranza dell’Enasarco si precipita a deliberare nuovamente il rinvio, stavolta ai sensi dell’articolo 33 del nuovo decreto, senza peraltro revocare la delibera precedente.
Al momento non è dato sapere con certezza quale sarà la reazione del governo, alla luce di questa mossa: se cioè confermerà o revocherà la precedente intimazione di adempimento.
Ma alcune cose vanno pur annotate. In pieno lockdown un’altra importante cassa previdenziale privata, l’Inarcassa (architetti) ha votato regolarmente, in modalità digitale; tra dieci giorni voterà allo stesso modo la grande cassa dei medici, l’Enpam. Sempre in via digitale ha votato in questi giorni anche la Croce Rossa, che pure il suo daffare in questo periodo ce l’ha, e ben più degli agenti di commercio che, poveracci, non posso muoversi.
Ma la vera chicca è che giovedì scorso ha votato anche, sempre in via digitale, la Confindustria! L’altro giorno, al suo consiglio generale che ha designato il nuovo presidente Carlo Bonomi! E il designato si sottoporrà poi, sempre in modalità digitale, al voto di ratifica dell’assemblea generale del 20 maggio prossimo!
Chiara la situazione? Confindustria esprime oggi la vicepresidenza di Enasarco, e in quel ruolo, ha votato contro il voto telematico! Intanto a casa sua usava il voto telematico, nonostante il virus, per la decisione più importante da assumere sul proprio futuro!
Come dire che – almeno, lo direbbe Woody Allen – Confindustria ha delle idee che non condivide.
Questa è l’Italia del sottopotere. Altro che rimedi di emergenza contro il virus. Qui c’è, irrisolta, un’emergenza pudore.
















