Si vive una volta sola, è vero. E la pandemia ci ha piazzato sotto il naso questa grande verità. Il nuovo mood della yolo economy, dove quel “yolo” sta per you only live once, è quello delle dimissioni volontarie. Con o senza paracadute. Stando all’indagine “Le dimissioni in Italia tra crisi, ripresa e nuovo approccio al lavoro”, realizzata da Fondazione Studi Consulenti del Lavoro sui dati delle comunicazioni obbligatorie del Ministero del Lavoro, nel novero del milione e 81 mila lavoratori italiani che nei primi nove mesi dello scorso anno ha lasciato di propria iniziativa il posto di lavoro, quasi uno su due non risulta tra i nuovi assunti alla fine del terzo trimestre 2021. Il motivo? Non è solo il desiderio di “godersi la vita”, ma è la riscoperta dell’autoimpiego. L’altra faccia della medaglia della yolo economy, infatti, è il record di nuove imprese.

Partendo da un’intuizione – ma anche dal proprio ecosistema di dati e attraverso gli advanced analytics presenti in Margò, la piattaforma digitale di marketing intelligence per il supporto alla crescita del business delle imprese – Crif ha prodotto un’analisi sulle aziende neocostituite negli anni 2018-2021 per indagare, appunto, se il trend nato nel mondo anglosassone stia caratterizzando anche il panorama italiano. E la conferma è arrivata puntuale: tra le principali evidenze emerse dallo studio va segnalata la significativa crescita sia delle start-up innovative (+40% nel 2021 rispetto al 2019) sia delle imprese neocostituite con un solo dipendente (+34% rispetto al 2019). Entrando nel dettaglio, la costante crescita delle startup innovative, definite come tali nella sezione speciale del registro delle imprese, è influenzata dall’incremento del totale delle imprese neocostituite – che salgono dalle 266.000 nel 2018 alle 305.000 nel 2021 – ma analizzando la percentuale di startup rispetto al totale si conferma un aumento anche in termini relativi.  «Nel 2021 sono state fondate più startup innovative che negli anni precedenti e la crescita è notevole sia in termini assoluti che percentuali rispetto al totale delle imprese neocostituite – spiega Elena Mazzotti, Chief client innovation & strategy di Crif -. Inoltre nel 2021, l’anno della yolo economy, più professionisti sembrano essersi messi in proprio rispetto agli anni precedenti a conferma del consolidamento di un nuovo paradigma che sta coinvolgendo in maniera trasversale e profonda l’intera economia nazionale seguendo dinamiche che già si riscontrano in altri Paesi».

Largo al digitale

La ricerca della flessibilità, soprattutto da parte dei millennials, coinvolge principalmente i knowledge workers, che hanno conoscenze digitali e si lanciano verso lavori di consulenza o decidono di operare maggiormente con le nuove tecnologie, anche se non coinvolge solo e unicamente le tecnologie e ci sono lavoratori che semplicemente scelgono di mettersi in proprio per aprire un’attività. Autonomia e flessibilità nella gestione degli impegni professionali, anche in termini di localizzazione dell’attività lavorativa e di smartworking, sicuramente sono più gestibili da parte di chi lavora in proprio. Dall’analisi Crif emerge infatti un picco importante di crescita delle imprese contraddistinte dalla presenza di un solo dipendente (+34% nel 2021 rispetto al 2019). Un’impresa con un solo dipendente è assimilabile a un lavoratore che apre una sua partita Iva per lavorare come libero professionista o che fa nascere una sua attività imprenditoriale. Più in dettaglio, queste imprese nel 2021 sono arrivate a rappresentare fino al 93% del totale di tutte le neocostituite nell’anno. In particolare, le imprese che operano nel mercato digitale e nelle attività di consulenza – connessi agli argomenti più interessanti per i protagonisti della yolo economy – registrano la crescita maggiore tra le neocostituite negli ultimi tre anni. Nel dettaglio le imprese neocostituite connesse al mercato digitale vedono non solo una costante crescita nel periodo di osservazione, ma un incremento ancora più robusto nell’ultimo anno 2021 (+91% rispetto al 2019). L’incremento è ancora maggiore se consideriamo le imprese con un dipendente (+109% nel 2021 rispetto al 2019).

Anche le realtà attive nella consulenza, dopo una stagnazione nel 2020, registrano una importante crescita nel 2021 (+15% rispetto al 2019). Anche in questo caso il tasso di crescita nel 2021 risulta più accentuato se consideriamo le imprese con un solo dipendente (+36% nel 2021 vs 2019).

«Seguendo la spinta verso lavori più flessibili, indipendenti e orientati alle nuove tecnologie, la tendenza dei professionisti a iniziare attività di consulenza e lavori connessi all’economia digitale aumenta in maniera rilevante», sottolinea Elena Mazzotti. «Per comprendere appieno gli effetti della yolo economy andrebbero studiati a fondo i movimenti dei giovani professionisti; tuttavia l’analisi che abbiamo potuto sviluppare grazie alla nostra piattaforma digitale Margò ci dà l’occasione unica di poter analizzare alcune nuove dinamiche che iniziano a caratterizzare il panorama imprenditoriale italiano. I segnali che abbiamo rilevato sembrano indubbiamente muovere in questa direzione. Infatti, se messi assieme, i dati analizzati ci raccontano di un’Italia più coraggiosa e imprenditoriale, che in ripresa dalla depressione causata dalla pandemia – economica ma non solo – si lancia in attività lavorative smart e flessibili, abbracciando i nuovi trend che si sono già affermati nel contesto lavorativo anglosassone».