La bufala che circola sulla flat tax associata al pagamento alla romana

Da alcuni giorni circola sui social, come una insistente catena di Sant’Antonio, una fake news sulla flat tax, tema centrale del dibattito della campagna elettorale. La tassa piatta al 15% è una proposta dell’ex ministro Matteo Salvini che trova al momento il sostegno dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (la propone tra le cose da fare nei primi 100 giorni di governo).

 

Che cos’è la flat tax

Si tratta di una imposta con aliquota unica attualmente in vigore per le Partite Iva con reddito fino a 65 mila euro annui e che il centrodestra vorrebbe estendere anche ai lavoratori dipendenti.

 

Chi propone la flat tax

La flat tax è l’aliquota unica di tassazione che secondo le due proposte di Lega e Forza Italia dovrebbe essere fissa al 15% o al 23%, come avviene in alcuni altri Paesi: in Russia (13%), in Ungheria (15%, in Estonia (20%), in Romania e Bulgaria (aliquota unica del 10%).

 

Chi guadagna con la flat tax

Dipende. Al netto delle opinioni favorevoli o contrarie, il problema è che nell’era del bombardamento di informazioni il perno attorno a cui ruota la discussione rischia di saltare. La bufala condivisa in queste ore associa la flat tax a una sorta di pagamento alla romana.

L’associazione culturale no profit Istituto Liberale ha smontato la fake dal sapore mistificatorio, condivisa in modo più o meno consapevole, riprendendo la metafora del ristorante e del pagamento alla romana, il quale implica che tutti paghino la stessa cifra, a prescindere da quello che hanno ordinato e consumato a tavola. Ovviamente non è così.

 

La fake news sulla flat tax

Secondo il messaggio diffuso in rete e attraverso le chat, con la flat tax tutta la pressione fiscale graverebbe allo stesso modo su tutti, a prescindere dal reddito.

Esempio:

– Tizio, con un reddito di 15.000 euro pagherebbe 2.000 euro di tasse.

– Così Caio, con un reddito di 50.000 euro.

– Idem Sempronio, con un reddito di 1.000.000 euro.

Tutti, insomma, pagherebbero 2mila euro! Naturalmente non è possibile, sarebbe una gravissima violazione del sacrosanto principio dell’equità fiscale, secondo cui le persone devono contribuire all’erario a seconda della loro capacità imponibile. Gli individui dovrebbero essere soggetti a un carico fiscale diverso a seconda della loro condizione economica.

 

Come funziona l’attuale sistema fiscale italiano

L’Istituto Liberale fotografa in sintesi l’attuale sistema fiscale italiano dell’Irpef, al netto delle addizionali comunali e regionali, Inps e imposte pagate dal datore di lavoro. Il sistema funziona più o come segue:

– Tizio, con un reddito di 15.000 euro paga il 23% che corrisponde a 3.450 euro. Se guadagnasse 10 euro in più, l’aliquota salirebbe al 25% per tutto ciò che eccede i primi 15.000 euro, fino ad arrivare a 28.000 euro di reddito. Cioè: sui primi 15.000 euro paga il 23%, ma su quei 10 euro in più paga il 25%.

– Caio, con un reddito di 50.000 euro, paga il 28.8% che corrisponde a 14.400 euro. In realtà, fra i 28.000 e i 50.000 l’aliquota è del 35%. Essendo sul margine, se guadagnasse qualche euro in più, l’aliquota salirebbe al 43%.

– Sempronio, con un reddito di 1.000.000 di euro, paga il 42,29% che corrisponde a 422.900 euro di tasse che deve al fisco.

Stando a questi calcoli, basterebbe un solo Sempronio per pagare le imposte di 122 lavoratori come Tizio. Tuttavia, il suo stipendio è 66 volte quello di Tizio.

 

Come funziona con la flat tax proposta dal centrodestra?

La flat tax è migliore o più giusta?

Dipende.

L’Istituto Liberale ricorda che, se fosse ancora in vita Adam Smith, il padre dell’economia politica, proporrebbe una tassazione progressiva, a patto che la forbice fra le aliquote non sia troppo alta. Se fosse nell’Italia del 2022 probabilmente riterrebbe eccessiva la differenza di aliquote dal 23% al 43%.

Per Milton Friedman la flat tax non sarebbe solamente più efficiente, ma anche più giusta. Con una flat tax, tutti pagherebbero la stessa aliquota, indipendentemente dal livello o dal tipo di reddito.

Ma come la mettiamo con i più poveri? L’Istituto Liberale è convinto che Milton Friedman avrebbe risposto alla domanda con due soluzioni:

  1. Una “No tax area“, ossia una soglia sotto la quale non si pagano imposte. Viene applicata oggi in Gran Bretagna, dove non si pagano imposte se si ha un reddito inferiore alle 12.500 sterline.
  2. Una “Imposta negativa“: se un individuo ha più detrazioni del suo reddito, o se non ha abbastanza reddito, anziché pagare le imposte ne riceve una certa quantità. In questo modo, si evitano bonus, sussidi e integrazioni del reddito con meccanismi complicati e inefficienti.

Il problema è che, nell’Italia di oggi le No tax area sarebbero troppe, dato che i redditi sono stagnanti, il potere d’acquisto cala perché l’inflazione galoppa. Per non parlare del sommerso, degli sprechi e del buco generato da corruzione e evasione fiscale.

 

L’Italia dei bonus e superbonus

Osserviamo, inoltre, che i bonus e superbonus attualmente erogabili in Italia hanno certamente messo in moto l’economia. Ma, stando ai dati relativi al 31 luglio e riportati nel consueto resoconto mensile dell’Enea, le frodi allo Stato sui bonus edilizi hanno toccato quota 5,7 miliardi di euro con tanto di nuove indagini di procure e Guardia di Finanza condotte per truffa in tutta Italia. Un malcostume che genera ulteriori costi a carico dello Stato, della macchina amministrativa e ingenti perdite.

 

A chi conviene la flat tax?

Appunto, dipende. L’unica certezza è che la metafora del “pagamento alla romana” diffusa sul web è del tutto fuorviante e faziosa e allontana dal vero nodo della questione: a chi facciamo pagare i costi di decenni di sprechi e corruzione? Come recuperare rispetto al debito pubblico? Sarà il caso di pensare, una volta per tutte, a una tassa patrimoniale?