Il censimento della popolazione e delle abitazioni non è più un appuntamento decennale come accadeva in passato. Dal 2018, infatti, l’Istat ha introdotto la formula del censimento permanente, con rilevazioni effettuate ogni anno, di solito tra ottobre e dicembre, su un campione rappresentativo di circa 1,4 milioni di famiglie. L’ultima rilevazione si è svolta tra il 6 ottobre e il 23 dicembre 2025. L’obiettivo è raccogliere informazioni aggiornate sulle caratteristiche sociali, economiche e abitative della popolazione italiana, così da definire con maggiore precisione la struttura demografica del Paese e supportare anche l’aggiornamento delle anagrafi comunali.
Come funziona la rilevazione
A differenza del vecchio censimento generale, oggi non viene coinvolta tutta la popolazione nello stesso momento. Ogni anno viene individuato un campione di famiglie che riceve una comunicazione da parte dell’Istat e viene chiamato a partecipare alla rilevazione. La compilazione avviene di norma attraverso un questionario da compilare autonomamente, generalmente a cura del capofamiglia, anche se in alcuni casi può essere prevista un’intervista con il supporto di funzionari comunali o rilevatori incaricati. I dati raccolti riguardano aspetti centrali della vita quotidiana, come istruzione, lavoro, mobilità, composizione dei nuclei familiari e caratteristiche delle abitazioni.
L’obbligo di risposta e i limiti sui dati sensibili
Per le famiglie selezionate, rispondere al questionario Istat è un obbligo di legge. A stabilirlo è l’articolo 7 del decreto legislativo n. 322 del 1989, che impone la partecipazione alle rilevazioni statistiche ufficiali. L’obbligo, però, non si estende ai cosiddetti dati sensibili, cioè quelle informazioni particolarmente delicate tutelate dalla normativa sulla privacy e dal Gdpr. Rientrano in questa categoria i dati che possono rivelare l’origine razziale o etnica, le convinzioni religiose o filosofiche, le opinioni politiche, l’adesione a partiti o sindacati, oltre agli elementi relativi allo stato di salute, alla vita sessuale e alle eventuali condanne penali. Su questi aspetti, dunque, non opera lo stesso obbligo di risposta previsto per il resto della rilevazione.
Chi non risponde rischia sanzioni
La mancata compilazione del censimento da parte delle famiglie selezionate può comportare conseguenze economiche pesanti. Le sanzioni previste dall’articolo 11 del decreto legislativo n. 322 del 1989 vanno da un minimo di 206 euro a un massimo di 2.065 euro per le persone fisiche, mentre per imprese e società si sale da 516 euro fino a 5.164 euro. Le multe non scattano soltanto in caso di omissione totale, ma anche quando vengono forniti dati errati, incompleti o volutamente falsi. Per questo il censimento non va considerato come un semplice adempimento formale: per chi rientra nel campione individuato dall’Istat, si tratta di un obbligo preciso, con valore statistico ma anche con effetti concreti in caso di inosservanza.
















