Affrontare un tema importante come quello della transizione energetica è un fondamentale che coinvolge molte responsabilità, quelle dei privati, quelle de delle imprese e ovviamente quella delle istituzioni locali. Nel tracciare percorsi o ipotesi di percorso, non si può evitare di evidenziare che manca però un contributo essenziale, che è del governo: mancano cioè i decreti attuativi di molte delle azioni previste per poter mettere in atto molte azioni necessarie alla transizione, che sono le linee guide operative cui potersi attenere in questo percorso. Non siamo in ritardo su tutto e non ci sono solo limiti e vincoli, ma è doveroso fare nostro l’appello che in tanti in questi giorni stanno rivolgendo alla politica, sullo sblocco dei decreti attuativi sulle comunità energetiche tanto importanti.

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Si aprono i i lavori ricordando che stiamo trattando un tema attuale, delicato e che ha la peculiarità di coinvolgere attori e sensibilità sociali presenti sul territorio. Sono cambiate le cose da quando di questa ormai faticosissima transizione energetica abbiamo iniziato a parlare: crisi economica, inflazione, crisi bellica, climatica. E da oggi anche politica. Cosa possiamo fare per mitigare questa situazione in cui il Bonus 110% sembra essere l’unica cosa concreta sinora fatta?

“All’insegna della ragionevolezza e dell’impegno di ognuno” Raffaele Cattaneo, Assessore all’Ambiente e Clima Regione Lombardia 

Si tratta effettivamente di “ripensare” la transizione. «Il motivo per cui dobbiamo ripensarlo è semplice, ha detto l’assessore Raffaele Cattaneo: il tema è passato da argomento per addetti ai lavori a tema di interesse, basti pensare alle bollette energetiche che ciascuno di noi sta ricevendo con un PUN, il prezzo unico dell’energia che è passato da 60 a 381 euro e kWhmoltiplicato per sei. La complessità del territorio lombardo ricco di imprese ci ricorda quanto questo tema tocchi la vita del sistema produttivo o e della famiglie che vi sono collegate. La domanda che ci tocca tutti è dunque come uscire da questa situazione che, va ricordato ancora, non è stata determinata dalla guerra ma le preesisteva. Stiamo procedendo con obiettivi sempre più ambiziosi che arrivano non da noi ma che sono condivisi con la comunità internazionale: abbattere del 45% le emissioni entro il 2030 e decarbonizzare entro il 2050». 

La situazione

«Come siamo messi in Italia? Dipendiamo da altri» ha spiegato Cattaneo, poiché «il consumo finale di energia è fatto del 40% di gas , del 30% di petrolio, del 5% di carbone. In Lombardia siamo messi meglio 54% gas, 21% petrolio, 5% carbone. Evidente però che se per il gas – il nostro 54% – non siamo autosuffienti, il problema c’è. E non è di puro ambientalismo. E’ un problema concreto con cui dover fare i conti».

Raddoppiare le rinnovabili

Questo anzitutto «Significa dover raddoppiare l’energia rinnovabile. Cioè diminuire di un terzo i consumi, ognuno di noi dovrebbe farlo. Ma soprattutto raddoppiare l’energia che proviene dall’idroelettrico, dalle biomasse legnose e dai bioreflui zootecnici – abbiamo 450 impianti in Lombardia che lo fanno. E’ difficile pensare che in un periodo come l’attuale, sempre più segnato dalla siccità, si possa raddoppiare l’idroelettrico e incrementare le biomasse che attualmente sono sostenute da incentivi in scadenza».

Fotovoltaico e biomasse

La soluzione non è semplice, ha spiegato ancora l’assessore Raffaele Cattaneo: «Noi puntiamo sul fotovoltaico, ma ce ne servono 7000 ettari. La domanda è: cosa vuol dire allora per la Lombardia abbassare le emissioni? Che dobbiamo ridurre di un terzo i consumi, che questo tema deve entrare nella mentalità delle persone. Cioè ognuno di noi deve cercare di ridurre i consumi di 1/3 e mettere a terra nelle proprie case impianti da fonti rinnovabil». 

Le comunità energetiche e l’attesa delle norme

Cattaneo ha poi chiuso il suo intervento ricordando l’appello al Governo sui decreti attuativi: «Cogliamo l’occasione – ha concluso – per ricordare ancora l’appello ripreso  stamattina da 77 associazioni, tra cui le diocesi, fanno un appello al Governo per ottenere i decreti attuativi per le comunità energetiche che sono uno degli strumenti più per la riduzione dei consumi energetici. La politica può dare un quadro chiaro di norme».

 

Vannia Gava, Sottosegretario di Stato al Ministero della Transizione Ecologica

Meno discariche e più impianti, una soluzione

Toccando i punti centrali dell’attività del Ministero, il sottosegretario Vanna Gava ha illustrato «Il programma nazionale redatto e rivolto alle regioni e leprovincie autonome, è esito di ricerche che abbiamo commissionato e che ci dicono che dove ci sono gli impianti ci sono meno rifiuti che vanno in discarica e la vita è migliore. Siamo favorevoli all’utilizzo di termovalorizzatori ma a chiusura del ciclo di rifiuti: prima servono tutti gli impianti intermedi» ha dichiarato l’onorevole Vannia Gava

Regioni autosufficienti verso il 2035

«Questa è la direzione – ha concluso Vanna Gava: l’autosufficienza impiantistica di ogni regione entro il 2035 con il massimo del 10% di rifiuti in discarica. Nucleare e metano entrano nella tassonomia perché il nucleare, oggi una nuova energia, va studiata per ottenere evoluzione e indipendenza. Stesso discorso vale per il metano è importante e viene nuovamente valutato, oltre che ricercato in quanto entrambi rientrano nelle fonti di energia che agli studi attuali risultano pulite.

Le rinnovabili contrastate

E’ totalmente orientato all’idea di un fotovoltaico diffuso se non in ogni abitazione in ogni edificio, Luca Conti, Ceo di E.On Italia, che spiega che «E’ con questa soluzione che si potrà realizzare una reale indipendenza se non di ogni famiglia di ogni residenza abitativa. L’integrazione tra energia elettrica rinnovabile, fotovoltaico, pompe di calore e interventi di coibentazione che possono andare dal cappotto termico ai nuovi infissi renderanno autonomi molti soggetti rendendo indipendenti dal loro attuale fabbisogno».

Andrea Ginosa, Direttore generale di Estra Clima ha spiegato nel suo intervento che «Occorre incentivare e promuovere sia a livello del sistema Paese, sia a livello di imprese impegnate in ambito energetico il processo che la transizione esige, ovvero la realizzazione di impianti fotovoltaici, a oggi il sistema più semplice e affidabile e standardizzabile per produrre energia elettrica che così facendo potrebbe essere stoccata tramite batterie e riutilizzata per il periodo invernale. Un metodo che trova riscontro nelle comunità energetiche e che incentiva lo scambio fra membri della stessa comunità. Sulle CER, le centrali per l’energia rinnovabili, mi pare che il processo per la costituzione sia ancora acerbo a causa dei processi di autorizzazione e successiva gestione».

Si è invece soffermata sui punti saldi necessari al percorso di energie rinnovabili, Cosetta Viganò di Energia Futura, Responsabile dell’area affari normativi e regolatori di Elettricità Futura, che sottolinea che “Per percorrere la roadmap 2030 della produzione di energia rinnovabile, perseguendo la decarbonizzazione secondo i programmi europei, occorre lavorare principalmente su alcune priorità, alcuni macro temi che sono principalmente: i criteri per l’identificazione delle aree idonee, la semplificazione che riguarda i regolamenti per impianti repowering, e ultimi ma non per importanza gli schemi di Sostegno e Supporto alle imprese. A quest’ultimo riguardo occorre ricordare la lunga attesa per il Decreto ministeriale relativo a FER 2 che riguarda ambiti come geotermia, eolico offshore, biomasse, biogas e solare termodinamico, e il Decreto Biometano

Antonio Errigo, Vice Direttore generale di Alis, illustra quell’ambito di operatori, un network di quasi 2000 realtà  associate che ha la sostenibilità al primo posto e si distingue da sempre per un continuo e concreto impegno nella riduzione di tutte le  emissioni inquinanti. «La nostra parola d’ordine è “intermodalità” ovvero quel modo di operare nella logistica utilizzando collegamenti e infrastrutture di ambito marittimo e ferroviario. E’ un approccio che ha ultimamente fatto risparmiare al Paese circa 3,4 Mld di euro. Abbiamo fatto buon uso di quel “bonus” dedicato al nostro settore ma restiamo stupiti da quella miopia della politica che le fa dire “avete ricevuto abbastanza” anziché  “questo strumento ha funziona estendiamolo”.

Nel suo intervento, Pietro Colucci, azionista di riferimento di Innovatec Group, spiega che «La vera mancanza del nostro Paese è la mancanza di programmazione, la capacità cioè di muoverci per tempo rispetto a tematiche e problematiche di rilievo. Almeno 10 anni fa sono stati lanciati gli “Stati generali della new economy”, ora finalmente parliamo di rinnovabili, ma intanto non pensiamo alle conseguenze future di altri problemi, quelli con cui avremo a che fare tra altri dieci anni. La mancanza però è del legislatore: non è intervenuto a scandire le norme e i tempi. Ora c’è stata una sorta di accelerazione si sono mosse i livelli normativi e autorizzativi e il sistema dovrebbe partire, superando anche i conflitti tra livello centrale e livello locale. Mi sento abbastanza ottimista»

Le infrastrutture abilitanti

Pier Lorenzo Dell’Orco, a.d. Italgas Reti: Spiega che «Questo è il più grande ambito di movimentazione di capitali, stiamo passando da un’economia cattiva a un’economia buona. Quindi la tassonomia ha senso in quanto non si tratta di “parole” ma attività identificate da quelle parole, cioè azioni che descrivo l’energia come dovrà diventare diversamente da come è ora. In generale direi che si passa da analogico a digitale ma anche da un business lineare a uno circolare. Se il lineare riceveva un solo tipo di gas, il sistema circolare opererà su più tipologie e miscelazioni e si avvarrò per operare in diretta, del grande alleato digitale».

Luca Marchisio, responsabile della strategia di sistema di Terna, sottolinea principalmente  il ruolo di Terna, «Un ruolo che si mantiene fondamentale nel processo in atto, come abilitatore della transizione verso fonti rinnovabili. Per raggiungere gli obiettivi della transizione infatti la rete elettrica è il primo fattore abilitante e la nostra rete è in grado di gestire la progressiva decarbonizzazione mentre si attua l’integrazione degli impianti di produzione da fonte rinnovabile. E’ un processo in cui la parola chiave è collaborazione attiva con tutti i soggetti coinvolti, istituzioni, imprese e associazioni. Il ruolo fondamentale è quello di assicurare l’equilibrio tra domanda e offerta dell’elettricità 24 ore su 24, in tutta Italia, attraverso l’esercizio del sistema. Terna saprà fare la propria parte agendo su Rete, Trasporto, Distribuzione. Sono già 18 i Mld stanziati per il decennio e se necessario incrementeremo questa cifra».

Camilla Palladino, Evp corporate strategy & investor relation Snam, spiega che «La rete del gas è un asset strategico che supporta la sicurezza energetica e che, in prospettiva, avrà anche un ruolo abilitante per la decarbonizzazione del sistema. È infatti compatibile con l’idrogeno e consente quindi di trasportare e stoccare questa molecola, contribuendo a ridurne i costi complessivi».

La logistica dell’energia

Assocostieri è l’associazione di riferimento per le aziende che operano nel settore della logistica energetica e in particolare le società attive nel bunkeraggio marittimo, ovvero  depositi costieri, doganali e fiscali di oli minerali, prodotti chimici e GPL, biodiesel, depositi e terminali di rigassificazione di GNL.

«Un elemento di chiarezza che emerge e a cui teniamo è che l’Associazione punta certamente sulle rinnovabili ma con la coscienza che per l’autonomia energetica e l’attuazione della transizione stessa occorrerà rivolgersi a più fonti. Nell’ affrontare le sfide della transizione, serve una riconversione delle infrastrutture strategiche della logistica energetica verso le fonti energetiche rinnovabili. Per agevolare questa riconversione infine occorre incentivare gli operatori, soprattutto rimuovendo gli ostacoli amministrativi.» ha dichiarato Federico Rossi, di Assocostieri.

La consulenza di Gestori e fondi tematici

Sul tema del ruolo dei gestori di fondi tematici è intervenuto Paolo Proli, Head of retail division, illustrando il recente investimento effettuato ha detto che «Esiste la necessità reale che vengano messe a disposizione risorse, anche per le abitazioni. Occorre infatti rendere disponibili capitali che consentano di dare continuità ai nostri modelli di vita e di consumo. A questo proposito abbiamo creato un un fondo che investe in idrogeno, lo riteniamo un combustibile di lungo termine non inquinante. Crediamo nella promozione della coesione sociale. Siamo stati i primi a varare un fondo di questo tipo».

Paolo Stern, presidente di Nexumstp dichiara che «Sono numerosi i clienti che si stanno ponendo sul mercato in modo trasparente, non si tratta di operazioni di cosiddetto “Green Washing”, sono molte le aziende che in questi comportamenti credono, e ki applicano in modo non casuale ma nemmeno eccessivamente programmato. E’ da questo tipo di azienda che i clienti si trovano bene e ritornano»

Emanuele Belsito, managing director e partner BCG, ha dichiarato che «La transizione energetica è costituita da un insieme di fattori e di scelte delle imprese e delle istituzioni, tuttavia non va dimenticato il punto nodale, che è la scelta personale – come ricordato anche dall’Assessore Raffaele Cattaneo nel suo intervento iniziale. Senza la scelta personale di ridurre di almeno 1/3 i consumi, sarà molto difficile raggiungere i nostro traguardo»