«Attenti, il mattone di troppe tasse muore»

Ripartire da Genova è stato il titolo che abbiamo voluto dare, all’inizio di settembre, ad una nostra iniziativa di dibattito e di sensibilizzazione, una conversazione col professor Francesco Forte per capire che la proprietà immobiliare non è una ricchezza statica. E che c’è un valore etico ed economico delle manutenzioni»: Giorgio Spaziani Testa, presidente della Confedilizia – la capillare confederazione italiana dei proprietari di case e della proprietà edilizia in genere, fondata nel 1883 – ha, insieme al suo staff e al presidente del Comitato scientifico Corrado Sforza Fogliani, deciso di porre la sua organizzazione in un atteggiamento di spinta costruttiva alle istituzioni affinchè veramente riescano a far iniziare sulle rovine del ponte Morandi un percorso di rinascita dell’attività edilizia e, con essa, di tutto il settore immobiliare.

«Stiamo dimostrando con costante determinazione ai nostri interlocutori al governo, in parlamento e nella stampa che le infrastrutture pubbliche, così come gli immobili privati, hanno bisogno assoluto di mantenzione e cura, e che soprattutto non vanno visti come immobili ma quasi come esseri vitali, elementi della nostra civiltà e del nostro Paese, elementi che si muovono, e che muovono l’economia. Sono le considerazioni che facciamo ogni giorno sulla necessità di aiutare, incentivare e progettare l’immobiliare proprio per la sua capacità di far crescere l’economia».

A metà settembre, a Piacenza, nel primo convegno dalla nascita del nuovo governo, Spaziani Testa ha dato atto – con prudenza – di un «primo segnale positivo, tutto da confermare perché non bisogna fidarsi dei semplici impegni e delle pure promesse di nessuno. Il primo segnale è una circolare del Viminale contro le occupazioni abusive degli immobili, che forse avrebbe dovuto essere coordinata, secondo noi, con un intervento legislativo tale da rimuovere anche altri problemi in quella materia, per risolvere una vasta e gravissima violazione dei diritti proprietari e della civiltà giuridica nei suoi più elementari valori. Però, anche la circolare è stata un primo passo utile».

Un piccolo segnale positivo è arrivato dalla circolare del viminale contro l’occupazione abusiva di case

Una Confedilizia “gialloverde”? «Noi guardiamo al nuovo governo con l’attenzione e l’obiettività che da due secoli la nostra confederazione riserva sempre agli esecutivi», risponde Spaziani Testa: «Altre organizzazioni di categoria fanno scelte diverse, c’è chi in passato ha raccolto firme 

firme o paventato conseguenze disastrose nel caso di un determinato esito referendario… Noi no, guardiamo ai vari governi con obiettività, laicamente… valutando caso per caso quel che accade».

E infatti la Confedilizia non demorde dal suo cavallo di battaglia: l’alleggerimento della pressione fiscale sul mattone: «Riserviamo volutamente a questo tema un’attenzione quasi ossessiva, e siamo in attesa dell’adempimento di un impegno importante ribadito ancora pochi giorni fa per l’introduzione della cedolare secca sugli affitti non abitativi, una misura su cui si sono pronunciate a favore tutte le forze politiche, nel tempo, e su cui concordano anche commercianti e artigiani».

Ma quel che cruccia la Confedilizia è la generale perdita di valore del patrimonio immobiliare italiano: «La Banca centrale europea ha confermato la tesi che noi sosteniamo da tempo, con il supporto di economisti valenti anche se non altrettanto istituzionali: che cioè anche i consumi vengono influenzati negativamente dal fatto che i valori immobiliari sono scesi. La Banca centrale europea ha ammesso che la diminuzione dei valori immobiliari, inoculando nei proprietari la consapevolezza che la propria ricchezza è diminuita, induce minori consumi. E invece dobbiamo constatare che l’Agenzia delle Entrate ha presentato come un dato positivo la crescita del numero delle compravendite, senza notare invece che questa crescita, a fronte di valori che continuano a decrescere, è in realtà indice della cattiva salute del settore».

La Bce ha ammesso che la diminuzione dei valori immobiliari induce minori consumi 

E così, nel suo “Manifesto per il rilancio del settore immobiliare”, la Confedilizia – in vista delle ultime elezioni politiche – aveva elencato in dieci punti le iniziative fondamentali per risolvere la crisi. 

Al primo posto, il “Manifesto” pone la riduzione della pressione fiscale sul comparto immobiliare; al secondo, lo sviluppo e il rilancio dell’investimento immobiliare da destinare alla locazione; al terzo, l’estensione della cedolare secca a tutti i contratti di locazione; al quarto, la garanzia per il locatore di rientrare in possesso dell’immobile in tempi certi; al quinto, la liberalizzazione delle locazioni commerciali; al sesto, la stabilizzazione degli incentivi per le ristrutturazioni a fini antisismici ed energetici  e la semplificazione della normativa riguardante i titoli edilizi; al settimo posto, misure di stimolo e di sostegno alla rigenerazione urbana; all’ottavo, incentivi fiscali per le permute immobiliari; al nono, lo sviluppo del turismo attraverso la proprietà immobiliare privata; e al decimo l’istituzione, all’interno del Governo, di una cabina di regia per lo sviluppo immobiliare, la casa e l’edilizia. Tanta roba: ma idee chiare.

Trecento i ponti a rischio, parola di scenari immobiliari

Sono trecento in Italia i ponti considerati a grave rischio, con criticità di livello 1. Su un totale di 45mila infrastrutture in funzione, circa 11 mila ponti e gallerie necessitano di controllo e manutenzione (272 solo in Lombardia). Sono i dati forniti da Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, aprendo la seconda giornata del 26/o Forum organizzato da Scenari Immobiliari a S. Margherita Ligure. Ancora notizie scoraggianti sul fronte dell’edilizia scolastica, a cui i fondi stanno arrivando, ma sono insufficienti: il 58 per cento delle scuole, che si riaprono proprio in questi giorni, non risponde alle norme antincendio e il 53 per cento necessita anche di un adeguamento antisismico.

La situazione non migliora a proposito degli immobili residenziali, che su un totale di oltre dodici milioni, contano oltre due milioni (16,8 per cento del totale secondo l’Istat) di unità abitative “in mediocre o pessimo stato di conservazione che si stima necessiterebbero di oltre cento miliardi di euro per una riqualificazione totale”. La percentuale di obsolescenza – ha spiegato Breglia – arriva al 21,1 per cento per gli immobili edificati prima del 1981, mentre la quota scende al 4,7 per cento per quelli costruiti tra il 1981 e il 2011. E si precisa che il 74,1% degli edifici residenziali è stato fatto prima del 1981.