Albert Einstein diceva che «la logica vi porterà da A a B, l’immaginazione vi porterà dappertutto». Deve aver ragionato in questo modo Daniele Mingucci – romagnolo, laurea in lettere e fondatore di un’agenzia di comunicazione – quando si è domandato se la tradizionale forma delle vele di una barca dovesse essere immutabile nel tempo o se, invece, si potesse provare a rovesciarla. Da un’idea che poteva essere bollata come “folle” o “stramba” è nata proprio Stramba, una startup innovativa che ha visto la luce il 5 agosto del 2014 e che ha ricevuto da Mingucci il brevetto – registrato nel 2011 – della vela di nuova concezione. «Si tratta – racconta il fondatore della startup – di un termine nautico, italiano, con un significato che cosente di capire che si tratta di qualcosa di diverso dal solito. Operativamente, il primo brevetto è di inizio 2011, frutto di qualche mese di lavoro e di ricerca. Per dare corpo all’intuizione serviva qualcosa di più e il 5 agosto 2014 è nata la società, con un piccolo capitale sociale il cui 50% era il conferimento del brevetto stesso».
Il progetto della vela rivoluzionaria viene brevettato nel 2011, mentre nel 2014 viene creata la startup
Si tratta di un albero a “U” rovesciata, senza il boma (cioè la vela principale) in mezzo, che consenete di svolgere un lavoro simile a quello effettuato dall’ala di un’aereo. Inoltre, viene garantita maggiore velocità e manovrabilità alla barca. La promessa è di un incremento delle prestazioni e una maggiore efficienza, in modo da ridurre l’impatto ambientale della nautica, che oggi alcuni considerano come responsabile di una percentuale tra il 2,5 e il 4% delle emissioni totali mondiali. Stramba nasce per ottenere dal vento e dal mare il massimo nel totale rispetto dell’ambiente. Si può dire che il primo focus è sulla performance, ma in realtà anche la qualità della vita di bordo è al centro del progetto. Soprattutto, però, l’ottimizzazione di una performance “regalata” dal vento offre l’opportunità di consumare meno carburante e di inquinare molto meno.
Figlio di un ingegnere, Mingucci fino allo scorso anno non aveva neanche la patente nautica, ma aveva già portato a termine qualcosa di rivoluzionario: rovesciare l’armo velico. Alla base di tutto c’è la portanza: la particolare configurazione di questo dispositivo, infatti, consente di realizzare dei veri e propri profili alari asimmetrici, semplici da manovrare, issare e ammainare. Una volta terminato il processo creativo, restava da capire come sviluppare all’atto pratico l’idea. Per questo, si è deciso di non intervenire su barche già esistenti, ma di realizzare un armo che potesse essere applicato a qualunque tipo di imbarcazione. L’obiettivo, piuttosto ambizioso – ma dopo aver rovesciato una vela, “sky is the limit” direbbero gli anglosassoni – è quello di varare una barca da 46 piedi (circa 15 metri) in tempo per l’estate del 2019 e per il salone nautico di Rimini.
Oggi la nautica contribuisce a una quota tra il 2,5 e il 4% delle emissioni globali. Stramba offre soluzioni proprio per minimizzare l’impatto
Il mercato potenziale delle imbarcazioni da diporto è particolarmente allettante: soltanto in Italia si stima che sia intorno ai 2,3 miliardi di euro, con una crescita rispetto all’anno precedente a doppia cifra. Stramba, dal canto suo, sta ottimizzando il nuovo armo per metterlo a disposizione di tutti i cantieri nautici. Il segmento di riferimento è quello del lusso, che sta registrando i picchi di crescita più significativi e che sta registrando, da solo, quasi il 49% del totale degli ordini. La fase due del progetto, poi, è invece dedicata alla progettazione di soluzioni dedicate ai grandi mercantili.
Per quanto concerne gli sviluppi industriali, è ormai evidente che l’energia eolica stia diventando una strada quasi obbligata incentivata anche da normative che saranno in vigore soprattutto nei mari del Nord. Il futuro, probabilmente, sarà caratterizzato da sistemi di propulsione ibrida in cui i motori e le vele lavoreranno insieme.
Stramba è in prima linea per cercare di cavalcare una trasformazione dell’intero settore navale che promette di modificare dalle fondamenta la nautica. Per raggiungere risultati migliori, l’azienda di Mingucci ha stretto diverse partnership prestigiose. La prima è con il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Bologna (che ha un team che ha collaborato con Luna Rossa durante la Coppa America del 2013). Inoltre, Stramba ha iniziato a collaborare con i Cantieri Zuanelli di Padenghe sul Garda, che consentiranno di realizzare barche di oltre 20 metri con diverse soluzioni di materiali e allestimento. Ancora: la partnership con lo studio di designer Q-Id – che vanta collaborazioni con Ferrari, Ducati, Kawasaki, Yamaha e MV Agusta – , ha portato alla realizzazione di interni ed esterni di pregio.
Le partnership già strette sono con i Cantieri Zuanelli, la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna e lo studio di design Q-id
Ovviamente un progetto così ambizioso ha bisogno di adeguati finanziamenti. Il primo round, lanciato nei mesi scorsi, ha ottenuto circa 1,2 milioni di euro provenienti non tanto da fondi di venture capitale, ma da investitori privati che hanno creduto nel progetto, cercando, più che un’opportunità di massimizzare in tempi rapidi, un’idea innovativa su cui puntare.
«Oltre alle ovvie preoccupazioni legate al finanziamento – spiega Daniele Mingucci – il focus principale è quello della ricerca e sviluppo. Abbiamo risposto in sequenza a tutte le domande e ai dubbi che ci venivano sottoposti studiando soluzioni e affinando il progetto, lavorando sempre con l’obiettivo di trasformare queste “incertezze” in punti di forza, gli stessi su cui intendiamo costruire il nostro vantaggio commerciale. Sì, perché questi anni di lavoro ci hanno insegnato che non ci si deve esercitare a capire “se” funzionerà: occorre mettersi in gioco e farlo funzionare. Paradossalmente, siamo partiti dall’idea di una persona senza competenze specifiche e il progetto è cresciuto proprio sulla capacità di costruire un dialogo e un piano operativo in cui le competenze dei singoli e la visione finale hanno saputo interagire coinvolgendo professionisti di livello e imprenditori in una avventura condivisa e molto ambiziosa. Proprio questo approccio ci ha consentito di dialogare efficacemente anche con i finanziatori: è un progetto che prima di tutto appassiona tutti quelli che sono coinvolti. E non è poco…».
















