Altro che recessione, l’estetica non conosce crisi

Medicina e chirurgia estetica sembrano essere settori immuni da ogni possibile recessione economica. Se in altri ambiti, infatti, si tende a limitare spese e uscite di denaro considerate non indispensabili, prendersi cura di sé stessi e apparire sempre giovani è diventata quasi una necessità. 

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La chirurgia non mira più a cambiare i connotati, ma a correggere alcuni difetti fisici restituendo un risultato naturale

La grande novità rispetto al passato è il ruolo sempre più attivo da parte degli uomini: da semplici spettatori (o accompagnatori di mogli e figlie) a utilizzatori attivi ed esigenti.  Ciò che colpisce maggiormente è che i maschi (ma vale anche per le loro compagne) si rivolgono al chirurgo e al medico estetico non solo per correggere quelli che considerano dei difetti (in particolare la riduzione dell’adiposità addominale e dei fianchi, o un’eccessiva evidenza della mammella a livello pettorale o per la caduta dei capelli) ma, soprattutto, per prevenire. E il risultato deve essere, tassativamente, naturale. 

È finita l’epoca in cui la medicina e la chirurgia estetica significavano, nella maggior parte dei casi, cambiare i connotati. Grazie dunque ad una nuova consapevolezza e alle nuove tecnologie, si interviene in maniera sempre meno invasiva. – «È importante restituire il giusto equilibrio tra l’immagine riflessa nello specchio e quella che sentiamo di avere», ci conferma il chirurgo plastico brasiliano Mauricio De Maio, considerato un vero e proprio guru del settore che, come molti chirurghi plastici, non disdegna l’utilizzo di prodotti e di tecnologie tra le più conosciute e utilizzate nell’ambito della medicina estetica. 

Dall’epilazione ai trattamenti anti-aging, passando per botulino e fili di sostegno: ecco i trattamenti più richiesti dagli uomini

Una conferma arriva dai dati dell’Osservatorio permanente del Congresso di Medicina Estetica Agorà, che si svolge ogni anno a fine ottobre a Milano, in cui emerge una nuova esigenza che non ha nulla a che vedere con la vanità, ma rileva la necessità di affrontare lo scorrere del tempo nel miglior modo possibile. «Al riguardo – spiega Alberto Massirone, presidente del Congresso e direttore della scuola omonima – un recente articolo scientifico, pubblicato su una nota rivista internazionale, conferma come le procedure minimamente invasive riducano la negativa percezione del sé per un beneficio psicosociale e generale di qualità di vita, scopo intrinseco della Medicina Estetica. Un desiderio, questo, ormai fondamentale anche per gli uomini che sempre più frequentemente si prendono cura del proprio aspetto fisico con trattamenti antiaging a differenza dei Millennials, sempre attenti all’immagine, che puntano invece per il 56% all’epilazione laser, ai trattamenti per combattere l’acne e a piani alimentari personalizzati. Proprio il desiderio dei giovani e giovanissimi di superare il “complesso dei selfie”, è un tema estremamente attuale in cui anche la letteratura sta ponendo molta attenzione».

Il picco di richieste maschili si raggiunge nella fascia d’età tra i 35 e i 50 anni e le procedure più gettonate sono i trattamenti anti-aging: filler e peeling chimico al primo posto (65%), seguiti da rivitalizzazione cutanea (64%) e tossina botulinica (63%). Tra i 51 e i 64 anni c’è una maggiore richiesta di fili di sostegno e biostimolazione (che rappresentano, infatti, il 50% delle procedure effettuate). “Soltanto nell’ultimo anno – prosegue il Prof. Massirone – le richieste da parte dell’universo maschile, sono aumentate del 3%”. Anche chi non ha mai fatto un trattamento di chirurgia estetica, non disprezza l’idea: solo il 4% degli italiani si dichiarerebbe infatti contrario al ritocchino al maschile. La fine del mito della chirurgia estetica come un vezzo tipico femminile? Dati alla mano sembrerebbe di sì!

Il lifting in pausa pranzo

In Argentina sta diventando un vero e proprio must! Si tratta di una terapia rapida, poco invasiva e dai costi contenuti. – Il ‘lunchtime lift’ è un trattamento antiage che consiste nel posizionare dei sottilissimi fili in polidiossanone (Pdo) montati su aghi molto piccoli e sottili nel derma, facilitando il riposizionamento parziale della pelle cadente. “Non si tratta di un vero e proprio lifting – afferma la dottoressa Patricia Frisari, vice presidente della Società Argentina di Medicina Estetica (SOARME) – ma di una procedura più discreta che garantisce tuttavia di ritrovare la compattezza della pelle nella zona trattata”. Il riassorbimento lento (circa 180 giorni) e una lunga tenuta, ne garantiscono i risultati.