Passa di mano la proprietà di uno degli edifici simbolo della città di Milano. Dopo le varie ipotesi di acquisto degli ultimi anni la Torre Velasca, edificio di 27 piani realizzato nel 1957 a due passi dal Duomo, è stata ceduta da Unipol alla società immobiliare statunitense Hines. Il valore della transazione, comunica la società acquirente, è di 220 milioni di euro (durante le trattative con il fondo Orion, nel 2017, si parlava di un valore intorno ai 300 milioni).

Il business plan sviluppato dall’acquirente prevede un programma di ristrutturazione e modernizzazione della torre da cui si ricaverà un complesso di lusso con diverse destinazioni d’uso, prevalentemente uffici. La riqualificazione dell’asset immobiliare porterà anche a interventi su Piazza Velasca.
La direzione corporate & business development del gruppo Prelios ha svolto il ruolo di advisor per l’operazione, mentre la business unit Prelios Integra ha assistito per i profili tecnici. “Siamo orgogliosi di aver collaborato con Hines a una transazione così importante, che dimostra ulteriormente l’attenzione di Hines verso il mercato italiano con un particolare focus sulla città di Milano”, commenta Luigi Aiello (in foto), chief of corporate & business development del gruppo.
Hines, inoltre, dovrebbe far parte del gruppo di società che parteciperanno al bando che il comune di Milano pubblicherà per la realizzazione del Villaggio Olimpico di Porta Romana.
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Un po’ di storia. L’edificio fu progettato dallo Studio Bbpr su incarico della società committente Ri.C.E. (Ricostruzione Comparti Edilizi), che nel 1949 ottenne dal Comune di Milano la licenza per costruire “un edificio pluripiano a uso misto commerciale e residenziale da insiediarsi in un’area di suolo pubblico di riconversione”, a seguito della devastazione inflitta dai pesanti bombardamenti angloamericani della seconda guerra mondiale.
Gli studi di progettazione iniziarono nel 1950 con la collaborazione dell’ingegnere torinese Arturo Danusso e furono da subito indirizzati verso la creazione di un nuovo simbolo della rinascita post-bellica di Milano, ipotizzando inizialmente un grattacielo da realizzarsi completamente in acciaio e vetro.
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Per accertarsi maggiormente della fattibilità di tale progetto lo Studio BBPR interpellò anche un’azienda di New York specializzata nella consulenza economica per progetti di grattacieli, la quale evidenziò che la condizione dell’industria siderurgica italiana del tempo non sarebbe stata in grado di sostenere una simile richiesta di materia prima; l’iniziale ipotesi di una torre in acciaio venne dunque accantonata anche a causa degli alti costi del materiale, pertanto lo Studio BBPR optò per la soluzione in calcestruzzo armato con rivestimento in pietra che ridusse i costi di un quarto ma che si sarebbe altresì inserita meglio nel contesto architettonico cittadino.
Fra il 1952 e il 1955 venne portato a termine il progetto definitivo dell’edificio, che venne approvato dal committente e realizzato dalla Società Generale Immobiliare tra il 1956 e il 1957. I lavori di costruzione durarono 292 giorni, concludendosi con otto giorni di anticipo rispetto a quanto previsto dal contratto.
A seguito di alcuni passaggi di proprietà negli anni duemila l’edificio passò alla Fondiaria Sai, facente parte del gruppo Ligresti e successivamente, dopo la fusione con Unipol, entrò a far parte del patrimonio immobiliare della nuova società UnipolSai, che si occupò di una totale ristrutturazione.
















