Di fronte alla trasformazione demografica, tecnologica e sociale del Paese, l’Inps – l’Istituto di previdenza sociale, che assicura oggi le pensioni a circa 18 milioni di italiani! – accelera sulla costruzione di un welfare nuovo, di vocazione non consolatoria ma “abilitante”, capace di accompagnare le persone lungo tutto il percorso di vita e non solo di intervenire nelle emergenze. E in quest’intervista esclusiva con Economy, Gabriele Fava, presidente dell’Istituto dal 18 aprile 2024, docente di diritto del lavoro presso l’Università Cattolica ed avvocato giuslavorista con 30 anni di esperienza, rivendica la solidità dei conti Inps, che segnano ben 15 miliardi di attivo, e indica la rotta: ampliare la base contributiva, favorire il prolungamento volontario della vita lavorativa, proteggere le fragilità e riconoscere il valore sociale di cultura e sport. Una strategia fondata su trasparenza, prevenzione e responsabilità condivisa.

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Allora, presidente, comunciamo dalle strategie: quali intende seguire l’Inps per “rigenerare” il sistema di welfare, come da più parti si auspica che accada?

La priorità è costruire un welfare che superi la storica impostazione puramente “consolatoria” e costruisca invece un modello “abilitante”. Un welfare capace non solo di intervenire quando si presenta una difficoltà, ma di accompagnare ciascuno lungo il proprio percorso di vita, anticipandone i bisogni.

Cosa significa, in concreto?

Significa passare da un sistema fondato su categorie astratte e prestazioni standardizzate a un modello centrato sulla persona e sugli eventi della vita: dallo studio al lavoro, dalla genitorialità ai momenti di fragilità, fino alla fase della pensione. È una trasformazione culturale oltre che organizzativa: vogliamo che il welfare non sia un riparo a problema avvenuto, ma un’infrastruttura che crea opportunità. Puntiamo su una nuova prossimità, rafforzata dalle tecnologie digitali ma sempre radicata nei territori. La nuova App Inps, completamente ridisegnata, va appunto in questa direzione.

Cioè?

È diventata lo strumento principale per dialogare con i cittadini in modo semplice e diretto, soprattutto con i più giovani, che oggi rappresentano oltre 7 milioni degli assicurati attivi, una risorsa strategica per la sostenibilità del sistema. In parallelo, i Punti Utente Evoluti porteranno l’Istituto fisicamente dove oggi non è presente, perché i diritti devono arrivare ovunque, non solo nei grandi centri urbani. Il welfare generativo è questo: stimolare partecipazione, facilitare l’ingresso dei giovani nel lavoro, rafforzare l’occupazione femminile, tutelare le carriere discontinue, anche artistiche, e riconoscere il valore educativo e sociale di sport e cultura come parte del benessere complessivo della popolazione. Rigenerare il welfare significa dare a tutti la possibilità di contribuire, crescere e restare protagonisti della vita del Paese. È una missione che richiede visione e concretezza, e l’Inps ha scelto di perseguirla non con slogan ma con risultati misurabili, perché più persone attive e più fiducia nel futuro significano un sistema previdenziale più forte e un’Italia più coesa.

Quindi c’è molto digitale nel presente e nel futuro dell’Inps. In che modo utilizzerete l’intelligenza artificiale al fine di rendere i servizi più efficienti e accessibili, soprattutto alle fasce più giovani della popolazione?

La trasformazione digitale dell’Inps è oggi uno dei principali fattori di cambiamento del welfare nel nostro Paese. Abbiamo completamente ripensato l’esperienza utente, partendo dalla nuova App che in un solo anno ha superato i 250 milioni di operazioni, con un utilizzo in prevalenza da parte dei giovani, quasi il 60% under 34: significa che una nuova generazione non solo paga i contributi, ma entra in relazione diretta con la previdenza attraverso il proprio smartphone. Questa scelta migliora l’accesso ai diritti e costruisce, giorno dopo giorno, una cultura previdenziale consapevole. A questa infrastruttura digitale si affianca MyInps, il nuovo ecosistema dei servizi personalizzati, insieme a portali dedicati alle famiglie e alla genitorialità, e presto anche alle persone con disabilità. Non è solo tecnologia: è un nuovo patto tra istituzione e cittadino, fondato sulla semplicità, sulla trasparenza e sulla capacità dello Stato di farsi trovare quando serve. L’Inps è oggi la Pubblica Amministrazione più avanzata d’Europa nell’impiego dell’intelligenza artificiale, con 69 progetti attivi, 52 in fase esecutiva e 29 già in produzione: chatbot, assistenti virtuali, automazioni intelligenti, analisi predittiva e prevenzione delle frodi. Queste tecnologie non sostituiscono il rapporto umano, lo rafforzano, liberando tempo per supportare chi è più fragile e ha bisogno di un contatto diretto.

Ammetterà, però, che tutto questo inquieta un pochettino. Inps è sinonimo di pensione pensionati, ossia di un pubblico di età avanzata, non molto versato nel digitale!

Ma la nostra digitalizzazione non crea distanza: per questo stiamo portando i servizi Inps anche fisicamente in prossimità dei cittadini, con la rete capillare di Punti Utente Evoluti che citivm prima, una rete che offrirà assistenza nei territori oggi privi di sportelli. Così garantiamo che anche chi vive nelle aree interne, nei piccoli comuni o nelle isole minori possa accedere a diritti e opportunità con la stessa dignità di chi è in una grande città. L’innovazione, per essere vera, deve essere democratica. Il nostro obiettivo è chiaro: un welfare che parla ai giovani con il loro linguaggio, che abbatte barriere, che accompagna le scelte di vita e che trasforma la previdenza in una presenza quotidiana, affidabile e vicina. Stiamo costruendo un Inps che non segue il cambiamento, ma lo guida.

Ok, ma adesso tocchiamo le dolenti note: tutti gli osservatori previdenziali sono pessimisti sulla sostenibilità del sistema previdenziale, alla luce della curva demografica e a dispetto delle ultime valutazioni sulle riserve patrimoniali dell’Istituto?

La sostenibilità del sistema previdenziale non è in discussione: l’Inps ha chiuso il 2024 con un attivo di 15 miliardi e un incremento delle entrate contributive del 5,5%, sostenuto da un numero di assicurati mai così elevato, 27 milioni, di cui oltre 7 milioni under 34. Questi dati confermano che il sistema regge e che i giovani stanno entrando nel mondo del lavoro in numeri significativi; allo stesso tempo indicano con chiarezza la direzione: dobbiamo continuare ad ampliare la base contributiva, sostenendo l’occupazione delle donne e favorendo la partecipazione dei lavoratori più anziani in buona salute, perché la longevità è una conquista e non può trasformarsi in un costo. Non a caso, la Legge di Bilancio 2025 ha introdotto il Bonus Giorgetti, che incentiva il prolungamento volontario della vita lavorativa, in linea con quanto già avviene nei Paesi europei più dinamici, dove una maggiore presenza degli over 60 nel mercato del lavoro si accompagna a tassi più alti di occupazione giovanile. È la prova che non esiste un conflitto tra generazioni, ma un’alleanza possibile e necessaria: più lavoratori esperti restano attivi, più si crea crescita e più si aprono opportunità per i giovani.

Si riuscirà mai a chiarire all’opinione pubblica la differenza tra il bilancio previdenziale dello Stato e il bilancio dell’Inps?

Perché in Italia previdenza e assistenza sono cresciute intrecciate. Ma è fondamentale chiarire che i contributi versati dai lavoratori non finiscono nel calderone della finanza pubblica: finanziano diritti precisi. Tuttavia, è fondamentale chiarire un punto: l’Inps non è una voce passiva del bilancio statale, ma un pilastro del welfare del Paese, che gestisce le risorse contributive dei lavoratori e le trasforma in diritti concreti, erogando prestazioni che sostengono famiglie, imprese e comunità in ogni fase della vita. L’Inps non è un costo, è un motore economico che stabilizza i consumi e sostiene la crescita. La nostra responsabilità è rendere sempre più trasparente il valore generato dal sistema, perché la fiducia dei cittadini è parte integrante della sostenibilità.

Ma insomma: che pensioni avranno i ventenni di oggi?

Avranno una pensione proporzionata ai contributi di una vita che sarà più lunga di quella delle generazioni precedenti. La domanda giusta non è “se”, ma “quanto”: dipende dalla qualità del lavoro che il Paese saprà garantire loro. Oggi però i giovani sono più consapevoli: consultano l’estratto conto contributivo dalla App, capiscono subito come si costruisce una tutela previdenziale. La longevità è una risorsa, non un peso: se sapremo valorizzare chi può restare attivo più a lungo, rafforzeremo il sistema e daremo più certezze a chi entra nel mondo del lavoro. L’Inps sta lavorando con determinazione per comunicare meglio questa realtà: maggiore chiarezza sui dati, maggiore trasparenza nel rapporto con i cittadini, maggiore responsabilità nel mostrare come le risorse generate dal lavoro tornano al Paese in forma di diritti, sostegno e servizi innovativi. Quando i cittadini capiscono il valore del sistema, il sistema diventa più forte.

Secondo e terzo pilastro: quale ruolo nei prossimi decenni?

Sono un completamento intelligente del sistema pubblico. Il primo pilastro resta il cuore del welfare italiano, ma in un contesto di maggiore longevità e carriere più dinamiche, serve una protezione aggiuntiva. Favoriamo una transizione culturale orientata alla responsabilità: più presto si inizia, maggiore sarà la sicurezza futura. Un Paese maturo non si regge su una sola colonna: costruisce stabilità con un modello multipilastro coerente e accessibile.

Altro fronte dolente, la sicurezza sul lavoro. Come si sta muovendo l’Inps per diffondere una vera cultura della sicurezza e della prevenzione, in coerenza con il ruolo strategico che l’Istituto riveste in questo ambito?

Ogni incidente sul lavoro è una sconfitta dello Stato e un costo umano che non possiamo accettare. Stiamo rafforzando la vigilanza con controlli anche preventivi, stiamo assumendo nuovi ispettori e migliorandone la preparazione nelle aree più a rischio, a partire dai cantieri e dall’agricoltura. Abbiamo costruito un fronte comune con Inail, Ispettorato del Lavoro, altri enti come l’Agea, Guardia di Finanza e Carabinieri, perché la sicurezza non si fa da soli. Con il Correttivo Ter difendiamo anche le imprese sane in difficoltà, perché proteggere il lavoro significa proteggere la dignità e la competitività del Paese. Non è burocrazia: è una battaglia di civiltà.

In quale direzione procede il percorso di rafforzamento delle tutele per gli artisti e per i lavoratori più fragili, e come si inserisce questo impegno nella visione di un welfare più generativo e inclusivo?

Le professioni culturali e creative, così come molte professioni emergenti, hanno percorsi contributivi spesso non lineari. Eppure generano un importante valore sociale e anche economico. Stiamo costruendo un sistema che riconosce queste carriere, garantendo continuità contributiva e protezione nei periodi di pausa. In parallelo, valorizziamo il patrimonio artistico e immobiliare dell’Inps, palazzi storici e oltre 9.000 opere, restituendolo alla collettività. Cultura e sport, che stiamo integrando nel welfare, non sono optional: migliorano la salute mentale, rafforzano i legami sociali e riducono i costi pubblici futuri. Proteggere i fragili non significa assisterli per sempre: significa dare loro la possibilità di contribuire al Paese.

Se lo sport entra nel welfare

Lo sport, in ogni fase della vita, è un fattore determinante di salute, inclusione e benessere. Non è solo un’attività ricreativa: riduce i rischi di malattie croniche, favorisce l’equilibrio psicologico, rafforza le relazioni sociali e, di conseguenza, contribuisce a diminuire la pressione sui sistemi sanitari e assistenziali. Per questo molte economie avanzate lo considerano un vero e proprio investimento pubblico. L’Inps sta traducendo questa evidenza in politiche concrete: integrare lo sport nel welfare significa aiutare le persone a vivere meglio e più a lungo, mantenendo autonomia e partecipazione sociale, e allo stesso tempo garantire la sostenibilità del sistema previdenziale nel tempo.In sintesi, quando lo sport entra nel welfare, vince il Paese: migliora la qualità della vita delle persone, si riduce la spesa sanitaria futura, cresce la coesione sociale e si costruisce una società più attiva, sana e competitiva. È una scelta riformatrice, che guarda lontano.