Le truffe bancarie continuano a crescere e a evolversi, sfruttando sempre più sofisticate tecniche di ingegneria sociale. A confermarlo è il nuovo Rapporto sugli esposti dei clienti delle banche e delle finanziarie pubblicato dalla Banca d’Italia, che fotografa un fenomeno in costante espansione. Nel 2025 le segnalazioni di frodi arrivate a Via Nazionale sono state 750, con un incremento del 2% rispetto al 2024, a testimonianza di come phishing, smishing e vishing rappresentino ancora oggi una delle principali minacce per i correntisti.
Phishing, smishing e vishing: come agiscono i truffatori
Secondo il report pubblicato su Il Sole 24 Ore, una quota significativa delle segnalazioni riguarda il furto delle credenziali bancarie, spesso ottenuto attraverso tecniche di ingegneria sociale. Nel 57% dei casi, infatti, i criminali hanno convinto le vittime a fornire spontaneamente dati riservati facendo leva sulla fiducia o sul senso di urgenza.
Tra gli strumenti più utilizzati c’è lo smishing, che consiste nell’invio di SMS apparentemente provenienti dalla propria banca o da istituzioni affidabili e contenenti link fraudolenti. Altrettanto diffuso è il vishing, ossia le telefonate durante le quali i malintenzionati si spacciano per operatori bancari, appartenenti alle forze dell’ordine o funzionari pubblici per ottenere codici di accesso e autorizzazioni ai pagamenti.
Resta poi il phishing, la tecnica più nota, che sfrutta email o pagine web contraffatte per indurre gli utenti a inserire le proprie credenziali su siti apparentemente autentici.
Spoofing presente in sei truffe su dieci
A rendere ancora più credibili i tentativi di frode contribuisce lo spoofing, una tecnica utilizzata nel 60% delle segnalazioni analizzate dalla Banca d’Italia.
Attraverso la falsificazione del numero di telefono, dell’indirizzo email o persino del sito internet, i truffatori riescono a far apparire le comunicazioni come provenienti realmente dalla banca o da altri soggetti istituzionali. Proprio questa capacità di imitare fonti affidabili rappresenta uno degli elementi che rende le frodi sempre più difficili da riconoscere anche per utenti esperti.
Quando la banca rimborsa le vittime delle truffe
Il report pubblicato su Il Sole 24 Ore, dedica spazio anche al tema dei rimborsi. Nel 28% dei casi esaminati, gli intermediari finanziari hanno accolto le richieste di risarcimento avanzate dai clienti vittime delle frodi.
Diversa la situazione negli altri casi, nei quali le banche hanno respinto le richieste ritenendo che le operazioni fossero state autorizzate nel rispetto degli standard di sicurezza previsti. In particolare, il rimborso è stato negato quando è stata contestata al cliente una condotta caratterizzata da dolo o colpa grave, come la comunicazione volontaria delle proprie credenziali di accesso o dei codici di sicurezza a soggetti terzi.
















