Tregua Usa-Cina, in questi momenti il silenzio è d'oro

“Il tempo per un accordo sui dazi non è illimitato e il suo ritardo danneggia seriamente l’economia. Lo stesso concetto consiglia di monitorare i dati in uscita e i concreti progressi nella trattativa Trump-Xi: i mercati hanno puntato convintamente su uno scenario, eventuali incagli nel processo po­trebbero determinare correzioni anche profonde”. L’analisi di Antonio Anniballe, gestore del team multisset Italia di Gam Sgr

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Gli ultimi giorni hanno marcato l’ennesimo vuoto d’aria nelle trattative: Trump ha non solo rilascia­to dichiarazioni con le quali sposta in avanti la tempistica di un accordo, asserendo che potrebbe essere posticipato al 2021; ha anche dimostrato concretamente, rimettendo in discussione l’accor­do con Brasile e Argentina, che anche in caso di convergenza con la Cina tutto può essere rimesso in discussione in qualsiasi momento

L’impressione è che, come avvenuto in passato, questa nuova impasse sia un mero artificio nego­ziale, funzionale a spuntare un’intesa più vantag­giosa e a ritardare il raggiungimento dell’obiettivo di qualche mese, in modo da staccarne i dividendi proprio nell’imminenza delle Presidenziali.

La spregiudicatezza dell’amministrazione Usa si scontra però con il contesto di riferimento. Lo stato dell’economia appare in questo momento polarizzato: da un lato osserviamo dati che depon­gono a favore di una stabilizzazione della congiun­tura (PMI dei servizi, ultimi dati cinesi); all’estremo opposto sembrano esserci comparti, precisamente la manifattura e proprio le esportazioni fiaccate dai dazi, che sono ancora in contrazione.

Di certo que­sto stato di cose non migliora la percezione di coloro i quali sono chiamati a prendere decisioni: l’ultima pubblicazione sulla fiducia dei ceo (Conf. Board ceo Confidence) ha segnato il minimo dal 2009. L’incertezza sul commercio internazionale viene cita­ta dai ceo come un elemento che avrà “un impatto duraturo sulla propria società”, con effetti diretti sulle scelte d’investimento e conseguentemente sulle prospettive economiche future.

Siamo quindi di fronte a uno scenario in via di stabilizzazione, ma ancora fragile. Dal punto di vista dei mercati, bisogna fare i conti con valutazioni che scontano un rimbalzo dell’economia (secondo Deutsche Bank ai prezzi attuali l’ISM dovrebbe esse­re ampiamente oltre 50) e una crescita degli utili del 10-15% per l’anno venturo. L’asticella è quindi alta e, per evitare bruschi risvegli, è necessaria in questa fase una maggiore cautela sui mercati. L’impressio­ne è che la volatilità indotta dal rischio geopolitico sia destinata ad accompagnare l’intero 2020.