Sono due le condizioni poste da Vivendi sul dossier di Tim. Una è ferma e non negoziabile: qualsiasi decisione che venga presa sulla vendita sarà ferma e non negoziabile. L’latra è che si deve intervenire sulle offerte alzando la posta. I valori, che si aggirano attorno ai 20 miliardi, per il socio francese non sono adeguati. I vincoli posti da Vivendi arrivano a una settimana dalla resa dei conti. Vivendi ha il 23,75% delle azioni ed è il primo azionista. Nelle scorse settimane, in modo particolare il Comitato Nomine ha contestato la politica di remunerazione, con tanto di bonus e incentivi, nei confronti del management. Non è stato escluso dalle contestazioni l’amministratore delegato Pietro Labriola
Si avvicina l’assemblea del 20 aprile
Gli occhi sono puntati sulla data del 18 aprile, due giorni prima dell’assemblea già programmata, quando dovranno arrivare le offerte da parte di Kkr e Cdp Macquarie. Il cda Tim dovrà esprimersi il 4 maggio. Sulla questione pesa la lettera con cui Vivendi ha ricordato il proprio peso nel capitale della società e ha chiarito la necessità dell’assemblea straordinaria per la vendita della rete. Le condizioni poste rischiano però di scontrarsi su una giurisprudenza non univoca nel settore. Secondo alcuni non è affatto scontato che la cessione di Netco debba passare da un’assemblea straordinaria. Altri sostengono che lo statuto di Tim sia stato costruito in modo da poter restare in vita anche per una Tim senza infrastruttura. Per questo l’assemblea straordinaria non sarebbe chiamata a modificarlo. Diventa quindi più complicato fare fronte alla necessità di Tim di vendere la rete per abbattere un debito da 25 miliardi, la cui gestione è sempre più complicata, anche a causa dell’impennata dei tassi.
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Cosa può fare Vivendi per bloccare la vendita
Si aprono quindi diversi scenari, a partire dal pressing per far passare l’operazione dall’assemblea straordinaria che richiede un quorum di due terzi, facendo sì che il pacchetto di Vivendi serva a esercitare diritto di veto. All’ultima assemblea di Tim si è presentato il 57,76% del capitale, con un pero dei francesi del 41%. Perché Vivendi non riesca a bloccare l’operazione è necessario si presenti almeno il 70%. Secondo gli analisti di Intermonete “dallo statuto di Tim o dal Tuf/Codice Civile non emergono riferimenti normativi vincolanti sulla scelta del tipo di quorum deliberativo per un’assemblea convocata su base volontaria per approvare la cessione di asset quand’anche di importanza e di dimensioni rilevanti come NetCo”. Ribadisce poi come, anche a fronte della cessione della rete fissa, Tim continuerebbe comunque a controllare altre infrastrutture. Tra le ipotesi al vaglio dell’azionista francese ci sarebbe anche quella di sfiduciare l’attuale management. Operazione che richiede comunque un’assemblea.
















