Un’economia sommersa che non si nasconde più nei meandri del dark web, ma opera alla luce del sole, su una delle piattaforme di messaggistica più diffuse al mondo. È questo il paradosso che emerge dal caso Xinbi Guarantee, una rete in lingua cinese che, secondo diverse analisi, avrebbe costruito un vero e proprio ecosistema criminale digitale su Telegram, generando transazioni per circa 21 miliardi di dollari.
Il fenomeno, riportato da Wired sul Corriere della Sera, solleva interrogativi rilevanti non solo sul piano della sicurezza digitale, ma anche sotto il profilo economico e regolatorio. Il marketplace illegale, infatti, offre servizi che spaziano dal riciclaggio di denaro alle truffe online, fino alla vendita di strumenti utilizzati nello sfruttamento della tratta di esseri umani.
Telgram, il fenomeno Xinbi Guarantee
A differenza dei tradizionali mercati illeciti digitali, Xinbi Guarantee non si limita a operazioni isolate, ma si configura come una vera infrastruttura economica parallela. Secondo Elliptic, specializzata nel tracciamento delle criptovalute, il network fornisce servizi essenziali alle cosiddette “fabbriche degli scam”, strutture organizzate soprattutto nel Sud-est asiatico che gestiscono frodi su larga scala.
Il modello di business è articolato e comprende il riciclaggio dei proventi delle truffe, la vendita di dati personali sottratti online e utilizzati per colpire vittime in tutto il mondo, oltre a servizi legati allo sfruttamento umano. Le transazioni avvengono prevalentemente tramite criptovalute, rendendo più complesso il tracciamento dei flussi finanziari e aumentando l’opacità del sistema.
Il dato più significativo riguarda la crescita del network anche dopo interventi istituzionali. Secondo le ricostruzioni, nelle sole tre settimane successive alle sanzioni imposte dal Governo del Regno Unito, il circuito avrebbe generato ulteriori 505 milioni di dollari di transazioni. Un segnale della resilienza e adattabilità di queste reti.
Il ruolo delle piattaforme e il nodo regolatorio
Il caso Xinbi Guarantee pone al centro del dibattito il ruolo delle piattaforme digitali. Nonostante la presenza di canali con decine di migliaia di utenti, alcuni dei quali arrivano fino a 175 mila membri, molte di queste infrastrutture risultano ancora attive su Telegram.
Dopo una prima fase di rimozione e tentativi di migrazione verso altre piattaforme, il network è riuscito a riorganizzarsi tornando operativamente sulla stessa applicazione. Una dinamica che evidenzia i limiti degli attuali sistemi di controllo e moderazione, soprattutto quando si tratta di reti decentralizzate e internazionali.
Telegram ha più volte difeso la propria posizione, sostenendo un approccio basato sulla valutazione caso per caso e opponendosi a restrizioni generalizzate, soprattutto in contesti dove gli utenti utilizzano la piattaforma per aggirare limitazioni imposte da regimi autoritari. Tuttavia, secondo le analisi indipendenti, l’uso prevalente di questi network resterebbe legato ad attività illecite.
Criptovalute e riciclaggio: un rischio sistemico
Dal punto di vista economico, il fenomeno evidenzia un problema strutturale legato all’utilizzo delle criptovalute nei circuiti illegali. L’anonimato relativo e la facilità di trasferimento transfrontaliero rendono questi strumenti particolarmente adatti al riciclaggio e alla movimentazione di capitali illeciti.
Questo tipo di economia parallela sottrae risorse ai sistemi fiscali, altera la concorrenza e alimenta attività criminali su scala globale. Inoltre, la connessione diretta con l’industria delle truffe online amplifica l’impatto anche sui risparmiatori e sugli utenti comuni, sempre più esposti a frodi sofisticate.
Dalla finanza digitale allo sfruttamento umano
Uno degli aspetti più critici riguarda il legame tra economia digitale e sfruttamento umano. Le indagini indicano che i servizi offerti da Xinbi Guarantee includerebbero anche strumenti e supporto logistico per la gestione di persone vittime di tratta, spesso costrette a lavorare nelle strutture dedicate alle truffe online.
Questo intreccio tra tecnologia, finanza e criminalità organizzata rappresenta una nuova frontiera dei rischi globali, dove il confine tra economia digitale e illegalità diventa sempre più sottile.
















