Un tassista si rifiuta di far pagare i clienti con la carta elettronica. Si scatena la lite. È accaduto nuovamente alla stazione centrale di Milano, dove già la giornalista Selvaggia Lucarelli tempo fa aveva realizzato un video denuncia.

Questa volta la disavventura è capitata a una coppia di turisti australiani. Loro hanno rivendicato il diritto del pagamento col Pos, l’autista del taxi ha invece risposto con insulti. E dopo un acceso scontro verbale, lancia loro con violenza le valigie fuori dalla vettura provocando danni ai souvenir in vetro di Murano, acquistati come ricordo dell’Italia. Purtroppo l’unico ricordo che resterà ai due visitatori è questo sgradevole episodio che danneggia gravemente il turismo e l’immagine del nostro Paese.

Quando i clienti hanno pretesto il giusto risarcimento del danno, il tassista se l’è svignata a tutto gas, con porte e vano bagagli aperti. Per fortuna molti cittadini dal forte senso civico hanno suggerito ai due turisti di rivolgersi alla polizia. Qualcuno ha ripreso la scena col cellulare e ora il video sarà acquisito dalle autorità che indagano.

 

Quanto costa la commissione per i taxi

Perché alcuni taxisti, ovviamente non tutti, continuano a rifiutare il pagamento con carta, nonostante l’obbligo imposto dalla legge? Il problema non sembra essere legato alle commissioni che gravano sulle transazioni. Vediamo a quanto ammontano le commissioni sulle migliori offerte disponibili sul mercato.

 

  • La commissione del servizio SumUp (Air / 3G) è di appena 1,95% per di più senza canone.
  • Con Zettle Reader la commissione va dal 2,75 al 1,00 %, anche qui senza canone.
  • Il servizio MyPOS GO chiede una commissione dell’1,55 % senza canone.
  • Con Axerve, senza canone, la commissione è del 1%.

 

Quanto costa un Pos?

Un apparecchio Pos per accettare il pagamento con carta acquistato con canone mensile prevede una spesa fissa che oscilla tra i 20 e i 27 euro al mese, e include anche il costo del noleggio del lettore. Senza canone costa al massimo 240 euro.

 

Come fare se rifiutano il Pos?

Il commerciante senza Pos o che rifiuta il pagamento col Pos può essere segnalato alla Guardia di Finanza (anche attraverso una telefonata al numero 117), ma anche all’Agenzia delle Entrate o Locale Polizia Municipale. Il cliente può raccogliere prove, fotografando cartelli esposti o filmando il rifiuto alla cassa o al momento del pagamento.

 

Cosa rischia chi rifiuta il pagamento con il Pos

Dal 30 giugno 2022 chi rifiuta i pagamenti con il Pos viene sanzionato con una multa di 30 euro più il 4% della transazione negata.

 

Differenza tra Taxi e Uber

L’ennesima lite a Milano riapre la vecchia diatriba tra categoria dei Taxi e Uber. Appare abbastanza chiaro che il problema non è la commissione, ma è la disputa tra due mondi in un mercato a forte concorrenza, dove i taxi la facevano da padrone.

Ma qual è la differenza tra taxi e uber?

Uber è un servizio di trasporto in auto simile a quello dei taxi o a un noleggio auto con conducente (Ncc) con la differenza che passeggeri e autisti si possono mettere in comunicazione diretta prima della corsa attraverso una app per lo smartphone.

A differenza dei taxi, che sostano su aree pubbliche specificatamente segnalate e con licenza, il servizio Ncc è rivolto a un’utenza indifferenziata e non è obbligato a svolgere la corsa all’interno del solo territorio comunale, bensì può svolgere il servizio su tutto il territorio nazionale e internazionale. Nelle numerose proteste di piazza di quest’anno, anche con toni molto accesi e infiltrazioni di simpatizzanti di movimenti politici estremi, i taxisti accusano Uber di concorrenza sleale e chiedono provvedimenti da parte del governo.

 

Quanto costa una licenza taxi e uber

Uber Black obbliga il conducente ad essere dotato di licenza Ncc (noleggio con conducente). Il costo in Italia della licenza oscilla tra i 10 mila e i 100 mila euro.

Più costosa è la licenza dei tassisti che però, per legge, possono decidere di cedere (e a chi cedere) la loro licenza segnalando al Comune un nominativo. In Italia si stimano 40 mila licenze attive, con un costo che tocca anche i 170/200 mila euro in grandi città come Roma e Milano.

Quello della cessione delle licenze è un mercato interno che i tassisti vedono minacciato dalla libera concorrenza più economica. Se un governo aumentasse il numero di licenze questo mercato interno farebbe crollare i prezzi e la categoria dei taxi perderebbe un enorme guadagno e potere.

 

La protesta dei tassisti

In Italia Uber è presente dal 2013. Dopo diverse controversie legali, è attualmente disponibile in versione limitata e meno economica. I fautori della compagnia statunitense ritengono che ciò sia stato legato all’arretratezza normativa e all’incapacità della classe dirigente politica italiana nello scardinare vecchie concezioni del mondo lavorativo e del corporativismo. L’Antitrust ha chiesto più volte l’intervento del parlamento italiano per regolamentare il caso, e più in generale le offerte della gig economy. Ma molti esponenti della comunità scientifica sono prudenti e ricordano come le regole sulla base delle quali Uber pop è stato dichiarato illegale servono a tutelare interessi pubblici che il mercato, da solo, lascerebbe insoddisfatti. Inoltre le regole antiquate si cambiano seguendo i processi costituzionalmente previsti.

Il dibattito è ancora aperto. La questione, irrisolta. Il vulnus richiede regole e norme. Invece il caso è solo appetibile per cavalcare le proteste in campagna elettorale.