Solo il 25% degli italiani ha aderito a una forma di previdenza integrativa e meno del 10% conosce davvero la propria situazione contributiva, nonostante l’83% si dichiara preoccupato per la pensione. Tuttavia, il 70% sarebbe interessato a ricevere una consulenza personalizzata per pianificare il futuro finanziario e previdenziale.
È il quadro generale che emerge dalla ricerca sulla previdenza sostenibile di Sella SGR, società di gestione del risparmio del gruppo Sella, realizzata in collaborazione con Research Dogma per promuovere una cultura della pianificazione finanziaria di lungo periodo su un campione rappresentativo di 2.000 italiani tra i 25 e i 65 anni, equamente suddivisi per genere, area geografica e condizione lavorativa.
TFR: tra disinformazione e scetticismo
Tra le prime evidenze della ricerca che analizza la relazione degli italiani con il risparmio previdenziale, emerge che quasi la metà degli lavoratori dipendenti (49%) mantiene ancora il TFR in azienda. Le motivazioni prevalenti di questa scelta sono riconducibili a scetticismo (il 32% lo ritiene “più sicuro” e il 17% dichiara di “non fidarsi dei fondi pensione”) e a una carenza di informazione: il 18%, infatti, non è consapevole della possibilità di investire il proprio TFR, mentre l’11% riferisce di non aver mai ricevuto informazioni su soluzioni alternative”. Una percentuale minore ritiene inoltre che il TFR lasciato in azienda sia più liquido o presenti maggiori vantaggi fiscali, evidenziando un divario informativo significativo.
Tra coloro che hanno destinato il TFR a un fondo pensione integrativo, di categoria o aperto (51%), poco più della metà ha effettuato tale scelta in maniera consapevole e tempestiva, al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro o comunque alla prima data utile. I restanti hanno invece fatto ricorso a questa opzione solo successivamente.
Pensione: italiani preoccupati, ma non del tutto consapevoli e poco attivi
L’83% degli intervistati è preoccupato per la pensione pubblica, mentre l’88% ritiene importante investire sul proprio futuro previdenziale, anche se il 43% ammette di non avere ancora intrapreso alcuna azione per affrontare la questione. Questa inattività si riflette anche nella poca consapevolezza riguardo la posizione previdenziale futura: il 72% dichiara di non sapere, o sapere solo vagamente, quale sarà l’importo della propria pensione pubblica, non avendo mai fatto alcuna verifica in merito, mentre solo il 9% ha un’idea chiara.
Il campione si mostra diviso rispetto alla consapevolezza che la pensione pubblica potrebbe non bastare a mantenere il tenore di vita abituale: il 49% ritiene che la pensione (includendo eventuali integrazioni) sarà sufficiente a soddisfare le proprie esigenze future, mentre il 51% è di opinione opposta. La sfiducia risulta più marcata tra le donne (60%), tra i non occupati e tra chi ha un basso livello di istruzione (57%). Fra coloro che pensano che la pensione pubblica sarà insufficiente, oltre la metà (58%) non sa come colmare il divario o teme che non ci siano soluzioni. Il 34% conta su risparmi e investimenti e l’11% sull’aiuto dei familiari.
Su quali strategie adottare per ridurre questo gap, l’indagine rileva che il 40% degli intervistati non ha ancora intrapreso nessuna azione per integrare la pensione pubblica. Tra coloro che si sono invece già attivati, un quarto del campione dichiara di avere scelto forme previdenziali integrative, mentre il 17% ha optato per forme di accumulo degli investimenti diverse da quelle previdenziali. Risultano meno diffuse altre soluzioni come il riscatto della laurea o del servizio militare. Nell’ambito delle forme previdenziali, il 52% degli aderenti ha scelto un fondo pensione chiuso, il 44% un fondo pensione aperto, mentre i restanti hanno optato per piani individuali pensionistici (PIP) o polizze vita.
Fiducia nel futuro e desiderio di stabilità
Nonostante la preoccupazione, il 61% degli italiani si dice fiducioso di poter realizzare i propri progetti nel medio-lungo termine. La priorità resta la solidità finanziaria: quasi la metà vuole “accumulare risparmi per garantirsi stabilità economica”, mentre il timore principale è “riuscire a mettere da parte risorse per un futuro sereno”. Il 31% sogna di viaggiare, ma il 37% teme di non poterselo permettere. Sul fronte lavorativo, emerge un forte bisogno di stabilità: il 63% preferisce mantenere la propria posiszione lavorativa invece che puntare su carriera o formazione.
Feste e viaggi: più cene, qualche valigia in più
L’indagine non fotografa solo le spese, ma anche come gli italiani intendono vivere le feste. I dati indicano una tendenza chiara: dopo anni di incertezza, torna la voglia di uscire, incontrarsi e, quando possibile, partire.
Se nel Natale 2024, solo il 59% aveva partecipato in questo periodo a pranzi o cene con amici e parenti, per il 2025 la quota di chi prevede di farlo sale addirittura al 79%. Aumenta anche l’intenzione di partecipare ai Mercatini di Natale: dal 53,8% del 2024 si dovrebbe passare al 65,5% nel 2025. Anche i viaggi sembrano recuperare spazio: nel 2024 aveva viaggiato in Italia durante le feste il 13,6% degli intervistati, mentre per il 2025 il 29% ha già in programma uno spostamento interno. Per i viaggi all’estero, si passa dal 5,7% che ha effettivamente viaggiato lo scorso anno, al 12% che vorrebbe farlo quest’anno.
















