Il Coronavirus sta facendo crescere in modo esponenziale l’utilizzo dello smart working; ma è probabile che superata la crisi, una parte del lavoro continuerà a essere svolto a distanza. È quanto emerge dalla ‘Survey on Human Resource Management During the Coronavirus Epidemic’, realizzata nelle prime due settimane di febbraio da Korn Ferry, società di consulenza organizzativa globale che accompagna le aziende nel ridisegnare gli asset manageriali, su circa 300 imprese, tra
multinazionali, medie e piccole industrie, distribuite in tutta la Cina. «Il coronavirus sta costringendo le aziende a implementare o migliorare i programmi di telelavoro e smart working. 66% degli intervistati in Cina ha, infatti, dichiarato che anche dopo l’emergenza si dovrà incrementare l’estensione di soluzioni di lavoro da remoto per i propri dipendenti, anche se occorre considerare che le percentuali di smart working e il telelavoro hanno valori inferiori in ambiti fortemente manifatturieri», dice Maurizia Villa, Managing director e Country Chair di Korn Ferry in Italia. Il 53% dei manager delle società intervistate considera il telelavoro come prima misura da adottare. Un altro elemento che emerge dalla survey è l’accorciamento dell’orizzonte strategico delle imprese: il 56% delle società ha infatti deciso di posporre i propri piani di recruitment per concentrarsi sulla gestione della contingenza. L’attività degli Hr nel medio termine sarà più focalizzata sulla gestione degli aspetti pratici immediati, che su temi strategici di lungo periodo. Anche in Cina la crisi dovuta
all’epidemia di coronavirus impatta in misura maggiore sulle piccole imprese: il 22% di queste prevede una flessione dell’attività fino al 30%, mentre il 66% delle medie prevede un calo del 15%.
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