Se è vero che per uscire di casa in questi tempi difficili serve una certificazione, lo è altrettanto che – a meno di improbabili vocazioni da amanuense – sia imprescindibile disporre di una stampante con tanto di cartuccia o toner capienti. Non si tratterà di beni di prima necessità, ma certo poter uscire di casa per andare a fare la spesa è diventata l’attività principale di queste giornate in quarantena. E dunque, se si esaurisce la cartuccia che cosa si fa? Si prova ad acquistarne una nuova su Amazon, giusto? Sbagliato. Il colosso fondato da Bezos ha – giustamente – deciso di privilegiare gli ordini ritenuti più importanti, mettendo in coda, o addirittura rendendo impossibili, gli altri. E purtroppo i prodotti per la stampa non rientrano tra quelli ritenuti imprescindibili.
Peccato, ci tocca scrivere a mano, esercizio ormai dimenticato. Ma se le cartucce non sono fondamentali per la sopravvivenza degli italiani, per quale motivo vengono considerati tali i vibratori, disponibili alla consegna in un giorno? Per rendere un po’ più piacevole la quarantena? Perché la macchina per il pane non è indispensabile – nonostante l’indegna corsa all’accaparramento di farina e lievito – ma un trapano o dei tasselli sì? E perché si possono comprare i videogiochi, ma non i libri, i film e i dischi? La risposta è ammantata di mistero.
















