Se il Covid ci ha messo brutalmente di fronte alla debolezza del nostro sistema salute, ha anche impresso una forte accelerazione al tema della digitalizzazione. Se n’è parlato all’evento “Salute Italia!” organizzato a Milano da Economy. Non si torna più indietro. E persino la telemedicina, che ci pareva fantascienza, ora è a portata di mano. O quasi. Se per la diagnostica a distanza è ancora presto (ma non troppo), per tutto il resto non lo è: la consegna del farmaco a casa, l’assistenza a domicilio di babysitter, fisioterapisti, infermieri o dogsitter, o l’assistenza medica di uno specialista H24 da consultare anche in videochiamata. Un primo esempio arriva, tanto per cambiare, dal privato, con Assistenza 360 di Axa. «Axa è impegnata in ambito salute oltre le mere coperture assicurative per dare supporto nella vita di tutti i giorni. Ci potremmo definire pionieri nella telemedicina, nell’aver lanciato nel 2020 il portale Salute basato sulla partenrship mondiale con Microsoft per offrire servizi gratuiti», ha spiegato Chiara Soldano, head of health & innovation and executive director Axa Italia. «Il nostro portale effettua la ricerca basandosi non soltanto sui sintomi accusati, ma anche sul piano nazionale del ministero della Salute. Ci stiamo evolvendo da compagnia assicuratrice a partner per avvicinare anche il non cliente con servizi usufruibili dal proprio divano».
Ma c’è virus e virus e quello digitale non è meno pericoloso. Persino nel comparto healthcare, già duramente provato dal Covid: sul dark web una cartella sanitaria può valere anche mille dollari, per non parlare delle informazioni su ricerche e sperimentazioni cliniche. Secondo l’ultimo rapporto Clusit, la sanità è il secondo al mondo per numero di attacchi gravi ai sistemi informativi. «Tra virus biologico e virus digitale cambia poco: l’obiettivo è scardinare le difese dell’organizzazione ospite per trarne un vantaggio», ha sottolineato Gianpiero Porchia, manager della business unit On Premise IT di Filippetti Spa: «nel mirino ci sono i dati e i servizi digitalizzati, a rischio la loro confidenzialità, integrità e disponibilità. Come per la salute è necessario fare, continuamente, un check-up (audit) del rischio di compromissione in modo da poterlo mitigare. In Filippetti SpA facciamo leva sulla tecnologia VMware per monitorare ogni giorno le difese, automatizzando le contromisure e prevenire ogni tipo di contagio». Porchia parla con cognizione di causa: Filippetti ha implementato nella propria offerta tecnologica, gran parte dell’offerta VMware, in particolare Workspace One, Carbon Black e Nsx. «In un mondo in cui il perimetro della sicurezza è completamente dissolto, diventa cruciale proteggere le modalità con cui le applicazioni vengono utilizzate, sia che l’accesso avvenga dal pc aziendale che da dispositivo mobile», sottolinea Claudia Angelelli, senior manager solution engineering di VMware Semea. «VMware Workspace One è una piattaforma basata sull’intelligence che integra funzioni di controllo degli accessi, gestione delle app e gestione degli endpoint multipiattaforma, per distribuire e gestire in modo semplice e sicuro qualsiasi applicazione su qualsiasi dispositivo. Abbiamo tanti dati condivisi con i nostri medici, dalle ricette elettroniche, ai certificati, ai referti delle analisi, alle cartelle cliniche. Dobbiamo assicurare che tutta la catena del dato sia protetta, a partire dall’inserimento del dato nell’applicazione, per passare ai server e ai data center che ospitano il database che lo contiene, fino al dispositivo, pc o mobile, con cui il paziente accede a quei dati e li utilizza. La protezione di tutta la catena end-to-end rispetta l’applicazione della sicurezza Zero Trust: un approccio alla sicurezza IT che si basa sul principio “non fidarsi mai di nessuno, verificare sempre”. Questo modello impone un controllo minuzioso e continuativo di tutti gli elementi della catena, attivando un allarme non appena viene riscontrata una difformità negli accessi oppure una anomalia nel comportamento di una applicazione. Grazie all’autenticazione a due fattori, siamo in grado di rilevare se un comportamento negli accessi è aspettato o inaspettato e, in quest’ultimo caso, fare delle verifiche approfondite per scongiurare che si tratti di un attacco. Il controllo continuo e minuzioso garantisce velocità nell’identificazione di un potenziale attacco, fondamentale per evitare l’intrusione di un hacker nei sistemi aziendali».
Il tema dei dati scambiati online è cruciale. Anche per offrire nuovi servizi che ruotano intorno alla salute. Lo dimostra il caso di Farmaè, che con i suoi brand Beautyè, Sanort, Valnan e AmicaFarmacia è il primo retailer muticanale di salute e benessere in Italia, ma anche una media platform alla qule si affidano industrie come L’Orèal, Bayer, Pfizer. «La nostra è una piattaforma basata sul retail onlife (no, non si tratta di un refuso) che ha modellato un nuovo paradigma economico nel quale online, offline e logistica si sarebbero fuse in un’unica catena di valore. Incentrata sulla persona, però», ha raccontato il fondatore Riccardo Iacometti. «Oggi abbiamo 45 mila referenze in 14 diverse categorie, più di 195 mila clienti fedeli, oltre 93 milioni di euro di ricavi aggregati tra Farmè, beautiè (con la “e” minuscola), Sanort, Valnan e AmicaFarmacia. Ma non siamo “solo” un e-commerce: siamo anche un operatore logistico con una piattatorma logistica completamente automatizzata a Migliarino Pisano da 5 mila metri quadrati in grado di recapitare gli ordini in 48 ore e di gestire un turnover di merce per un valore superiore ai 150 milioni di euro l’anno. Ne abbiamo sviluppato uno gemello a Bagnolo Piemonte per servire il Nord Italia: 1.500 metri quadrati che diventeranno 5 mila per gestire anche gli ordini di AmicaFarmacia». Non solo: nel 2020 Farmaè ha acquisito Valnan, la web agency fondata da Alberto Maglione: «Quella è il terzo tassello del puzzle, dopo logistica ed e-commerce. L’evoluzione che abbiamo avuto negli anni ci ha portato a essere importanti per le industrie non solo come valvola di sfogo commerciale sulle nostre piattaforme, ma anche per il lavoro di intelligence sul comportamento: la data economy ha cambiato la relazione tra la marca e il consumatore e quelli che erano nostri fornitori sono diventati anche nostri clienti. Oggi siamo una media platform su cui investono marchi come L’Oréal, GlaxoSmithKline, Pfizer, Procter & Gamble, Bayer, Shideido, Collistar, Lvmh… Abbiamo 110 clienti sotto contratto nell’area media: il futuro dell’online è di essere il canale dove non solo si vende la merce, ma si conosce il consumatore. Le industrie stanno capendo che sull’online non solo si vende, ma si fa posizionamento strategico e band reputation».

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