Sulla questione del salario minimo per i lavoratori, l’Unione europea sembrerebbe essere molto vicina ad un accordo politico sulla direttiva da inviare ai Paesi membri. Secondo fonti dell’Ue stessa, i negoziati sulla direttiva potrebbero portare ad una conclusione nella notte tra lunedì 6 e martedì 7 giugno con l’incontro tra le istituzioni europee (Commissione, Parlamento e Consiglio Ue) che inizierà alle 19 di questo lunedì – 6 giugno – a Strasburgo.
Salario minimo, vicini all’accordo Ue
L’obiettivo di questa proposta del Parlamento europeo è fissare una serie di requisiti base che consentano di ottenere un reddito che permetta un livello di vita dignitoso per i lavoratori e le loro famiglie. I salari minimi, naturalmente, risentiranno delle diverse impostazioni nazionali dei Ventisette e rafforzeranno il ruolo della contrattazione collettiva. Ma come si colloca l’Italia su questo tema?
Al momento l’Italia è uno dei 6 Paesi dell’Ue a non avere ancora una regolamentazione in materia di salario minimo, insieme ad Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia e Svezia. Negli altri paesi, invece, c’è un salario minimo che oscilla tra i 332 euro mensile della Bulgaria e i 2257 euro del Lussemburgo. Nel caso in cui dovesse trovarsi l’accordo europeo, anche l’Italia dovrebbe accordarsi sul tema, con le forze politiche che ancora non sembrano aver trovato una strada comune.
Nicolas Schmit, commissario Ue al Lavoro, ha mandato un messaggio chiaro all’Italia e ai Paesi membri ancora sprovvisti di un salario minimo dicendo loro che “il regime non sarà negativo per la creazione dei posti di lavoro e per l’occupazione”. Il motivo sarebbe da ricercarsi nel fatto che la direttiva non mira a creare un salario minimo unico per tutti paesi Ue, né istituisce un obbligo, ma si limita ad istituire un quadro entro il quale possano essere rispettate le tradizioni di welfare dei Ventisette al fine di garantire un tenore di vita dignitoso.
















