Ripresa post-pandemia: sfide e opportunità dei mercati

Nonostante negli ultimi mesi abbiamo assistito alla rapida diffusione della variante Delta e all’aumento dell’incertezza politica globale, nel complesso per la maggior parte delle principali economie mondiali le prospettive per i prossimi mesi sembrano favorevoli. Rimangono però all’orizzonte alcune sfide, come l’interruzione delle politiche monetarie accomodanti straordinarie attuate per la pandemia, negli Stati Uniti come in tutti gli altri mercati sviluppati. Una normalizzazione della politica monetaria che porta ad osservare la reazione delle elevate valutazioni obbligazionarie e azionarie. 

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«Perché il mercato toro possa proseguire», commenta Rob Sharps, head of investments e group cio di T.Rowe Price (nella foto a lato), «la Fed dovrà comunicare con attenzione le proprie mosse, che a loro volta dovranno tradursi in un aumento misurato dei tassi di interesse ed essere accompagnate da una crescita continua e da un’inflazione moderata».

L’inflazione rappresenta un’altra sfida per gli investitori, sebbene sia probabilmente transitoria. Le restrizioni dal lato dell’offerta sono più persistenti di quanto molti si aspettassero, e in diversi settori resta una carenza di lavoratori. «Sebbene sembri che questo scoppio ciclico dell’inflazione abbia ancora spazio di crescita, sono già emersi i primi segnali di raggiungimento del picco», spiega l’esperto. «Con il tempo, ci aspettiamo un ritorno delle forti tendenze disinflazionistiche degli ultimi decenni, tra cui l’invecchiamento demografico, la globalizzazione e l’automazione». 

Il rovescio della medaglia per gli investitori è che la crescita globale sembra essere al suo picco, in particolare in Cina, dove la variante Delta e l’irrigidimento dei controlli finanziari governativi su proprietà e infrastrutture hanno pesato sulla domanda interna, spingendo in territorio di contrazione gli indicatori dei servizi. La variante Delta ha inciso anche sulle aspettative di crescita degli Stati Uniti, per cui alcuni economisti intervistati da Reuters hanno recentemente tagliato le previsioni mediane di crescita annualizzata per il terzo trimestre dal 7,0% al 4,4%. L’Europa potrebbe costituire un’eccezione, grazie ai recenti progressi nella campagna vaccinale. 

Sul fronte fiscale, la situazione resta più incerta che mai; in compenso, l’approvazione dei due importanti disegni di legge sulle infrastrutture e sulla spesa sociale sosterrebbe la ripresa, sebbene al costo di un probabile aumento del debito e di una maggiore pressione fiscale. «Nel lungo termine», continua Sharps, «la conseguenza peggiore, seppur improbabile, sarebbe una perdita di fiducia nel dollaro Usa».

Ma nonostante possa porre alcune sfide per gli investitori, il venir meno degli stimoli presenta anche alcune opportunità, rendendo i mercati più efficienti. L’immissione di stimoli monetari estremi da parte della Fed e delle altre Banche centrali ha interferito con la determinazione dei prezzi, introducendo un acquirente di prima importanza completamente insensibile ai prezzi. «L’ondata di liquidità ha evidentemente portato a fenomeni speculativi in alcuni settori del mercato, ma è difficile generalizzare quando si tratta di individuare i confini di queste sacche di eccesso, e di sapere come evitarle. Per esempio, non abbiamo una view forte sul fascino relativo dei titoli growth rispetto a quelli value: sebbene le valutazioni growth siano molto alte su base storica, anche i tassi di crescita degli utili di alcune aziende innovative lo sono. Allo stesso modo, è difficile esprimere una posizione unica sull’attrattiva relativa dei mercati sviluppati rispetto a quelli emergenti o degli investimenti negli Usa rispetto a quelli non-Usa. A nostro parere, le forti performance fatte registrare recentemente da alcune asset class costituiscono un ulteriore motivo per mantenere un portafoglio altamente diversificato», spiega.

In effetti, il ritorno di una certa sensibilità ai prezzi nei mercati globali è di buon auspicio per gli investitori selettivi concentrati sui fondamentali. «Sebbene non ci aspettiamo rendimenti azionari complessivi particolarmente degni di nota, alla luce delle valutazioni elevate del mercato, siamo tuttavia consapevoli che gli investitori non hanno ancora goduto di tutti i possibili frutti della ripresa», conclude Sharps. «Il business di molte aziende deve ancora tornare sui livelli pre-Covid: identificare le società che stanno riguadagnando terreno o che hanno un impatto dirompente sui mercati grazie all’innovazione sarà fondamentale».