«Una grave crisi è un’opportunità troppo importante per lasciarsela scappare». Lo ha detto Barack Obama, citato dall’economista e manager Claudio Scardovi alla presentazione di Hope, Holding di partecipazioni economiche nata da una sua idea e di cui è amministratore delegato, al teatro Dal Verme di Milano. «Hope nasce in uno dei momenti più bui della storia della Repubblica» ha aggiunto Scardovi. «È un’idea che ci prospetta un’opportunità di fare quello che non è mai stato fatto: cercare di ricapitalizzare il Paese con la grande ricchezza che abbiamo in Italia, il risparmio gestito, per trasformarlo e innovarlo proprio partendo da una crisi che sembrava senza via d’uscita». Le potenzialità del progetto risiedono nel suo essere una sorta di ossimoro.

«Hope è un fondo sovrano privato» ha spiegato Scardovi. «In Italia non ci sono giacimenti petroliferi né risorse aurifere, ma abbiamo questi 4,8 trilioni di risparmio privato che possono dare un grande contributo a ricapitalizzare il Paese. Si tratta di allinearsi al Pnrr, che è importante ma come quantità non basta e come qualità ha bisogno del supporto privato». Hope, che da società benefit dimostra grande attenzione alla sostenibilità, ha ottenuto la prima licenza Sicaf retail della storia della Repubblica Italiana, autorizzata da Banca Italia, previo parere di Consob, proponendosi poi di qualificarsi come Pir Alternative, con investimenti nell’economia reale del Paese. Si tratta di una piattaforma innovativa di investimento che intende convogliare il risparmio privato degli investitori istituzionali e delle famiglie Italiane per investimenti in imprese e città d’eccellenza, al fine di supportarne attivamente la trasformazione e innovazione, per ottimizzarne competitività, attrattività e sostenibilità – finanziaria, sociale ed ecologica – nel lungo periodo.

Hope investirà dunque seguendo due principali strategie: Competitive corporates, con investimenti in Pmi italiane a supporto della loro crescita, consolidamento, trasformazione digitale, conversione verde, internazionalizzazione e con valorizzazione ideale dell’investimento, anche se non esclusiva, tramite la quotazione su Borsa Italiana; e Sustainable cities, con investimenti nelle città e nei territori italiani a supporto di progetti di rigenerazione e sviluppo urbano, con investimenti in real estate ed infrastrutture digitali (big data/ artificial intelligence) ed ecosostenibili a supporto (smart/ green). Il target d’investimento di Hope è rappresentato quindi dalle principali “asset class” dell’economia reale Italiana, attraverso la realizzazione di un portafoglio ben diversificato di partecipazioni di maggioranza e (più selettivamente) minoranza ma con ruolo attivo nella governance e con approccio da “operating partner”, con il supporto manageriale e industriale alle imprese e alle città, specie sui temi di trasformazione digitale e verde. Il fondatore Scardovi, oltre ad avere rivestito ruoli di rilievo nella consulenza strategica, investment banking e private equity anche a livello internazionale, ha una lunga esperienza di insegnamento universitario, prima come professore a contratto presso l’Università Bocconi e oggi come docente nell’Executive Master in Finanza della Sda Bocconi e al Master in Management dell’Imperial College. Gli oltre 40 soci fondatori sono rappresentati da istituzioni finanziarie e family office, con un management dove nessun azionista detiene una quota che supera il 15% (Unicredit e Amundi-Crédit Agricole sono gli unici azionisti qualificati sopra il 10%).

I soci fondatori hanno inizialmente capitalizzato Hope per circa 15,7 milioni di euro e contribuiranno direttamente e indirettamente alla raccolta di capitale a supporto dei futuri investimenti, all’ottenimento dell’approvazione del prospetto di collocamento da parte della Consob, con ipotesi di listing su Borsa Italiana a valle del collocamento, con un primo target di raccolta per 500 milioni. «Questo è un momento irripetibile che tutti vorremmo cogliere per fare qualcosa di grande» ha concluso Scardovi al teatro Dal Verme.