Aun soffio dal 2020 gli strategist registrano il moltiplicarsi di interrogativi da parte di investitori che vogliono capire se è ancora un buon momento per puntare sull’innovazione. In molti casi, come spiega Matthew J. Moberg, portfolio manager di Franklin Equity Group, questi investitori sembrano dubitare che le aziende impegnate a cambiare la realtà attuale riusciranno nel prossimo decennio a raggiungere risultati validi quanto quelli ottenuti nel decennio passato, e per questo motivo sono tra le più tracciate da media e analisti finanziari, soprattutto nei periodi di rallentamento della crescita globale come l’attuale.

E nel lungo periodo ci saranno vincitori e vinti intorno alle principali tendenze, come e-commerce globale, scoperte genetiche, macchine intelligenti, nuova finanza e dati esponenziali. Non solo. L’integrazione dell’innovazione rappresenta una sfida importante anche per le società legate a settori più tradizionali.
«Le aziende al di fuori dello spazio tecnologico hanno capito che per rimanere competitive in un panorama sempre più digitalizzato, devono abbracciare la trasformazione digitale, come il cloud computing, la sicurezza informatica e l’intelligenza artificiale», spiega Moberg.
«In generale consideriamo la spesa e gli investimenti tecnologici molto meno discrezionali rispetto ai cicli precedenti, apportando agli utili generati dall’information technology un elevato grado di resilienza”. Ma attenzione: «Stiamo assistendo a una progressiva riduzione della vita media di una società quotata sull’S&P 500: se nel 1965 era di 30 anni, adesso, secondo Innosight, è di soli 15 anni. E in futuro questa tendenza potrebbe accelerare ancora», sottolinea Julien Leegenhoek (in foto), equity analyst di Ubp.
*articolo pubblicato su Investire di dicembre
Scarsa volatilità e bassa correlazione
Velocità e lungimiranza sono le caratteristiche di ogni buon affare. Ma l’innovazione presenta altre due caratteristiche che ogni investitore deve tenere in considerazione. «Crediamo che investire nei segmenti del mercato in cui l’innovazione gioca un ruolo preponderante possa offrire rendimenti interessanti utilizzando la scarsità di volatilità superiore alla media combinata con bassi livelli di correlazione», afferma Mark Hawtin (in foto), investment director disruptive technologies di Gam Investments.

La portata del cambiamento è stata tale che oggi tre delle prime cinque società al mondo per capitalizzazione ci sono Amazon, e quindi il settore retail, e poi Google e Facebook, che basano buona parte del loro fatturato sulla pubblicità.
«Sono nati nuovi leader di settore, con modelli di business molto più potenti, uniti a strutture di costo con cui i leader storici di mercato non riescono assolutamente a competere», spiega lo strategist.
Il risultato di questo processo non è limitato all’apprezzamento delle azioni di questi nuovi giganti, che si è moltiplicato nell’ultimo decennio (Facebook, Alphabet e Amazon hanno ancora una crescita media del fatturato superiore al 20% e probabilmente rimarranno al di sopra del 15% per un po’), ma ha portato anche a una performance diametralmente opposta dei titoli dei competitor tradizionali.
«Nel retail, i problemi dei grandi magazzini statunitensi sono sotto gli occhi di tutti. Nella pubblicità, la carta stampata e le radio stanno soffrendo», dice Hawtin. Che aggiunge: «Megatrend di questo tipo offrono quindi diverse opportunità per le strategie long/short, ma crediamo che sia necessaria una profonda conoscenza delle forze in campo e delle nuove tecnologie, oltre a una gestione del rischio molto disciplinata».
Aumento della capacity
A rinforzare la fede nell’innovazione, il ragionamento di David Eiswert (in foto), gestore del fondo T. Rowe Price Global Focused Growth Equity, secondo il quale la combinazione di costo del capitale estremamente basso (come l’attuale) e cambiamento tecnologico ha impresso un’accelerazione senza precedenti al processo di innovazione: «Per fare un esempio, con un tasso sui Treasury decennali al 5%, Tesla non potrebbe esistere con la sua struttura finanziaria attuale», spiega il gestore.

Come si spiega questa apparente contraddizione? «Il paradosso è che se da un lato il mondo gode dei frutti di questa innovazione, avendo accesso a iPhone, Netflix, auto a guida autonoma, scienza genetica ed energia a basso costo, dall’altro lato la rapidità e la forza dirompente del cambiamento possono avere conseguenze disomogenee e indesiderate, come appunto la bassa inflazione, legata all’aumento di capacity generato dalle nuove tecnologie», è la risposta di Eiswert.
Le piattaforme. Anche Moberg è interessato alle piattaforme che partecipano alla Quarta rivoluzione industriale: «Modalità più convenienti di acquistare e vendere beni, la svolta del sequenziamento genomico, l’Internet delle cose, l’esplosione dei dati e persino il mutamento della natura del denaro stesso rivoluzioneranno la nostra economia e queste piattaforme continueranno a svilupparsi e progredire indipendentemente dal panorama economico a breve termine, rappresentando cambiamenti pluriennali e permanenti per l’economia», dice lo strategist.
Che indica due piattaforme in grado di sostenere un trend di lungo periodo: PayPal («uno dei principali disruptor nel settore dei servizi finanziari e una piattaforma di sistemi di pagamento che democratizza i pagamenti e consente ai commercianti su piccola scala di unirsi e prosperare nell’economia globale»), e Crown Castle («operatore globale di comunicazioni immobiliari e una delle holding più convincenti, che calza a pennello con il tema dei dati esponenziali»).
«Gli investimenti nelle torri dei ripetitori per i cellulari forniscono esposizione alla promessa di sviluppo portata della tecnologia 5G, che è in evoluzione e richiederà un intenso potenziamento delle infrastrutture, compresi nuovi dispositivi, software e nuove strutture a supporto», spiega Moberg.
Un altro filone “caldo”, secondo Leegenhoek di Ubp, è quello dei software, in particolare dei software as a service (Saas). Nel 2017 il valore dell’industria dei servizi cloud si attestava a circa 164 miliardi di dollari e oggi si stima possa superare i 300 miliardi entro il 2020.

Altrettanto interessante è l’industria del gaming, che sta evolvendo progressivamente verso la realtà virtuale, e si stima possa raggiungere 152 miliardi di dollari di valore nel 2019, con una crescita del 9,6% su base annua.
«Attualmente – spiega Leegenhoek – ci sono oltre 2,5 miliardi di giocatori in tutto il mondo e, secondo Goldman Sachs, il mercato della realtà virtuale e aumentata dovrebbe toccare i 107 miliardi di dollari di vendite entro il 2025 contro i 10 miliardi del 2018. Seconso lo strategist infine non vanno trascurati settori come la blockchain, il fintech, i droni, le nuove società dell’aerospace, e soprattutto l’automotive, che si appresta a vivere un “momento iphone” nei prossimi anni.
L’industria si sta spostando in modo sempre più massiccio verso l’auto elettrica e la guida autonoma. Parti di questo settore potrebbero scomparire nei prossimi anni, sostituite da nuove tipologie di società», aggiunge Leegenhoek.
Proprio l’auto, secondo Gam, sarà la protagonista di una grande rivoluzione: la transizione dalla proprietà alla condivisione del mezzo di trasporto, abbinata alle nuove efficienze del settore. «Il car sharing, che da solo potrebbe diventare un mercato da 5mila miliardi di dollari, rientra in un tema più ampio che a nostro giudizio ha le potenzialità per diventare uno degli elementi rivoluzionari dagli effetti più rapidi e profondi, ovvero i trasporti in qualità di servizio», spiega Hawtin.
Sotto l’etichetta di trasporti come servizio sono riuniti infatti numerosi segmenti, dal ride sharing per il trasporto delle merci alla distribuzione, dalla consegna di cibo a domicilio fino alla consegna tramite droni, oltre al trasporto di persone. «Crediamo dunque che questo mercato, nel suo complesso, rappresenti un’opportunità con un giro d’affari intorno a 8 mila miliardi di dollari che equivale al 10% del Pil globale», spiega lo strategist.
Che aggiunge: «Uber e Lyft sono i nomi più noti, ma occorre prudenza nel breve periodo, mentre queste aziende cercano di consolidare il loro business model. Ci sono però opportunità da non trascurare tra i fornitori di questi operatori, come Monolithic Power Systems negli Stati Uniti e Infineon Technologies in Germania».
Strumenti di investimento. L’ondata di innovazione a livello globale offre opportunità soprattutto per gli investitori in Etf, che possono prendere facilmente posizione su singoli settori e titoli azionari. «Uno dei temi disruptive in cui vediamo maggiori possibilità di sviluppo è quello delle tecnologie e dell’innovazione collegate al settore healthcare, trainato da fattori come l’invecchiamento della popolazione.
Da cavalcare anche i rapidi progressi nell’intelligenza artificiale, nell’elettronica, nella genomica, e nella digitalizzazione della filiera sanitaria che sta portando per esempio a costi più bassi», spiega Giancarlo Sandrin (in foto), country head per l’Italia di Lgim.
«Secondo le stime, questo ambito rappresentava il 18% del Pil degli Usa nel 2017 e si prevede che raggiungerà gli 8,7 miliardi di dollari entro il 2020. Per quanto riguarda le tecnologie legate all’intelligenza artificiale, le previsioni indicano che potrebbero accrescere il Pil globale di 15,7 miliardi di dollari entro il 2030».
E ancora: «Sono molti i driver di questo settore, a partire dalla crescita massiccia dei dati che moltiplicano il potenziale delle applicazioni di intelligenza artificiale, per arrivare ai trend demografici: con l’aumento esponenziale della popolazione globale infatti, l’Ia sarà fondamentale per aumentare la capacità di fornire servizi – dall’assistenza sanitaria ai beni di consumo fino all’energia – a una popolazione che sarà di oltre 8,5 miliardi di persone entro il 2030. Un altro tema importante è quello delle innovazioni legate alla tecnologia dell’acqua: alcuni report infatti indicano che già entro il 2025 ben 1,8 miliardi di persone vivranno in nazioni o regioni sottoposte a stress idrico», conclude Sandrin.
















