Reddito di cittadinanza, la chance dei professionisti
Gaetano Stella

Gli ultimi dati dell’Inps mostrano un sostanziale miglioramento dell’occupazione, sostenuto dal forte incremento delle trasformazioni dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato. Tra gennaio e novembre 2018 nel settore privato il saldo tra assunti e cessati si è attestato a +625.000, in calo però rispetto allo stesso periodo del 2017. Le buone notizie finiscono qui, perché sul rovescio della medaglia si è registrata un’impennata delle domande di disoccupazione presentate all’Inps, che a novembre scorso ha registrato oltre 223 mila richieste (+5,2% sullo stesso mese del 2017): un dato che nei primi undici mesi del 2018 sfiora la soglia di 2 milioni di domande di disoccupazione. «Le dinamiche occupazionali riflettono le profonde trasformazioni in atto nel mercato del lavoro, già condizionate da un clima di incertezza economica e sociale che ha raggiunto livelli preoccupanti», commenta il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. «In questo contesto possiamo osservare come l’occupazione aumenti laddove si attuano politiche attive del lavoro. Le misure di sostegno al reddito o gli incentivi alle assunzioni per i soggetti svantaggiati devono in particolare essere accompagnati da una serie di interventi che mettano al centro la formazione professionale e i servizi per l’impiego. E da questo punto di vista, il reddito di cittadinanza potrebbe essere un valido banco di prova per stimolare il reimpiego e l’autoimprenditorialità».

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Sul piatto, Palazzo Chigi ha messo 7,1 miliardi di euro per contrastare la povertà, la disuguaglianza e l’esclusione sociale «a garanzia del diritto al lavoro», recita l’articolo 1 del decreto legge varato il 17 gennaio. Uno dei passaggi chiave del reddito di cittadinanza, infatti, è il cosiddetto patto per il lavoro che, insieme con il patto per la formazione, dovrebbe aprire le porte del mercato del lavoro ai beneficiari. «Oltre alla formazione garantita da Fondoprofessioni, il sistema della bilateralità previsto dal Ccnl degli studi professionali, potrebbe contribuire a migliorare il mismatch tra domanda e offerta di lavoro promuovendo una più efficace collocazione nel mercato del lavoro di coloro che ne vengono espulsi», aggiunge Stella. «Una delle opportunità previste dal decreto può riguardare anche l’avvio di un percorso di autoimpiego o autoimprenditorialità». In questo ambito, la strada è già stata tracciata con il Jobs act sul lavoro autonomo, che prevede la realizzazione di sportelli per il lavoro autonomo, presso i centri per l’impiego con il coinvolgimento delle organizzazioni di rappresentanza, per orientare i beneficiari dei servizi per l’impiego verso opportunità di lavoro indipendente.

Novità in vista anche sul fronte della quota 100. Il decreto legge ha infatti aperto una finestra che consente ai fondi di solidarietà bilaterali (nell’ambito delle attività professionali è in fase di approvazione il fondo costituito da Confprofessioni e dalle organizzazioni sindacali del settore nell’ottobre 2017) di finanziare prestazioni previdenziali integrative ed erogare un assegno straordinario per il sostegno al reddito di lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per l’accesso alla pensione quota 100.

POLITICHE ATTIVE, EBIPRO SI FA IN TRE

Bonus apprendisti, alternanza scuola-lavoro e contratti di reimpiego. Negli studi professionali, il 2019 si apre all’insegna delle politiche attive del lavoro. L’Ente bilaterale degli studi professionali (Ebipro) ha infatti messo in campo le prime tre misure per incentivare l’ingresso dei giovani e degli over 50 negli studi professionali e, al tempo stesso, combattere il precariato. La prima iniziativa, attiva dal 1° gennaio scorso, riguarda il cosiddetto “bonus apprendisti”, che prevede l’erogazione di un contributo (incrementato a 800 euro) per i datori di lavoro che confermino in servizio gli apprendisti assunti con il contratto di apprendistato disciplinato dal Ccnl degli studi professionali. Sulla rampa di lancio c’è anche il bonus alternanza scuola-lavoro, il primo progetto in Italia che mette a disposizione di professionisti e studenti un voucher fino a 1.000 euro per avvicinare gli studenti della scuola superiore e delle università al mondo della libera professione.
E sempre nell’ottica di sostegno all’occupazione negli studi, l’Ente guidato da Leonardo Pascazio ha definito un contributo, pari a 800 euro, per i datori di lavoro che usufruiranno del contratto di reimpiego, previsto dal Ccnl studi professionali, per favorire l’assunzione di soggetti svantaggiati (over 50 o disoccupati di lunga durata).