Iniziano ad arrivare le prime cifre ufficiali sul Recovery Plan che il governo dovrà presentare all’Europa a partire dal 15 ottobre. E le sorprese non mancano. Posto che il 37% dovrà essere destinato al “green” e che quindi circa 77 miliardi dovranno essere impiegati nella transizione energetica, nell’efficientamento, nella riduzione dell’impatto ambientale e su tutte le altre tematiche che riguardano la sostenibilità, si rimane un po’ più stupefatti nel vedere come il digitale abbia di fatto “ingoiato” le infrastrutture. Sono quaranta, infatti, i miliardi che il governo vuole destinare alle nuove tecnologie, in particolare per la banda larga e per il 5G. Giusto, ci mancherebbe. Il Covid ha mostrato chiaramente come ci sia bisogno di dare una sterzata al nostro Paese.
Lascia però davvero di stucco il fatto che le infrastrutture otterranno solo il 10% del Recovery Plan, cioè circa 20,9 miliardi, un quinto delle stime preventive che parlavano di 100 miliardi per portare l’alta velocità al sud. Un atteggiamento oltretutto un po’ contradditorio: da una parte si annuncia finalmente di voler terminare quell’isolamento forzato che ha fatto del Meridione terra di nessuno quando si parla di treni. Dall’altra, però, si decide di tagliare dell’80% la dotazione economica. Così diventa complicato riuscire a mettere in piedi tutti i cantieri che sono necessari.
Storicamente, dal Dopoguerra, l’Italia è sempre ripartita proprio dal settore delle costruzioni. Naturale pensare che anche oggi si possa fare così, ovviamente con le novità tecniche e tecnologiche che sono nel frattempo arrivate. Ma, ad esempio, si sarebbe potuta impiegare una quota della parte destinata al green non soltanto per rendere strutturale l’ecobonus del 110% o la rigenerazione dei trasporti urbani (che pure ne hanno gran bisogno), ma per costruire strade più sostenibili, ferrovie che taglino la necessità di viaggiare in macchina riducendo l’impronta di carbone e via dicendo. Sarà per il prossimo Recovery Fund?
















