Quelle braccia rubate dal Covid-19 all’agricoltura

Da un lato la necessità di trovare in fretta decine di migliaia di lavoratori per l’agricoltura, orfana di 200-300mila stagionali che ogni anno arrivano dall’est europeo, Romania, Bulgaria, Polonia, e ora non possono più farlo per la chiusura delle frontiere dovuta alla pandemia; e anche laddove potessero in seguito agli sforzi del ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova di creare dei “corridoi verdi”, spesso non vogliono per paura del contagio. Dall’altro, migliaia di italiani che hanno perso il lavoro temporaneamente o stabilmente, che hanno la necessità di trovarne un altro per sbarcare il lunario. Openjobmetis, l’agenzia per il lavoro quotata nel segmento Star della Borsa, sta facendo incontrare domanda e offerta, aiutando a trovare una soluzione immediata, per quanto temporanea, alle due esigenze. 

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

«A metà marzo abbiamo lanciato una campagna per trovare almeno mille lavoratori» dice Chiara Zonzin, responsabile Divisione agroalimentare di Openjobmetis, «entro maggio contiamo di superare questo numero». Le candidature ricevute hanno sorpreso e in qualche caso commosso gli esperti di Openjobmetis: «stiamo ricevendo ogni giorno una quantità importante di candidature di persone che hanno poco o nulla a che fare con il contesto agricolo» spiega Zonzin, «mail che suscitano grande rispetto, dai profili più disparati: giornalisti, interior designer, impiegati amministrativi, proprietari di negozi chiusi per il lockdown, liberi professionisti, pizzaioli… profili non abituati al contesto produttivo agroalimentare. Di queste candidature particolari ne riceviamo almeno un centinaio alla settimana».

I giovani che prima cercavano occupazione all’estero si offrono per la raccolta dei meloni in Emilia e delle bacche in veneto

Le regioni con il maggior bisogno di manodopera sono Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Puglia e Basilicata, specie nel settore ortofrutticolo, dove mancano migliaia di addetti al diradamento, alla potatura e alla raccolta, complice il caldo dei primi mesi dell’anno che ha anticipato i tempi. «Faccio questo lavoro da 20 anni ed è la prima volta che abbiamo a che fare con persone che hanno curriculum di questo tipo» aggiunge la responsabile Divisione agroalimentare di Openjobmetis, «che danno la disponibilità e la confermano durante il colloquio telefonico. Non più tardi di stamattina una signora ci ha mandato una mail strappalacrime, che abbiamo girato ai colleghi dell’Emilia Romagna che stanno gestendo il reclutamento per la campagna di raccolta dei meloni. Questa signora di agricoltura non ha esperienza: è un’impiegata amministrativa. Sosterrà il colloquio nelle prossime settimane». 

Tra i nuovi lavoratori agricoli in tempi di Coronavirus ci sono anche giovani italiani che erano abituati a lavorare all’estero, e non lo possono più fare. «Abbiamo sei ragazzi tra Monza, Lodi e Milano» conferma Zonzin, «che pur di iniziare a lavorare hanno accettato di mettersi in quarantena cautelativa. Ora si sono spostati dalla Lombardia al Veneto e hanno iniziato a lavorare dal 20 aprile, fanno diradamento. Il nostro cliente è stato particolarmente sensibile, li ha aiutati dal punto di vista dello spostamento logistico e dell’alloggio». 

C’è anche chi ha una specializzazione nella raccolta ortofrutticola ed era abituato a utilizzarla all’estero, dall’altra parte del pianeta: «Abbiamo tre ragazze domiciliate in Piemonte abituate a fare le stagioni agricole tra Nuova Zelanda e Australia, con una specializzazione nei piccoli frutti, mirtilli e affini», aggiunge la responsabile Divisione agroalimentare di Openjobmetis. «andranno in provincia di Verona, in Veneto, o in provincia di Ragusa, in Sicilia». Quanto alla polemica legata ai voucher agricoli, non è un problema che riguardi l’attività di Openjobmetis: «Mi permetto di dire che la somministrazione è molto più semplice del voucher» afferma la Zonzin, «in quanto tutta la gestione amministrativa e burocratica è in capo a noi. Adempiamo a tutti gli oneri retributivi e contributivi. In agricoltura c’è una contrattazione provinciale, quindi a seconda di dove le persone lavorano andiamo ad applicare il corrispondente contratto, manlevando l’imprenditore agricolo di questi oneri che nell’utilizzo del voucher sono abbastanza pesanti».