Dopo aver conquistato il cloud, i giganti tecnologici puntano ora al quantum computing e per l’Antitrust italiana il rischio è che la storia si ripeta, con mercati sempre più concentrati e meno contendibili. È questo il cuore dell’indagine conoscitiva avviata dall’Autorità garante della concorrenza e riportata sul Sole 24 Ore, che apre un nuovo fronte nel controllo del potere delle big tech.

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Hyperscaler e quantum computing: frontiera del tech

Nel mirino dell’Autorità guidata da Roberto Rustichelli ci sono i cosiddetti hyperscaler, ovvero colossi come Amazon Web Services, Microsoft Azure, Google Cloud, Oracle Cloud e Meta.

Questi operatori, già dominanti nelle infrastrutture cloud, stanno progressivamente integrando servizi di quantum computing nelle loro piattaforme, proponendoli come estensione naturale dell’offerta. Una strategia che, se da un lato accelera la diffusione della tecnologia, dall’altro rischia di consolidare ulteriormente il loro potere di mercato.

Il rischio lock-in e la stretta sulle startup

Secondo l’Antitrust, il nodo centrale è il cosiddetto “lock-in”: imprese e sviluppatori potrebbero trovarsi vincolati a ecosistemi proprietari, con difficoltà a migrare algoritmi e applicazioni su infrastrutture alternative.

Questo scenario potrebbe tradursi in una compressione della concorrenza, soprattutto per startup e aziende specializzate nel quantum computing, che rischiano di essere marginalizzate o acquisite prematuramente dai grandi gruppi. Un meccanismo che l’Autorità definisce, in termini tecnici, una forma di “tech preemption”, ossia l’occupazione anticipata degli spazi di mercato attraverso brevetti e capacità finanziaria.

Un mercato in forte espansione

L’attenzione dell’Antitrust si inserisce in un contesto di crescita esplosiva. Secondo stime citate nell’indagine, il mercato globale del quantum computing ha già superato il miliardo di dollari e potrebbe oltrepassare i 100 miliardi entro il 2040.

Tuttavia, il posizionamento italiano resta marginale. Le imprese attive nel settore sono appena una dozzina, contro le circa cento negli Stati Uniti, mentre sul fronte degli investimenti pubblici il divario con Paesi come Francia e Germania rimane significativo.