Quanto costerà all'Italia il

Non sarà elegante parlare di soldi in un momento così drammatico della storia repubblicana (forse il più drammatico), ma è inevitabile iniziare a fare i conti di una crisi che ci ha colti totalmente impreparati. È vero, l’Italia già prima dell’arrivo del Covid-19 era fanalino di coda in Europa per crescita stimata, con alcuni indicatori che iniziavano a scricchiolare e un 2019 chiuso sostanzialmente in recessione. Ma ora urge capire che cosa rimarrà della nostra economia quando (perché sicuramente avverrà) ci saremo sbarazzati del Coronavirus. Ha provato a fare i conti in tasca all’Italia Giuseppe Russo della Fondazione Einaudi. Che, in primo luogo, precisa che ovviamente l’impatto sulla ricchezza prodotta dipenderà molto dal protrarsi dell’emergenza. Sono quindi stati esaminati tre possibili scenari: fine dell’emergenza il 2 aprile, due settimane più tardi o addirittura il 10 maggio. L’impatto è stato stimato sia per  quanto concerne i consumi, sia per le esportazioni.

Scenario A, l’emergenza si conclude il 2 aprile

«Questo prevede – si legge nel report di Russo – che gli 804 miliardi di consumi delle famiglie (prodotto di 2.571 euro di spesa media mensile per 26,1 milioni di famiglie) si eroderanno nel corso dell’anno di 24,9 miliardi. I settori più impattati in termini assoluti saranno quello dei trasporti (-7,3 miliardi), il settore della cultura, lo sport e i divertimenti (-4,5 miliardi), a seguire il turismo (-3,2 miliardi). Nel complesso la spesa per i consumi si contrarrebbe del 3,1 per cento. Insieme a questa, scenderebbe del 2,5 per cento la spesa per gli investimenti (-7,9 miliardi) e dell’1,6% la domanda dall’estero (per via del contagio economico conseguente al contagio virale): -8,7 miliardi di esportazioni. Il vuoto di domanda da colmare sarebbe di 41 miliardi. Inserendo questo input nel modello keynesiano di breve termine, si avrebbe una contrazione del Pil di 34 miliardi (-1,9 per cento)».

Scenario B, addio al Coronvirus da metà aprile

In questo caso «il virus si prenderebbe ancora un paio di settimane per andarsene. In questo caso, il riparto settoriale dei comparti impattati non cambia. La spesa per i consumi scenderebbe di 42 miliardi (- 5,2 per cento) e trascinerebbe giù gli investimenti (-13,3 miliardi, -4,2 per cento) e le vendite all’estero (- 14,7 miliardi, pari a -2,6 per cento). Il vuoto di domanda da colmare nello scenario intermedio (B) di fine delle misure nella seconda metà di aprile, sarebbe di 70 miliardi. Inserendo questo input nel modello dell’economia italiana, si avrebbe una contrazione del Pil di 57 miliardi (-3,2 per cento)». 

Scenario C, si riparte il 10 maggio

Se questa evenienza (invero terribile) dovesse verificarsi, «la spesa per i consumi scenderebbe in ragione d’anno di 48 miliardi (-6 per cento) e porterebbe a una conseguente contrazione degli investimenti di 15,4 miliardi (-4,8 per cento) e delle vendite all’estero di -17 miliardi (-3 per cento). Il vuoto di domanda da colmare, nello scenario peggiore (C) sarebbe di 81 miliardi. Inserendo questo input nel modello dell’economia italiana, si avrebbe una contrazione del Pil di 66 miliardi (-3,7 per cento)».

Le misure in campo

Il governo ha iniziato a dare i numeri dell’intervento che prevede di fare. Si tratta di circa 25 miliardi: una cifra che inizerebbe a essere soddisfacente, ben lontata da quei 7,5 miliardi previsti inizialmente. Ma già oggi sappiamo che se si dovesse uscire dall’emergenza alla scadenza naturale del Dpcm il vuoto di domanda da compensare sarebbe di 41 miliardi, ovvero una contrazione del pil dell’1,9%. «Qualora invece l’epidemia si dimostrasse più lenta a regredire – conclude Russo -, gli scenari simulati dicono che, anche in caso di esito finale favorevole entro la metà di maggio, il vuoto di domanda (scenari B e C) potrebbe essere compreso tra i 70 e gli 81 miliardi e la recessione del Pil andrebbe dal 3,1 al 3,7 per cento».