Se ti imbatti in uno yacht da oltre 24 metri in qualunque parte del mondo, hai una probabilità su due di trovarti di fronte a un prodotto, o meglio a un gioiello, Made in Italy. Per l’esattezza, 398 yacht su un totale di 807 in costruzione a livello globale, pari al 49,3%, sono in Italia, con una crescita del 3,6% rispetto al 2018. Un dato che fotografa l’importanza del settore della nautica da diporto, che ha raggiunto nel 2019 i 4,7 miliardi di fatturato, in crescita di circa il 10% rispetto al 2018. Poi, però, è arrivata la pandemia. «L’Emergenza Covid-19 ha impattato sul settore in un momento di grandi risultati e performance» dice Marina Stella, direttore generale di Confindustria Nautica, «che aveva registrato una crescita a due cifre per quattro anni consecutivi, con previsioni di ulteriore sviluppo.
Il lockdown ha impattato solo in maniera marginale sul comparto che dopo la primavera nera sta tornando operativo a pieno regime
Il ritorno all’attività in tempi relativamente brevi potrebbe aver limitato i danni». E se il distanziamento imposto dalle regole anti Covid limita le crociere (anche perché le linee guida del Ministero delle Insfrastrutture e dei trasporti vietano di condividere una cabina con un non convivente, così una coppia di fidanzati ha bisogno di una barca con due cabine), è ripreso a pieno ritmo il traffico via nave di scafi inviati nel Mediterraneo da benestanti navigatori del Nord Europa e degli Usa – ne sa qualcosa il Gruppo Grimaldi, che dal 1947 solca i nostri mari e si occupa di logistica integrata – che se li godranno al largo delle nostre coste per tutta l’estate, e che faranno il percorso inverso a fine stagione. Da’altra parte, quello della nautica è un comparto che nuota controcorrente. Ce lo raccontano i protagonisti della nostra coverstory.
















