Private equity mai in vacanza, anche l'estate è col segno più

È un anno record per il private equity. Lo dicono i mesi estivi da poco passati, luglio e agosto, che hanno registrato 24 nuovi investimenti contro i 18 dello stesso periodo del 2017. Un dato ancora più significativo se si pensa che nei primi otto mesi di quest’anno erano state portate a termine 100 operazioni e che tradizionalmente, nei mesi estivi, il trend sarebbe dovuto calare per via dell’effetto-stagionalità. Il 2018 invece è in evidente controtendenza, questa è l’analisi dell’Osservatorio PEM® di LIUC-Università Cattaneo che da oltre 15 anni svolge un’attività di monitoraggio permanente sugli investimenti in capitale di rischio realizzati in Italia, al fine di offrire ad operatori, analisti, studiosi e referenti istituzionali, informazioni utili per lo svolgimento delle relative attività.

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Il bimestre luglio-agosto è stato caratterizzato dunque da un’eccellente vivacità del settore e se si tiene anche conto delle numerose operazioni annunciate e in procinto di chiudersi a breve, si prospetta, un terzo trimestre di sicuro interesse per gli investitori. Anche a luglio e ad agosto, le operazioni di buy out si sono confermate predominanti sul mercato, ma con una percentuale leggermente più contenuta rispetto al trend consueto (60%), mentre le operazioni in capitale per lo sviluppo confermano la ripresa riscontrata nel corso del 2017 e dei primi mesi dell’anno in corso (32% dell’intero settore). Si è registrata anche la presenza di due operazioni di turnaround (8%).

Le pmi restano il primo bacino per gli  operatori, ma non mancano deal con valutazioni di rilievo. crescono gli investitori esteri

Dal punto di vista geografico, il settore risulta come sempre polarizzato nel nord del nostro Paese, ma con una maggiore dispersione rispetto al dato di trend (la Lombardia rappresenta “solamente” il 20% delle operazioni mappate). In tal senso, è da rilevare come si riaffacci con decisione il Piemonte, dopo un 2017 di scarsa significatività e come si confermino Emilia Romagna e Veneto quali ambiti di regionali di grande attenzione per il private equity. In ottica settoriale, invece, a fianco del consueto dominio dei comparti dei prodotti industriali e dei beni di consumo, si segnalano i comparti dell’alimentare e dei servizi professionali del terziario, come anche la presenza di alcuni deals conclusi in ambiti settoriali non frequenti, quali ICT, utilities e servizi di trasporto.

Le piccole e medie imprese rappresentano, come sempre, il principale bacino di riferimento per gli operatori, anche se non mancano deals con enterprise value di grande rilievo, come già nei primi sei mesi dell’anno. Anche in questo arco temporale del 2018, gli investitori internazionali hanno continuato a guardare con grande interesse alle imprese del nostro Paese (64% del totale dei deals).

Da ultimo, il monitoraggio di Private Equity Monitor PEM ha rilevato quindi una tendenza alla crescita per quanto concerne la cooperazione tra gli operatori di private equity e quelli di private debt: si è registrata, infatti, la presenza di alcune operazioni svolte in sindacato da investitori appartenenti alle due categorie in questione, in primis quelle su Nutkao e Qui! Group. In quest’ambito, val la pena segnalare l’acquisizione di Powercrop effettuata da F2i (con un investimento in equity di 335 milioni di Euro), nonché quelle di Corob e Dispensa Emilia, condotte rispettivamente da Ardian ed Investindustrial.

Degni di nota, anche, l’ingresso di FSI in Lumson e quello di Ardian in Astm. Tra gli interventi di ristrutturazione, invece, interessanti risultano quello di Kkr in Qui! Group e quello di QuattroR in Ceramiche Ricchetti.