rettore della LIUC

Il Private Banking italiano cresce in modo sostanziale, specie grazie da un lato all’aumento della concentrazione del reddito e della ricchezza, e dall’altro a quello del numero di servizi offerti dai players attivi sul mercato. È quanto emerge dal Private Banking Index dell’Osservatorio LIUC – Banca Generali, che lanciato nel 2016 con un valore di 100 punti base in riferimento all’anno 2015, ne ha fatti segnare 108,36 per il 2016 e 115,05 nel 2017. Fin dalla sua nascita l’Osservatorio, realizzato in collaborazione con Schroders e M&G Investments, ha posto l’accento sull’estrema complessità dell’industria del private banking, influenzata da numerose variabili. L’attività di ricerca è stata indirizzata alla costruzione di un indicatore in grado di rappresentare in maniera efficace l’evoluzione dello stato di salute del settore. Gli studi intrapresi, finalizzati all’individuazione delle possibili aree di influenza in grado di esercitare un impatto sul comparto del private banking, hanno portato a identificare tre componenti rilevanti. La prima è l’andamento del settore, a sua volta influenzato dalle masse gestite, dalla clientela potenziale e dai prodotti offerti. Da questo punto di vista, il numero di potenziali clienti, misurato in famiglie “private”, resta sostanzialmente stabile, pur in crescita per il secondo anno consecutivo, e risulta quindi una variabile poco influente. Un buon impatto sull’andamento dell’indicatore giunge invece dal numero crescente di servizi offerti dai diversi players, il che appare coerente con la rilevanza sempre più strategica dei servizi innovativi di consulenza e di supporto, così come dell’introduzione sul mercato di strumenti alternativi di investimento. Notevole, infine, l’effetto prodotto dalla crescita del peso relativo degli investimenti alternativi sul totale degli investimenti e dall’evoluzione delle masse gestite, visto che il comparto del Private Banking è ormai prossimo a gestire nel nostro Paese 800 miliardi di euro. Secondo elemento su cui si concentra l’attenzione dell’Osservatorio LIUC – Banca Generali è l’evoluzione del contesto socio-economico di riferimento, ovvero del nostro Paese, considerando in particolare lo stock di ricchezza delle famiglie italiane, l’andamento del Prodotto Interno Lordo e l’evoluzione della concentrazione del reddito in ambito domestico.

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Il comparto del private banking sta raggiungendo gli 800 miliardi di euro di masse gestite, con un peso crescente sugli investimenti totali

L’evoluzione del Pil offre un discreto contributo, a fronte di alcuni primi segnali di crescita reale (+1,5% rispetto al dato Istat del 2016), mentre la ricchezza netta delle famiglie italiane rimane sostanzialmente stabile. Un contributo a sostegno del positivo andamento del private banking giunge, invece, dall’analisi dell’Indice di Gini, che misura la concentrazione del reddito e della ricchezza: all’aumentare della concentrazione, aumentano i patrimoni potenziali “private”. Terza area d’interesse del Private Banking Index è l’andamento dei mercati regolamentati domestici, analizzato attraverso l’andamento del principale Indice di Borsa, nonché di alcuni cluster di imprese creati ad hoc dall’Osservatorio con riferimento al comparto finanziario in esame ed al luxury. Mentre il principale Indice di Borsa, a fronte di un’annata eccellente, si riporta in linea e, anzi, migliora il valore di due anni addietro (2015, anno zero dell’indicatore), offrendo un contributo positivo al Private Banking Index, al contrario i cluster di imprese creati ad hoc dall’Osservatorio e relativi al settore del private banking e dei beni di lusso registrano una ripresa solo parziale. Un elemento di criticità non tale da alterare in modo sostanziale un quadro che resta nettamente positivo.