Banca Generali conferma il proprio interesse per il mercato delle acquisizioni, in particolare nel settore del private banking. “Non abbiamo urgenza, siamo cresciuti di 20 miliardi di asset in 3 anni”. Lo dice l’amministratore delegato, Gian Maria Mossa, oggi in un’intervista rilasciata a Affari & Finanza di Repubblica. “Ma siamo tra gli interlocutori capaci di fare da polo di aggregazione; se c’è l’opportunità siamo pronti a fare qualcosa, se si crea valore per gli azionisti”, aggiunge.

La formula di Banca Generali sul fronte del private banking è basata sul concetto di offerta diversificata. L’amministratore delegato punta su “soluzioni che garantiscano rendimenti interessanti anche con tassi negativi, ma che non espongano a rischi eccessivi”.
Parallelamente a ciò bisogna affiancare agli investimenti azionari (“in un contesto di tassi negativi”) “strumenti di copertura per i rischi di volatilità dei mercati”. Tradotto: “è necessario avere una gestione attiva, molto attiva, e tanta competenza”.
I primi segnali sul fronte dell’m&a, il gruppo Generali lo aveva dato già a maggio scorso con il ceo, Philippe Donnet, che dichiarava: “Abbiamo definito un quadro strategico e vogliamo rafforzare ulteriormente la nostra presenza e leadership in Europa. Ci saranno opportunità in Europa, ne sono abbastanza convinto”.
















