«Presenteremo le storie positivedi chi ha creato lavoro sano»

«Il vero sviluppo non è sfruttamento. Quello che fanno le multinazionali che affamano la gente e creano precariato, o gli studi professionali che spremono i giovani, possono saziare gli azionisti nel medio termine, ma non creano ricchezza stabile. Ciò che costruiscono da una parte lo distruggono dall’altra»: è netto il giudizio di Giorgio Vittadini, tra gli autori di “MeshArea” – il nuovo “concept” di spazio dedicato al lavoro che viene introdotto quest’anno al Meeting di Rimini – professore di statistica alla Bicocca, da sempre tra i punti riferimento culturali del Movimento di CL: «Più il lavoratore è trattato bene, meglio lavorerà», aggiunge, «Ma è chiaro che ‘trattar bene’ non vuol dire assecondare le logiche clientelari che hanno diviso il mondo del lavoro tra occupati privilegiati e precari, bensì creare sviluppo e possibilità per tutti».

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Quest’anno il Meeting punta forte sul tema del lavoro. Con quale senso, con quale finalità?

Vogliamo approfondire la coscienza che l’uomo può e deve realizzarsi nel lavoro. Il messaggio di fondo sarà che l’Italia ha bisogno innanzitutto di sviluppo e di lavoro. Se non ci si sviluppa e non si lavora, non i capitalisti del Terzo Mondo ma i lavoratori del Terzo Mondo che vogliono emanciparsi ci costringeranno a chiuderci in noi stessi invece che ad aprirci e costruire sviluppo, sostenendo così la competizione dei Paesi emergenti che giustamente vogliono portarci via quote di reddito. E senza questa coscienza e questo sviluppo non c’è possibilità nel medio-lungo periodo di fare welfare, né reddito di cittadinanza né niente.

Considera giusto però contrastare il dumping sociale dei Paesi in via di sviluppo e anche l’economia dei lavoretti?

Sì, ma la strada da seguire è quella del decreto dignità o quella di Irlanda e Olanda che detassano gli investimenti? è giusto sanzionare chi prende l’investimento e scappa, ma se spavento chi vorrebbe venire ad investire, non verrà più nessuno. Per me la strada giusta è incentivare: anche il dibattito sulle tasse è sbagliato, il problema è collegare la tassazione ai comportamenti, bisogna detassare chi crea occupazioni, chi investe, esporta e forma… E si deve semplificare, che non deve significare banalizzare…

E il vecchio slogan “lavorare meno lavorare tutti”?

La domanda legittima è sul perché in certi punti si lavora più di quanto sarebbe giusto. Bisogna distinguere dai casi, ed è un ruolo fondamentale per il sindacato del futuro, che deve evolvere, come abbiamo condiviso in un recente convegno di discussione al Cnel. E’ nata una nuova forma di sindacato verticale, la Felsa Cisl, che rappresenta i lavoratori somministrati, autonomi e atipici, è un passo importante in questa direzione, è una formula che funziona e vivifica anche gli altri settori perché li mette continuamente in movimento…

E torniamo a MeshArea: si discuterà di tutto ciò?

Soprattutto accadranno fatti concreti. Anche nell’area del dibattito si parlerà di esempi positivi in atto. MeshArea sarà un momento e un luogo finalizzati al mercato del lavoro reale, e dunque anche gli speech nelle presentazioni – brevi, di 15 minuti – serviranno a presentare casi positivi, senza divagare. Si parlerà, oltre che di casi virtuosi, anche di vere e proprie opportunità occupazionali. Dall’impresa tradizionale alla cooperativa del Rione Sanità, costruita dai ragazzi di Don Antonio Loffredo. Dagli insegnanti che fanno l’alternanza scuola-lavoro agli imprenditori che ricostruiscono il loro percorso ai manager che rappresentano le loro sfide vincenti, in un racconto costruttivo e propositivo. Perché il lavoro è innanzitutto incontro. Né proposta dall’alto né spontaneismo, ma incontro. Quando si fa un incontro si mettono al centro le persone che s’incontrano. E questa è la vera novità di MeshArea. 

Incontro, dunque: e mai scontro?

Scontro no, giudizio sì. Perché a volte si è persa non solo la  capacità dell’incontro ma anche del giudizio sul lavoro. Molti, troppi, giovani e vecchi, si lamentano: gli uni dei dipendenti che hanno, gli altri degli imprenditori e dei manager da cui dipendono, ma pochi si chiedono cosa cambiare di fronte alle critiche o alle osservazioni. Invece l’incontro può anche significare: io ti correggo, tu cambi, e si migliora. E quando ci si ritrova ancora, dopo non è la stessa cosa, è un’altra, ed è migliore.  Uno dei problemi principali del lavoro italiano è che non ci si incontra… E invece incontrarsi è un modo per contrastare l’ineluttabilità apparente dei destini, negativi o positivi che siano…