La macchina del Piano nazionale di ripresa e resilienza continua a correre e Bruxelles certifica un nuovo avanzamento significativo per l’Italia. La Commissione europea ha dato il via libera alla nona rata del Pnrr, pari a 12,8 miliardi di euro, segnando un ulteriore passo nel percorso di attuazione degli interventi finanziati con le risorse del programma europeo post-pandemico.
A darne notizia è stato il vicepresidente esecutivo della Commissione Ue con deleghe alla Coesione e alle Riforme, Raffaele Fitto, attraverso i suoi canali social. Con questo nuovo stanziamento, ha sottolineato Fitto, i fondi complessivamente erogati all’Italia raggiungono circa 166 miliardi di euro, pari a circa l’85% della dotazione complessiva prevista dal Piano. Un dato che conferma il ruolo centrale dell’Italia nell’attuazione dello strumento europeo, sia in termini di avanzamento finanziario sia per numero di obiettivi raggiunti.
Il pagamento della tranche è legato al conseguimento di 50 milestone e target, che spaziano tra riforme strutturali e investimenti strategici. Secondo la lettura della Commissione, gli interventi stanno producendo effetti concreti sul funzionamento della pubblica amministrazione, sull’efficienza del sistema giudiziario e sul rafforzamento del comparto educativo, tre assi considerati fondamentali per la modernizzazione del Paese.
Sul piano politico, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato il risultato come un ulteriore tassello di un percorso definito ormai strutturale. Con l’approvazione della nona rata, ha evidenziato la premier, l’Italia consolida il primato europeo sia per risorse ricevute sia per obiettivi raggiunti. Nel complesso, il Piano italiano ha registrato 416 traguardi tra riforme e investimenti, con ricadute dirette su famiglie e imprese, in particolare nei settori considerati strategici per la crescita.
La presidente del Consiglio ha inoltre sottolineato come il modello italiano di gestione del Pnrr abbia segnato un cambio di paradigma rispetto al passato, passando da una logica centrata sulla semplice spesa delle risorse a una impostazione orientata alle riforme strutturali e agli investimenti di lungo periodo. Un approccio che, nelle intenzioni dell’esecutivo, dovrebbe rappresentare anche il riferimento per le politiche di sviluppo oltre il 2026, quando il Piano giungerà alla sua conclusione formale.
L’orizzonte resta quindi quello di consolidare gli effetti degli interventi già avviati e di rafforzare la competitività del sistema Paese. In questo quadro, la nuova tranche da 12,8 miliardi non rappresenta solo un flusso finanziario, ma anche un ulteriore riconoscimento del percorso intrapreso dall’Italia nella gestione delle risorse europee.
















