La denuncia arriva dalla piattaforma Openpolis, che si occupa tra le altre mansioni di monitorare l’andamento del Pnrr in Italia. Oltre ai ritardi, più volte denunciati anche dalla Corte dai Conti e che in questi giorni stanno tenendo banco nella polemica politica, da parte di Openpolis arriva anche un’altra segnalazione, ottenuta dall’elaborazione dei dati forniti da Anac, cioè il mancato rispetto delle clausole poste dall’Europa, che prevedono che ci sia una quota minima di giovani e di donne nelle aziende che lavorano al Pnrr.
“Nonostante l’obbligo di legge, – scrive Openpolis – il 69% dei bandi aperti finora non prevede quote di assunzioni riservate a donne e giovani. Le aziende candidate alle gare pubbliche possono ricorrere ad ampie deroghe per non rispettare le quote”.
Le clausole sulle assunzioni di giovani e donne
“Come noto, – continua Openpolis – il Pnrr prevede tra le sue priorità trasversali interventi a favore dell’emancipazione di giovani e donne. E intende conseguirlo principalmente attraverso l’aumento del tasso di occupazione giovanile e femminile”.
Per questo l’articolo 47 del decreto legge 77/2021 ha disposto che vi fosse un vincolo per gli operatori economici (aziende, cooperative, società) interessati a partecipare alle gare d’appalto per i progetti finanziati con le risorse del Pnrr. In particolare l’articolo prevede che almeno il 30% delle assunzioni legate alla vittoria dell’appalto sia destinata a giovani sotto i 36 anni e donne. Sostanzialmente per gli operatori economici questo vincolo si concretizza, al momento della stipula del contratto, nel deposito di una dichiarazione con cui l’azienda aggiudicataria si impegna ad assumere giovani e donne in quantità tale da rispettare la quota.
“Come abbiamo verificato dai dati Anac, – spiegano – l’ampia maggioranza (69%) dei bandi Pnrr pubblicati fin qui non prevede clausole occupazionali per giovani e donne. Ciò significa che in queste gare non viene neanche chiesto alle aziende di rispettare i vincoli di assunzione previsti”. Il 28% gli avvisi pubblici che prevedono il vincolo di assunzioni di almeno il 30% di donne e giovani. Si tratta di meno di 1 bando su 3.
Il restante 3% prevede delle quote occupazionali per giovani e donne, ma in diverse misure che non necessariamente sono uguali o superiori al 30%.
Il rispetto delle clausole da parte delle aziende, che partecipano ai bandi Pnrr
“Alla già scarsa presenza di queste clausole negli avvisi pubblici, – spiega Openpolis – si aggiungono le eccezioni per cui le aziende non sono sempre tenute a rispettare le quote. Sono infatti ammissibili deroghe qualora l’oggetto del contratto, la tipologia, la natura del progetto o altri elementi indicati dalla stazione appaltante (come il tipo di procedura, il mercato di riferimento, l’entità dell’importo) rendano la clausola inapplicabile o contrastante con determinati obiettivi. Cioè quelli di universalità, socialità, efficienza, economicità e qualità del servizio, nonché di ottimale impiego delle risorse pubbliche. Sta alla stazione appaltante decidere di avvalersi o meno della deroga e comunicare la sua decisione ad Anac, specificando le motivazioni che l’hanno portata a questa decisione”.
Le deroghe troppo ampie rendono inefficace la clausola
È evidente che le circostanze in cui è ammessa la deroga alla quota di assunzioni sono troppo ampie e di fatto rendono inefficace la clausola. Già nel 2022 una relazione del Cnel (consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) parlava di deroghe “troppo generiche e tali da fornire ampi margini di disapplicazione”. A ciò si deve aggiungere che, anche dove prevista, questa clausola ha comportato dei problemi. In molti casi infatti le gare sono andate deserte specie nel settore edilizio, dove generalmente la presenza di manodopera in particolare femminile è abbastanza ridotta. Per questo motivo è importante mantenere alta l’attenzione su questi aspetti, fondamentali per raggiungere gli obiettivi che il nostro paese si è posto a proposito di giovani e donne.
















