PMI, nella ricetta del successo ci sono da inserire anche i “like”

Inutile girarci attorno e far finta di niente: oggi Facebook punta fortissimo sulle aziende. Perché è grazie a loro che il social network, creato da Mark Zuckerberg poco più di un decennio fa, ha permesso al fondatore di sopravanzare niente po’ po’ di meno che sua Maestà “l’Oracolo di Omaha”, Warren Buffet, al terzo posto nella classifica degli uomini più ricchi del globo. Una fortuna da oltre 80 miliardi di dollari che continua a crescere nonostante le critiche sulla sicurezza e qualche opacità di troppo sul tema Cambridge Analytica. Ma è un dato di fatto incontrovertibile che le aziende che decidono di sbarcare su Facebook possono beneficiare di una pubblicità straordinaria a prezzi decisamente contenuti. Prima di tutto qualche numero: attualmente poco meno di un terzo della popolazione mondiale è iscritta a Facebook. Parliamo di 2 miliardi di persone che, con diverse modalità, ogni giorno scorrono la famosa “timeline” del social network per vedere le foto degli amici al mare, leggere qualche commento alla situazione politica. Ma c’è una cosa che non possono evitare di fare: vedere gli annunci a pagamento che compaiono sia nella bacheca che ai lati. Questi contenuti sponsorizzati rimandano alle pagine di circa 80 milioni di imprese europee che si sono iscritte e che ogni giorno pagano al social network una piccola quota (siamo nell’ordine delle decine di euro, non di più) per farsi conoscere e per aumentare il proprio bacino potenziale di utenti. Ogni secondo, a livello mondiale, transitano su Facebook sei milioni di annunci a pagamento, i cosiddetti adv. Un numero spropositato che dà una prima idea di come questo social network abbia completamente ribaltato il paradigma della pubblicità, che sui media tradizionali era (ed è ancora) costosa e difficilmente raggiungibile. «Possiamo permetterci – ci spiega Ciaran Quilty, vicepresidente Facebook Emea per le PMI che Economy ha potuto intervistare in esclusiva nel corso del recente Fed a Milano – di tenere un prezzo così basso perché vogliamo che ogni minuto che una business person investe con noi sia preziosa. Non vogliamo aumentare il prezzo degli adv, ma diamo grande importanza al valore dei contatti che riusciamo a generare». Il che, tradotto, potrebbe anche significare che il volume di adv che stanno trattando è talmente elevato che non serve neanche spingere sulla leva del prezzo, tanto gli introiti, in costante crescita, sono garantiti.

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I post sponsorizzati rimandano alle pagine social di 80 mln di imprese europee che pagano per aumentare i loro follower

«Siamo molto focalizzati sulle piccole e medie imprese – racconta ancora Quilty– perché rappresentano la spina dorsale dell’economia non solo italiana, ma anche europea. Ci siamo resi conto che un’accelerazione incredibile alla penetrazione dei contenuti delle aziende su Facebook è stato dato dagli smartphone, che hanno accresciuto a dismisura il numero di utenti connessi. Oggi possiamo dire che quasi l’80% delle connessioni al nostro social network avviene via smartphone». Il dato è confermato da almeno due temi: in primo luogo, che nei paesi sviluppati quasi il 60% delle connessioni arriva da mobile e non più da desktop. Senza dimenticare che i paesi in via di sviluppo, soprattutto quelli africani e asiatici, stanno conoscendo un autentico boom tecnologico proprio perché le reti mobili sono sempre più pervasive e gli smartphone entry level hanno dei costi decisamente più contenuti di un computer fisso.

«Quella che abbiamo oggi – scandisce Quilty – è un’incredibile opportunità. Su Facebook ci sono oltre due miliardi di utenti e le imprese italiane che sono presenti sulla nostra piattaforma sono state raggiunte da 195 milioni di persone che non risiedono nel vostro paese. Stiamo parlando di oltre il triplo della popolazione italiana!». È vero che il contatto tra utente e azienda non si traduce necessariamente in una vendita – anzi, secondo uno studio di Netcomm e Politecnico di Milano, solo l’1,6% – ma è altrettanto inattaccabile il fatto che espandere la propria platea potenziale sia sicuramente un ottimo inizio. Per far capire come le possibilità offerte da Facebook siano davvero notevolissime, Quilty fornisce due esempi: un ristorante di Polignano a Mare, il Pescaria, e le cantine Saraceni. Il primo aveva deciso di offrire pesce fresco a prezzi estremamente competitivi e di affidare la propria comunicazione a Facebook, tanto che i tre soci fondatori erano tutti estremamente “skillati” da questo punto di vista. Il giorno dell’apertura sono stati oltre 500 i clienti paganti del ristorante, che nel giro di pochi mesi ha registrato un tale successo da potersi permettere di aprire altri due ristoranti, di cui uno a Milano, arrivando ad avere 120 dipendenti complessivi, tutti ovviamente capaci di sfruttare a proprio vantaggio la tecnologia. Per quanto riguarda Saraceni, invece, «si tratta di due fratelli – ci spiega Quilty – che hanno saputo sfruttare Facebook per raggiungere altri mercati, sfruttando il brand migliore che ci sia, cioè il made in Italy. Oggi vendono 300.000 bottiglie fuori dall’Italia, di cui il 50% negli Stati Uniti».

Il ruolo del social network con sede a Menlo Park è quindi sicuramente prezioso per accrescere il proprio business. Anche perché ogni secondo vengono visualizzati 6 milioni di annunci pubblicitari. Ora però ci sono i nuovi trend che stanno rapidamente prendendo piede. In primo luogo, sfruttando anche Instagram – che nel frattempo ha superato il miliardo di utenti – Facebook sta puntando moltissimo sui video, visto che ogni giorno ne vengono visti oltre 100 milioni in tutto il mondo. Inoltre, tramite Whatsapp e Messenger, l’azienda di Zuckerberg ha dato la possibilità al segmento business di dialogare con la propria clientela potenziale. E non parliamo di qualche decina di migliaia di messaggi, ma di 8 miliardi di scambi tra business e consumer. Un numero mostruoso. C’è poi un ulteriore dato che fa capire come i tre social network della famiglia (Facebook, Instagram e Whatsapp) siano ormai uno strumento a tutti gli effetti per chi vuole fare business: il 50% delle imprese italiane utilizza Whatsapp come strumento di comunicazione con i propri clienti. «Una tendenza – conclude Quilty – che stiamo seguendo con grande attenzione e che ci ha spinti a investire con grande convinzione sulla versione business di Whatsapp».