«Il settore bancario e finanziario guarda alla tecnologia della blockchain con estremo interesse perché ritiene che possa essere preziosa nel ridurre i costi di back-office delle transazioni di asset management”, dice Roberto Nicastro, oggi senior advisor del fondo Cerberus, già dg di Unicredito nonché membro dell’Advisory board di Deus Technology, software house leader nel robo-advisory.
Quindi lei giudica bene quest’innovazione?
Non sono un tecnico, ma osservo che la blockchain sembra poter avere enormi margini di sviluppo nella gestione ottimizzata dei costi di transazione. E in tanti ci stanno investendo molto. Si calcola che a livello globale solo nell’asset management possa permettere risparmi annui di 3 miliardi di dollari. Se si estende al settore finanziario complessivo i numeri si moltiplicano di parecchio. Ciò non di meno, ci sono ancora dubbi su quanto la tecnologia sia davvero scalabile e sicura.
In che modo potrebbe tagliare i costi?
Oggi nel mondo del credito tutti i pagamenti usano ancora sistemi di clearing e settlement con eserciti di addetti e tantissime lavorazioni ancora manuali. Sono processi che con la blockchain verrebbero in gran parte automatizzati e quindi realizzati a costi materialmente più basi. Non a caso, oggi tutti stanno studiano il modo per ottenere i maggiori risparmi usando la blockchain. Tra le iniziative più note, vi è R3 che coinvolge una quarantina dei principali gruppi bancari mondiali, tra cui Unicredit e Intesa. Anche il mondo delle Banche Centrali, Swift, il Trade Finance come pure la cruciale identificazione del cliente (KYC) e la compliance antiriciciclaggio potrebbero essere sempre più impattati e efficientati da blockchain.
E l’impiego nei settori dell’economia reale?
Verosimilmente potrà innovare in modo significativo anche altri settori… Si parla anche di applicazioni nello shipping e nella logistica, i trasporti possono essere ottimizzati con l’applicazione della blockchain, ma anche l’agricoltura (scambi di derrate o alla tracciabilità) o il farmaceutico (ottimizzazione della supply chain). Si parla di applicazioni in apparenza ubiquitarie. Un territorio ricco di premesse interessanti.
Giudica bene anche le criptovalute?
Se blockchain ha un futuro, certamente lo avrà anche il concetto di criptovaluta. Tuttavia su questo fronte le incognite sono ancora molte. Prendiamo ad esempio il caso italiano di Bitgrail, piattaforma specializzata in criptovalute che pare abbia prodotto un “buco” da 150 milioni di dollari, quasi il triplo della perdita degli obbligazionisti di Banca Etruria, ed è curioso se ne sia parlato di più all’estero che in Italia. Non si è ancora ben capito quale sia stata la dinamica dell’infortunio, quale hackeraggio lo abbia determinato, se sia stato un hackeraggio o cosa altro!
Dunque, prudenza?
Ma sì, certo: come sempre, con le nuove tecnologie all’inizio delle loro applicazioni. Sono piene di incognite. Però la frontiera della blockchain è da presidiare con estrema attenzione da chiunque sia impegnato nell’industria bancaria e finanziaria.
















