Palazzo Seneca, la passione che si fa strada tra le macerie

Ci sono strutture simbolo la cui riapertura dopo un evento catastrofico come un terremoto ha la capacità di trascinare con sé l’intera comunità di cui fanno parte, avviando o meglio consolidando un percorso collettivo di rinascita. È il caso dell’Hotel Relais & Châteaux Palazzo Seneca di Norcia, che ha riaperto a fine aprile, 9 mesi dopo il sisma che ha duramente colpito la cittadina umbra, facendo crollare tra l’altro gran parte della Basilica di San Benedetto. In realtà l’Hotel, grazie agli importanti lavori strutturali durati 7 anni in seguito al terremoto del 1997, non ha subito alcun danno dal sisma dello scorso 23 agosto, ma è stato comunque chiuso perché in pieno centro storico, a pochi passi dalla piazza di San Benedetto, all’interno della zona rossa. La prima notizia è proprio questa: l’Hotel Palazzo Seneca dimostra che quando si investe in sicurezza, i danni dei terremoti possono essere prevenuti. «Palazzo Seneca risale al Cinquecento. Abbiamo svuotato tutte le volte a crociera dell’epoca, le abbiamo scaricate del peso lasciandone intatta la bellezza, agganciandole ai solai rifatti. Siamo andati a rivedere le fondazioni, e abbiamo fatto un’opera di palificazione della struttura per essere più sicuri» spiega a Economy Vincenzo Bianconi, con il fratello Federico sesta generazione di una famiglia che fa ristorazione e ospitalità a Norcia dal 1850: e chi si occupa di architettura nelle zone sismiche farebbe bene a prendere appunti. «Abbiamo rifatto il grande soffitto in legno e fatto tutti gli intonaci armati con la rete metallica da parete a parete. Inoltre abbiamo mantenuto la struttura originaria degli spazi interni, fatta di tante piccole sale: spesso l’errore che si fa è voler fare grandi saloni, il che comporta un forte alleggerimento della tenuta dei solai, perché vengono meno le tramezzature. Insomma abbiamo mantenuto la maglia storica del palazzo, non indebolendola ma rafforzandola» dice Bianconi.

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Bianconi: «Abbiamo scaricato del peso le volte a crociera del ‘500, lasciandone intatta la bellezza, e agganciandole ai solai rifatti»

La cura adottata per il restauro dice molto di questo hotel Relais & Châteaux, l’anno scorso inserito dal Sunday Telegraph tra i 10 più speciali della italian countryside, più di recente tra i 5 finalisti del premio Hotel of the year dal prestigioso network Virtuoso, 15mila travel agent globali del segmento lusso. «L’Hotel of the year è un premio che viene assegnato anche in base all’impatto sulla comunità per l’evoluzione di un turismo di qualità. Normalmente va a strutture che si trovano in località emergenti, grandi alberghi che cambiano l’economia di quei luoghi. Norcia dopo il terremoto è dunque vista da Virtuoso come una destinazione emergente, ed è stato riconosciuto il ruolo di Palazzo Seneca, un ruolo di rilancio di un turismo di alta qualità» dice soddisfatto Bianconi. Un percorso che è iniziato con la riapertura di fine aprile: «sono arrivati dagli Stati Uniti apposta per noi sei tour operator del segmento lusso con i loro più alti dirigenti, per verificare lo stato di Norcia e della struttura, e capire quali esperienze turistiche è possibile confezionare. Sono stati 3 giorni e oltre a gratificarci con la loro presenza hanno sperimentato in prima persona quel che i loro ospiti possono provare; da lì a breve sono arrivate le proposte di contratto fino al 2018». Tra i protagonisti di questo rilancio internazionale figura un tal San Benedetto: «l’85% dei monaci di Norcia è americano, una comunità molto attiva, giovane e dinamica che continua a intrattenere rapporti stretti con i luoghi da cui provengono. San Benedetto è un personaggio straordinario, e Norcia è un luogo simbolico ora più che mai dei valori fondanti della cultura occidentale, portati avanti dai benedettini» dice Bianconi.

Che l’Hotel Palazzo Seneca abbia un ruolo che va al di là di quello meramente turistico lo dimostra il fatto che alla sua riapertura ha mandato un messaggio il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, salutandola come «una tappa importante nel percorso di ricostruzione e di rilancio dell’economia locale», e ha partecipato di persona il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Vincenzo Bianconi è anche presidente dell’associazione I love Norcia, nata con una precisa volontà di rinascita: «Vogliamo diventare una comunità migliore di quel che eravamo prima del terremoto. Proprio perché le cose andavano bene, fino al 23 agosto dell’anno scorso avevamo poca visione strategica del futuro, non solo a breve ma anche a 20 anni. Il terremoto ci ha regalato il tempo per pensare al futuro, per capire il presente e gli errori fatti. Cercheremo di cogliere il positivo per crescere, risolvere i problemi urbanistici ed essere più virtuosi, basandoci sui valori fondanti della sostenibilità sociale e ambientale». Bianconi e I love Norcia non si limitano alle dichiarazioni d’intenti: hanno messo a punto progetti concreti e pronti a partire: «Vogliamo coinvolgere la memoria storica, che è quella dei nostri cittadini più maturi, di tante produzioni eccellenti che negli anni si sono perse: la loro ripresa può rappresentare la vera innovazione. Un paio di esempi: i testi storici attestano che Norcia è stata la prima in Italia a coltivare le uve Pecorino. Negli anni ‘50 c’erano moltissime vigne, poi pian piano abbandonate, non c’è mai stato un approccio alto al vino. Vogliamo partire anche con alcuni progetti di piccole aziende di allevamento diretto di maialini allo stato brado, cinturello nero e cinghiato, per rilanciare una norcineria di altissima qualità che possa competere con i migliori prosciutti spagnoli».

Chef stellato sedotto dal coraggio

Valentino Palmisano è il nuovo chef del Vespasia, il ristorante stellato dell’Hotel Palazzo Seneca. Ha lasciato la Locanda dell’hotel Ritz Carlton di Kyoto per buttarsi nell’avventura del rilancio di un locale, pur prestigioso, nel cuore di un borgo duramente colpito dal terremoto. Una scelta non facile. «Dopo tre anni e mezzo di Giappone e, prima, quasi 4 di Cina, ho sentito che era venuto il momento di cambiare. Proprio in quel periodo sono stato contattato dalla famiglia Bianconi. Federico e Vincenzo, nel loro coraggio e nella loro follia, mi sono piaciuti: riaprire una struttura che non ha nessun danno, ma si trova comunque in un borgo associato in questo momento al terremoto, è una cosa molto coraggiosa» racconta Palmisano. «Sono venuto a Norcia per visitare il borgo e la struttura, e ho visto un coraggio in questi due ragazzi che mi ha spinto ad accettare la proposta. Anche perché negli anni ho molto utilizzato l’immagine dell’Italia per la mia carriera professionale all’estero e mi sembrava giusto restituire qualcosa». La spinta decisiva per la scelta di Palmisano è venuta però dal coraggio della gente di Norcia: «Sono arrivato nel giorno in cui c’era anche Gentiloni, che ha fatto un discorso nella zona delle tendostrutture. Federico e Vincenzo avevano portato lì un corner di food, e ho incontrato un sacco di gente di Norcia. Sono rimasto impressionato da come queste persone non si siano lasciate abbattere dal terremoto. Fosse successo da un’altra parte, non ho riscontri e spero non succeda mai, forse la gente si sarebbe lasciata abbattere» dice Palmisano. Invece a Norcia nessuno si è abbattuto, e lo chef campano si è convinto: «Qui invece di lamentarsi la gente mi diceva: ormai il terremoto è finito, possiamo solo ricominciare e fare Norcia più bella di prima. La capacità di vedere in una catastrofe del genere la possibilità di fare meglio è qualcosa che ti disarma proprio. Mi sono detto: devo venire a lavorare in questo posto, io ci voglio essere. È la verità, è andata proprio così».