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La Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (CoP26) non ha portato ad esiti particolarmente significativi, eppure non si può neanche dire che sia stata un fallimento. Nuovi importanti impegni e iniziative annunciati dai governi e dal settore privato potrebbero aprire opportunità per gli investitori attenti alle tematiche legate al clima.

Prima della CoP26, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres aveva esortato gli investitori istituzionali a recarsi numerosi a Glasgow per fare pressione sui governi affinché aumentassero il loro impegno. Tutto ciò si è effettivamente verificato. «Vale la pena notare», commenta Scott A. Mather, cio Us core and sustainable investments di Pimco (nella foto a lato), «che l’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea) ha rilasciato un’analisi aggiornata che mostra che se i paesi dovessero seguire i loro impegni attuali – come espresso nelle Nationally Determined Contribution strategies (Ndc) – ciò sarebbe sufficiente per limitare il riscaldamento globale a circa 1,8 gradi entro la fine del secolo».

Uno scenario ottimistico che si basa in gran parte sui nuovi impegni annunciati dai Paesi prima e durante la CoP26, tra cui l’India, che si è impegnata a raggiungere il traguardo zero emissioni nette entro il 2070, un grande passo per il terzo produttore di emissioni al mondo. «Ma cerchiamo di essere chiari», precisa Mather, «la nuova analisi dell’Aie si basa sull’ipotesi che i Paesi attuino pienamente i loro impegni annunciati e le loro promesse, il che è altamente improbabile. La maggior parte degli esperti prevede aumenti delle temperature compresi tra i 2 e i 4 gradi, il che porta inevitabilmente a degli esiti molto diversi».

Quasi 200 Paesi hanno adottato il Patto per il clima di Glasgow, con un accordo che prevede l’aumento significativo dei propri impegni climatici, in linea con gli obiettivi di Parigi. È anche il primo accordo sul clima che affronta direttamente il ruolo dei combustibili fossili – incluso l’impegno a “ridurre gradualmente” l’uso del carbone – mentre fissa delle nuove regole per i mercati del carbonio. «I Paesi sviluppati hanno ribadito il loro impegno a stanziare 100 miliardi di dollari all’anno per aiutare i paesi emergenti a far fronte agli impatti del cambiamento climatico», prosegue l’esperto, «un obiettivo che l’inviato americano per il clima John Kerry ha indicato che potrebbe essere raggiunto entro il 2022, due anni in ritardo». Gli Stati Uniti hanno annunciato un’ampia gamma di misure per ridurre le emissioni di metano – un gas chiave per l’effetto serra – prodotto con l’estrazione di petrolio e gas. Il cosiddetto piano di riduzione delle emissioni di metano degli Usa dovrebbe rappresentare un pilastro della politica climatica statunitense, ed è stato sostenuto da più di 100 paesi presenti alla CoP26.

La cosiddetta Glasgow Financial Alliance for Net Zero (Gfanz), guidata dall’inviato delle Nazioni Unite per il clima Mark Carney, ha annunciato che l’adesione alla coalizione ora include oltre 450 aziende che rappresentano 130.000 miliardi di dollari di capitale privato. «Il segretario generale delle Nazioni Unite ha sottolineato l’importanza degli asset owners nel guidare il cambiamento attraverso iniziative come la Net-Zero Asset Owner Alliance, dove la società madre di Pimco, Allianz, è un membro fondatore», spiega Mather.

 Più di 30 istituzioni finanziarie hanno annunciato un impegno a affrontare la deforestazione, con particolare attenzione a carne di manzo, soia, olio di palma, pasta di legno e carta. L’obiettivo è quello di eliminare la deforestazione causata dall’approvvigionamento di queste materie prime. Le principali compagnie di assicurazione presenti alla CoP26 hanno dichiarato che il cambiamento climatico è «il più grave rischio sistemico», sostenendo una transizione graduale verso un’economia globale a basse emissioni di carbonio. «C’è il rischio che se si verificherà una transizione sregolataverso un’economia a basse emissioni di carbonio, molti degli assets in cui gli assicuratori investono si deprezzeranno», ha dichiarato l’Associazione degli assicuratori britannici.

«Dal nostro punto di vista», dice l’esperto, «gli investitori interessati agli investimenti legati al clima dovrebbero studiare gli Nationally Determined Contributions. Infatti, a nostro avviso, gli Ndc rappresentano delle tabelle di marcia per gli investimenti che stabiliscono impegni nazionali e necessità di finanziamento, che probabilmente dovranno essere soddisfatte in gran parte da investimenti e finanziamenti privati. È chiaro che il mercato delle obbligazioni climatiche e verdi (oltre al più ampio mercato legato alla sostenibilità) sia probabilmente destinato a una crescita esponenziale, dato che si prevede che sia i governi sia le aziende aumenteranno le emissioni per finanziare gli obiettivi Net Zero e altri impegni climatici. Questo dovrebbe offrire nuove opportunità per gli investitori a reddito fisso orientati al clima, sia nei paesi sviluppati sia in quelli emergenti».

Secondo Pimco, le infrastrutture sostenibili, come classe di attivi, rappresentano anche una significativa opportunità di investimento globale, perché possono creare una connessione tra le banche per lo sviluppo, il settore privato e le nostre convinzioni su alcune interessanti opportunità di investimento. In effetti, la CoP26 ha ospitato molte discussioni relative alle banche per lo sviluppo e agli investimenti privati, comprese aree come la finanza mista.

«In relazione alla preoccupazione del settore assicurativo per una transizione sregolata, crediamo che gli investitori dovrebbero lavorare con le aziende ad alta intensità di carbonio e con altre aziende esposte per aiutarle a passare presto ad attività e modelli di business più sostenibili», conclude Mather. «Senza la CoP non ci sarebbe alcun forum internazionale per promuovere la collaborazione e l’azione coordinata per affrontare un problema veramente globale. E la buona notizia è che il settore privato ora sembra avere un ruolo forte in tutto questo».