Quando il 1° luglio del 1983 vennero introdotti i registratori di cassa nei negozi per l’emissione dello scontrino fiscale, i commercianti protestarono. Ora che il governo vuole introdurre dal prossimo 1° luglio lo scontrino elettronico, i commercianti protestano. Trentasei anni fa si disse che i registratori avrebbero abbattuto l’evasione fiscale, non è stato vero. Oggi si dice la stessa cosa, non sarà vero. E comunque a sessanta giorni dalla scadenza, perché la norma sia applicabile, mancano due decreti governativi. Forse i commercianti hanno ragione. La fattura elettronica è stata ed in parte è ancora un incubo e un lavoro aggiuntivo per commercialisti e imprese. Il governo è riuscito a trasformare in una purga quella che avrebbe dovuto essere un’agevolazione. I prossimi tre mesi di scadenze fiscali sono oggetto di un fantomatico provvedimento di legge che dovrebbe semplificarle ma rischia di essere promulgato dopo le scadenze stesse. La vicenda del dirottatore dello scuola-bus di Crema è stata insabbiata subito ma ha dimostrato che in questo paese si può essere condannati per molestie sessuali su minori e farsi sequestrare la patente per guida in stato di ebbrezza e poi essere regolarmente assunti per guidare un autobus di bambini. è come nominare Dracula presidente dell’Avis: la realtà ha raggiunto il paradosso. Le banche dati pubbliche – Polizia stradale, Motorizzazione, Inps, Asl, Casellari giudiziari – non dialogano tra loro, per cui le cause del sequestro della patente non erano state notificate al datore di lavoro e nemmeno la condanna, definitiva, per molestie, con un anno di pena sospesa (chissà perché). E del resto la pubblica amministrazione italiana lavora con 9000 centri di calcolo diversi, che non si parlano.

Tra blocchi politici e vincoli Ue, almeno togliamo qualche ostacolo
Basta tutto questo per dire che nello Stato non funziona niente? Che la malaburocrazia ci strangola? Basta, e non bastebbero cento numeri interi di Economy per portare tutte le ulteriori prove in merito. Perché parlarne ora? è il momento di farlo perché è in atto l’ennesimo pasticcio sullo scontrino elettronico? Non in particolare. A parte che del male supremo che affligge il Paese bisognerebbe parlare sempre, oggi – con la politica economica bloccata dai veti incrociati dei partiti, soprattutto in questo governo Gialloverde bipolare, e dalle direttive di un’Europa a sua volta brancolante in una nebbia istituzionale senza precedenti – forse sburocratizzare è l’unica cosa che si può fare senza spesa pubblica aggiuntiva e senza veti da Bruxelles. Davvero: non servono (molti) soldi, non occorrono direttive europee. Il male oscuro con il quale tutti i governi si sono sempre ritrovati a fare i conti, soccombendo, nelle rare occasioni in cui hanno provato a curarlo, è stato sempre il mostro ottuso della burocrazia. Curiamolo. Debelliamolo. è un ostacolo terribile sulla strada della crescita economica e sociale del Paese. E’ vero: a saltarlo, quest’ostacolo, ad abbatterlo, ci hanno provato in tanti, anche in buona fede, da Bassanini a fine Anni Novanta alla Bongiorno oggi, passando dal ministero dell’Innovazione caro a Berlusconi e dall’Agenzia per l’Italia digitale voluta da Monti. Tutto vano. La resistenza passiva dei burocrati stessi ma, al di là di essa, l’inestricabilità della matassa delle leggi, ha prevalso. Eppure è dentro quella matassa che sta asfissiando la vita civile del nostro Paese. Sta alle categorie economiche, ai manager, agli imprenditori, ai professionisti – che nell’inchiesta di copertina di questo numero di Economy si mobilitano, sul tema – insistere, protestare, combattere per ottenere finalmente un cambio di marcia. Col pessimismo della ragione ma l’ottimismo della volontà. O si riesce a risanare la burocrazia, o per l’Azienda Italia sarà impossibile fermare il declino.
















