
Dattoli, ve la siete vista brutta o è una turbolenza per certi versi tollerabile per il vostro business?
Diciamo che è una situazione mai vista prima. Per la prima volta abbiamo deciso di non redigere un budget per l’anno prossimo perché è tutto talmente nebuloso che viene difficile fare qualsiasi tipo di previsione. Ad esempio: che effetto avrà la riapertura delle scuole? Ci sarà un nuovo lockdown? Per quest’anno abbiamo mantenuto fatturato e livelli occupazionali stabili rispetto allo scorso, anche se ci aspettavamo di crescere in maniera significativa.
Come avete fatto a reggere l’urto?
A inizio pandemia abbiamo deciso di “over-reagire”, perché ci siamo resi conto che il tema sanitario e delle pratiche di sanificazione sarebbe diventato fondamentale. Non parlo solo del distanziamento o delle mascherine, ma anche per esempio di sistemi di ventilazione che abbiamo completamente ristrutturato per rendere il Talent Garden un posto più sicuro di tanti altri, come i frequentatissimi supermercati.
Ma un business come quello dei co-working vive di persone che vanno al lavoro: come avete ovviato alla loro assenza?
Abbiamo trasferito tutte le attività online, ampliandole, in modo che si potesse continuare quel lavoro di squadra che è un po’ il nostro punto forte. Il 20% dei nostri membri ha deciso di passare in modalità totalmente remota o ha avuto problemi finanziari e ha dovuto tagliare il budget. Ma ci sono anche tante società in crescita. Tra l’altro stiamo tornando alla “full occupancy” che ci ha caratterizzato in questi anni.
Dappertutto?
Sì, in Italia e in Europa, soprattutto nelle città meno grandi. Milano è ancora adesso abbastanza svuotata e quindi il Talent Garden meneghino è pieno “solo” all’80%. Stiamo cambiando anche obiettivi, progressivamente: cerchiamo città dove la qualità della vita è molto alta, in scia a quel “south working” che ha caratterizzato questi mesi di pandemia. Nel 2021, ad esempio, apriremo a Barcellona perché c’è il mare, perché ha tutte le caratteristiche che servono per vivere in modo ottimale.
A chi vi rivolgete?
Abbiamo due nuovi target: i professionisti tech che lavorano per grandi aziende che hanno deciso di prolungare il remote working. Queste persone, però, non sempre hanno voglia di lavorare da casa e si rivolgono a noi. Il secondo grande mondo è quello delle aziende che hanno capito di non aver bisogno di 60 postazioni, ne bastano la metà in uno spazio più flessibile in cui far girare le persone. Ci sono state tantissime richieste, soprattutto nelle città più piccole come Torino.
Facciamo i conti in tasca a Talent Garden…
A livello complessivo, nei primi sette mesi del 2020 siamo in linea con i ricavi dello scorso anno, anche se ci aspettavamo un notevole incremento. Purtroppo il mondo degli eventi è completamente azzerato. Nel primo semestre, però, abbiamo avuto un incremento dell’80% dal settore della formazione: in molti, infatti, hanno scelto in questo periodo di acquisire nuove nozioni per poi ripartire quando la situazione si sarà normalizzata.
Avete ampliato la vostra offerta?
L’abbiamo rivoluzionata! Abbiamo portato l’orario delle lezioni a 25 minuti, perché ci siamo accorti che l’attenzione è massima durante questo lasso di tempo. E poi ci siamo concentrati su quelle professioni in cui vediamo che ci sono maggiori ricerche di mercato, ad esempio nel product management digitale o il data analytics.
















