Si stringe il cerchio attorno a Nestlé Waters, e la sfida per entrare nel capitale della divisione acque del gruppo svizzero assume sempre più i contorni di un duello finanziario tra grandi fondi internazionali. Secondo le indiscrezioni, i nomi oggi più accreditati sono quelli del francese Pai Partners e dell’americano Clayton, Dubilier & Rice, in una partita che vale almeno il 50% della società e che assegna all’asset una valorizzazione vicina ai 5 miliardi di euro. Sul tavolo c’è un business da circa 3,8 miliardi di ricavi, con marchi simbolo come Sanpellegrino e Perrier, ma anche con una struttura che Nestlé intende ripensare per affrontare una nuova fase industriale e di mercato.
La shortlist di Nestlé
La selezione condotta con l’assistenza di Rothschild & Co ha già ristretto il campo. Pai e CD&R sarebbero approdati alla seconda fase dell’asta, mentre sarebbero rimasti fuori i fondi Platinum e One Rock, entrambi americani, con Kkr ancora presente ma in posizione più defilata. Nelle prossime settimane il gruppo elvetico dovrebbe individuare il partner con cui aprire un negoziato in esclusiva.
Il vantaggio francese
Tra gli operatori, Pai viene considerato il candidato con qualche carta in più. Il motivo è semplice: il fondo conosce già da vicino il mondo Nestlé e ha alle spalle una relazione consolidata con la multinazionale. Dal 2013 è socio al 50% in Froneri, polo dei gelati che raccoglie marchi noti come Häagen-Dazs e Maxibon, mentre nel 2016 ha siglato con il gruppo anche la joint venture sulle pizze surgelate. Un precedente che potrebbe pesare nella scelta.
Una partita che vale governance e sviluppo
L’operazione non si giocherà soltanto sul prezzo. A fare la differenza saranno anche i piani industriali, la visione di crescita e soprattutto l’equilibrio della futura governance. Lo schema più probabile resta quello di una partnership paritetica, sulla falsariga di altre alleanze già costruite da Nestlé, anche se non si può escludere una cessione leggermente superiore alla soglia di maggioranza per rendere più appetibile l’intesa.
Il riassetto delle multinazionali
La possibile apertura del capitale di Nestlé Waters si inserisce in un movimento più ampio che sta attraversando il largo consumo globale. Sotto la pressione dei mercati, i grandi gruppi stanno alleggerendo i portafogli e concentrando le risorse sui marchi più redditizi e strategici. È accaduto con Unilever, che ha separato il business dei gelati, e con Kraft Heinz, impegnata da tempo in una razionalizzazione degli asset. Nestlé, con gelati, pizze e ora acqua, sembra seguire una traiettoria già tracciata.
I numeri dietro l’operazione
Nestlé Waters resta un asset di primo piano, ma non privo di contraddizioni. Nel 2024 la divisione ha segnato ricavi per circa 3,8 miliardi, in crescita del 2,6%, confermandosi un tassello prezioso del portafoglio del gruppo. Dentro questo dato convivono però andamenti diversi: da una parte la buona corsa delle etichette italiane come San Pellegrino e Acqua Panna, dall’altra le difficoltà delle acque francesi, a partire da Perrier, frenata da problemi produttivi e da una vicenda reputazionale che ha indebolito il marchio sul mercato domestico.
















