A 98 anni se n’è andato Eugenio Scalfari, uno degli ultimi grandi vecchi del giornalismo italiano. Nato a Civitavecchia, ma cresciuto in Liguria, Scalfari aveva iniziato a lavorare alla Bnl prima di essere attratto dalle sirene del giornalismo, la cui storia ha caratterizzato con la fondazione di Repubblica nel 1976. Aveva iniziato come bancario nella Bnl, ma già negli anni ’40 aveva avuto alcune esperienze giornalistiche in alcune testate vicine al Regime. Negli anni ’50 però si affaccia al mondo del grande giornalismo romano, prima collaborando con il Mondo di Pannunzio e poi a quella fucina di talenti che è stata l’Europeo di Benedetti. Nella redazione di via Monte di Pietà a Roma ci sono Giancarlo Fusco, Raul Radice, una giovanissima Camilla Cederna, ma anche l’ombroso Tommaso Besozzi e il viareggino Manlio Cancogni. Una redazione scanzonata con il gusto di un giornalismo d’inchiesta. Scalfari, elegante e charmante, si prende subito con Benedetti, e lo segue al nascente Espresso mettendo a segno negli anni ’60 lo scoop sul Sifar. Sono gli anni nei quali l’asse del giornalismo torna a Milano, dove impera il Corriere, ma nasce anche il Giorgio di Gaetano Baldacci, ma soprattutto dell’Eni.
O Repubblica o gli altri giornali
Espresso cresce, grazie anche alle sue inchieste, e negli anni ’70, quando lo scandalo P2 travolge via Solferino e il Giorno comincia a perdere appeal, Scalfari con il principe Caracciolo capisce che è il momento per aprire un nuovo giornale. Nel 1976 nasce Repubblica, quando già si diceva che non c’era spazi per altre testate. Eppure i tempi sono maturi. Con il rapimento Moro e la marcia dei 40mila finiscono gli anni di piombo e Repubblica, grazie anche alle pagine economiche di Giuseppe Turani, intercetta la nuova Razza Padrona, sulla quale Scalfari e Turani scrivono un libro. Repubblica cresce e con l’arrivo di De Benedetti si trova in mezzo alla guerra di Segrate, dove l’Ingegnere il Silvio Berlusconi si disputano la proprietà del quotidiano. Scalfari non ha mai fatto mistero della scarsa simpatia sia verso il Cavaliere che nei confronti di Craxi, suo referente politico.
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Il giornale partito e la nascita di un grande gruppo editoriale
Negli anni ’90 e 2000, con Repubblica tornata a De Benedetti, Il Cavaliere e il giornalista romano torneranno a incrociare le armi con Repubblica ed Espresso, che verranno addirittura definiti il giornale-partito, che Scalfari dirige fino alla cessione per Ezio Mauro. Sono anni in cui Repubblica cresce non solo giornalisticamente, ma anche dal punto di vista aziendale, con il consolidamento del gruppo dei giornali locali, l’arrivo delle radio e la creazione del portale Kataweb. Scalfari negli ultimi anni, pur non avendo più ruoli operativi, continuava a scrivere sul “suo” giornale e era rimasto sempre un faro per un gruppo editoriale, che negli ultimi anni è passato alla famiglia Agnelli con la nascita del gruppo Gedi presto ribattezzato Stampubblica. Negli ultimi anni il fondatore è pur sempre rimasto presente nel dibattito pubblico, ma anche in quello giornalistico.
















