L’outplacement alle provecon alibi e preconcetti

Oltre 10mila candidati seguiti ogni anno (operai, impiegati, quadri, dirigenti ma anche amministratori delegati) e una percentuale media di ricollocazione entro sei mesi vicinissima al 90%. Questi sono i dati ufficiali di Aiso, l’associazione che riunisce le principali società italiane specializzate nel supportare il cambiamento professionale. 

L’outplacement «è un acceleratore e un facilitatore per gestire non la crisi, termine ormai inflazionato, ma il cambiamento. E deve servire per ottimizzare i tempi e i risultati di ricollocazione: un mese o due o tre di inattività in più costituiscono una perdita economica importante. Sul mercato bisogna gareggiare con competitor sempre più preparati e come nello sport si prendono lezioni per migliorarsi, non vedo perché per cercare un lavoro non si possa essere assistiti e supportati da un professionista che porti a migliorare le proprie performance competitive».

Il servizio di outplacement è più che mai strategico in questo preciso contesto storico: «È cambiato il mercato del lavoro e anche i rapporti all’interno dello stesso mercato – spiega Domenico Piano, neo presidente di Aiso e amministratore delegato di Op Solution, primaria società in questo settore – Fino a pochi anni fa si tendeva a rimanere in un’azienda per molti anni, magari addirittura a compiere tutto il proprio percorso professionale all’interno di una sola realtà. Nell’ultimo decennio invece il mercato del lavoro ha subito una trasformazione perché è cambiato il sistema economico nonché l’evoluzione dei prodotti. E quindi il mondo del lavoro necessita di costanti e continui cambiamenti. Ecco perché si parlerà sempre di più di supporto alla ricollocazione. E sarà sempre più necessario arrivare sul mercato del lavoro attrezzati e preparati».

Ogni anno vengono seguiti più di 10mila candidati, con una percentuale media di ricollocazione che sfiora il 90 per cento

L’outplacement è un servizio strutturato che ha dalla sua numeri importanti, eppure lo conoscono in pochi e qualche preconcetto perdura: «Però sono preconcetti un po’ perché non si conosce a fondo lo strumento e la sua metodologia, e in parte perché seguire un percorso di outplacement significa spogliarsi anche di un po’ di sovrastrutture. E quindi molto spesso i preconcetti costituiscono degli alibi. Purtroppo in un mercato sempre più competitivo come quello attuale i risultati di questi preconcetti si vedono a mesi di distanza, magari dopo un anno di inattività e questo diventa molto pericoloso. Il mio invito è di riflettere sull’opportunità di affidarsi a dei professionisti validi che possano aiutare a migliorare i risultati nella ricerca di un lavoro. Proprio come ci si affida al commercialista, all’avvocato o al medico». 

Un processo quindi molto articolato e raffinato che passa dal bilancio delle competenze e dalla misurazione dell’employability (ovvero l’occupabilità di un lavoratore o una lavoratrice) alla definizione del progetto professionale, e prosegue con gli strumenti di comunicazione scritta (cv e social), il colloquio di selezione, l’intervista comportamentale, e infine con l’approccio al mercato del lavoro. Di fatto un servizio su misura per ogni candidato. «Come per costruire una casa, anche per costruire un lavoro e quindi per cercare un impiego, occorre dare progettualità – prosegue Domenico Piano – Per fare questo però occorrono competenze, un’organizzazione complessa, strumenti di comunicazione e una conoscenza del mercato per elaborare un progetto professionale fondato sulle proprie professionalità e potenzialità. Ottimizzando i tempi con un percorso che aiuti anche a penetrare non solo la parte dell’iceberg scoperta, che sono gli annunci online, ma che consenta di raggiungere la parte dell’iceberg immersa. Quindi tutte quelle situazioni non note, in modo da riuscire anche a sollevare il bisogno. Perché è pur vero che si cerca un lavoro, ma è altrettanto vero che si rappresenta un’opportunità. Sollevare il bisogno in azienda di conoscere il candidato può condurre a situazioni e opportunità nuove. Tante persone si ricollocano su ricerche non aperte».