L'Italia punta alla guida dell'alta orologeria

Storicamente l’Italia è sempre stata il mercato di riferimento, in Europa, per l’alta orologeria. Una cultura orologiera superiore, una rete di retailer unica a livello internazionale e un’economia in salute hanno fatto del nostro Paese un faro per le lancette di pregio, svizzere e non. Tanto che solo 50 anni fa, un imprenditore illuminato come Palmiro Monti acquistava un marchio storico dell’orologeria elvetica come Eberhard & Co. Tra i diversi fattori che, purtroppo, hanno poi portato alla perdita di questo primato vi è anche lo spostamento a est dei mercati più ricchi o promettenti, in primis la Cina. La quale però negli ultimi mesi, complici le tensioni commerciali con gli Stati Uniti, ha diminuito gli acquisti nel settore del lusso.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

Il marchio ha appena aperto un flagship store di 65 metri quadrati a Roma, nella centralissima Piazza di Spagna

«Fino a pochi mesi fa in Cina crescevamo del 30-40% annuo, mentre ora siamo intorno al 10%. Le tensioni economiche e politiche non ci fanno bene, speriamo di chiudere i prossimi mesi comunque in doppia cifra». A parlare è Ricardo Guadalupe, 54 anni, amministratore delegato di Hublot dall’1 gennaio 2012. Manager elvetico di origini spagnole con studi economici tra Svizzera e Stati Uniti, Guadalupe ha passato la propria vita professionale e sviluppato la propria carriera nell’orologeria, sempre tra marchi top, da Blancpain a Bulgari fino, appunto, a Hublot. Ora il brand di proprietà del Gruppo LVMH si impegna a riportare l’Italia allo storico ruolo di guida nel mercato orologiero, investendo e credendo nel nostro Paese come porta commerciale dell’intero continente. In controtendenza rispetto ad altri marchi, infatti, Hublot rafforza la propria presenza sul mercato italiano con l’apertura della sua prima boutique a Roma. Uno spazio di 65 mq in Piazza di Spagna che porta a cinque i punti vendita italiani, testimoniando come la fiducia nelle potenzialità dell’Italia si costruisca anche a partire da scelte imprenditoriali coraggiose ma ponderate.

Molti marchi abbandonano il mercato italiano mentre voi scegliete la strada inversa, investendo sull’Italia e sulla città di Roma: Perché?

L’Italia è diventata un mercato centrale per noi in Europa e volevamo, dopo alcuni anni, aprire una boutique importante, che per noi è un vero flagship store. Abbiamo già la boutique di Milano con Pisa Orologeria, ma è più uno spazio all’interno del loro negozio; abbiamo poi aperto a Porto Cervo e a Capri, che sono però due boutique stagionali. Quella di Roma è invece la prima boutique dove veramente facciamo capire con forza che Hublot crede nell’Italia e in Roma. La città è importantissima a livello storico e turistico, non devo essere certo io a spiegarlo. Tanti di questi turisti, anche altospendenti, passano per luoghi come Piazza di Spagna. Ecco perché la nostra scelta di aprire non solo nella Città Eterna, ma in uno dei punti più frequentati da romani e visitatori. Crediamo molto in questo mercato perché ci dà tanti segnali che ci inducono a credere in lui.

E poi, Hublot ha un rapporto storico con l’Italia.

Hublot ama l’Italia. Come ha detto lei, sono tanti i legami creativi che ci uniscono al vostro Paese, dalla partnership con Ferrari alle collaborazioni molteplici con Lapo Elkann e con le sue diverse aziende. Ma amiamo anche Roma, Milano, le città nelle quali siamo presenti e quelle in cui apriremo. Perché abbiamo intenzione di aprire altre boutique nel Paese e di investire con forza su questo mercato. 

Quali riscontri avete avuto dall’ultimo salone di Baselworld?

Positivi. Abbiamo vissuto un inizio di anno molto forte, considerando che già venivamo da un anno di grande crescita perché per noi il 2018 è stato eccezionale. Negli ultimi mesi stiamo un po’ scontando l’incertezza della congiuntura internazionale, come le tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti, che stanno avendo degli impatti anche sul nostro business. Vale non solo per gli orologi ma in generale per gli acquisti di lusso nel Paese asiatico, ma è chiaro che anche noi ne risentiamo. In particolare nei mesi di aprile e maggio, a livello globale siamo cresciuti a cifra singola e non a doppia cifra come in passato. Stiamo a vedere, di certo siamo fiduciosi nelle potenzialità dei nostri prodotti. 

Il vostro marchio appartiene al Gruppo LVMH: quanta libertà vi lascia il fatto di poter contare sulla forza di una realtà così grande?

Il nostro presidente, monsieur Bernard Arnault, è a capo di un gruppo che conta svariate decine di Maison e vuole che a capo di ciascuna di esse non ci sia un manager, ma un vero imprenditore che gestisca il marchio come se fosse proprio. Naturalmente il presidente vuole delle cifre, possibilmente buone, alla fine di ogni mese e quindi vendite e profittabilità devono essere sempre in linea con le aspettative. Ormai sono 11 anni che siamo stati acquistati dal Gruppo e in questo periodo abbiamo sempre fatto registrare delle crescite, per cui il presidente è ben contento e ci sprona a proseguire in questa direzione. Detto questo, ammetto che siamo molto liberi a livello di strategia commerciale, sviluppo prodotto, marketing e distribuzione. E questo è un bene.

Hublot è un marchio che investe molto in comunicazione tra arte, sport, musica… Ma quale brand identity volete trasmettere?

Vogliamo creare un mondo Hublot che faccia parte del mondo di oggi, un mondo in cui la globalizzazione è un dato di fatto. Ogni consumatore di alto livello non compie solo un’attività: può acquistare una Ferrari, seguire una gara di Formula 1, le partite del campionato del mondo di calcio, visitare una mostra d’arte. Ha tutto un mondo in cui vive e noi vogliamo creare per lui un ulteriore mondo nel quale possa identificarsi; far parte del proprio mondo, per lui, è logico e normale e indossare un orologio Hublot lo fa entrare nella dimensione che noi facciamo vivere ogni giorno per lui. Lo stesso vale per i brand ambassador: sono persone che devono credere nel marchio, amare il marchio e tutto quello che facciamo.

In questo 2019, altri marchi orologieri del Gruppo LVMH festeggiano anniversari importanti: i 50 anni del Monaco di TAG Heuer, i 50 di El Primero di Zenith… Voi che cosa festeggiate?

Noi festeggiamo i 90 anni di presenza nelle competizioni motoristiche da parte di Ferrari, di cui siamo partner, e ci siamo legati a realtà come il campionato del mondo di calcio femminile e il campionato del mondo di cricket, di cui siamo stati official timekeeper. Siamo una maison giovane, ma argomenti per festeggiare non ci mancano.

I brand ambassador sono persone che devono credere nel marchio e amarlo: ecco perché è centrale l’engagement

Quali consigli dà ai retailer per comunicare e vendere il marchio e gli orologi Hublot?

Il concetto di arte della fusione, che è il nostro payoff e caratterizza tutta la nostra produzione, è geniale, semplice da intuire ma va spiegato bene. I nostri orologi sono diversi dagli altri proprio perché sono creati attraverso questa fusione, lavorando al prodotto sui materiali e sui movimenti, per realizzare qualcosa di unico. Ogni retalier di Hublot deve essere ben preparato sul marchio e sui prodotti; per questo motivo lavoriamo molto con grandi investimenti sulla formazione dei nostri retailer, in modo che sappiano esattamente che cosa comunicare e come comunicarlo.

Il tempo libero è la risorsa più preziosa che abbiamo: lei come impiega il suo?

Quando ho la possibilità, mi piace rimanere nella mia casa di Losanna. Dal momento che viaggio molto, quando posso essere a casa sono felice. Poi, sono appassionato di gastronomia e di vino: se ho dei weekend liberi, amo cucinare e invitare amici a pranzo o a cena. Ma cucino per pochi, 3-4 persone. Se si invitano 10-12 persone, finisce che si rimane ai fornelli a cucinare mentre gli amici si divertono, mangiano e bevono. Meglio essere a tavola con loro che bloccato tra le pentole.