Ai vertice di Versailles di inizio marzo i leader europei si sono impegnati ad azzerare la dipendenza energetica in cinque anni. L’Unione Europea importa il 90% del gas che consuma, di cui il 40% viene dalla Russia. Questo significa, oltre che diversificare le fonti di approvvigionamento di gas e sviluppare in modo più rapido le fonti rinnovabili, anche accelerare la diffusione di gas rinnovabili e sostituire il gas nel riscaldamento e nella produzione di energia con fonti alternative. La crisi energetica in atto richiede di considerare nello scenario delle possibili fonti energetiche alternative al gas naturale tutte le tecnologie in grado di fornire combustibili e carburanti in un’ottica di prossimità, possibilmente da fonti rinnovabili e/o circolari.

Una delle tecnologie che può fornire un contributo sostanziale in quest’ottica è il waste to chemicals. Attraverso questa tecnologia è possibile produrre un gas di sintesi “circolare”, ovvero ottenuto dal riciclo chimico di rifiuti plastici e secchi non altrimenti riciclabili, che può essere utilizzato come combustibile a basse emissioni in sostituzione del gas naturale nei processi industriali energivori (nei forni siderurgici, nelle centrali elettriche, nelle raffinerie). Il gas di sintesi circolare può essere usato anche come materia prima per produrre molecole come idrogeno, metanolo o etanolo circolari e con ridotta impronta carbonica, da impiegare nell’industria manifatturiera o in quella dei carburanti in sostituzione di prodotti di origine fossile (per esempio in sostituzione di idrogeno da steam reforming del gas nelle raffinerie, olio combustibile nello shipping o benzine nella mobilità leggera).

Mediante questa tecnologia si possono utilizzare come materia prima rifiuti (dunque risorse già esistenti, per il cui smaltimento vengono impiegate risorse economiche a carico della collettività), riducendo il ricorso a fonti primarie, ovvero risorse naturali come gas e petrolio, con vantaggi ambientali in termini di economia circolare e riduzione delle emissioni Ghg, vantaggi occupazionali ed economici in termini di produzione interna di risorse che attualmente vengono importate, dall’Italia, come in generale dall’Europa.

Per fare un esempio concreto, dieci tonnellate di rifiuto non riciclabile alimentato a questa tipologia di impianti “waste to chemical” vengono convertite in circa 14 Ton di gas di sintesi circolare capaci di spiazzare circa 4.200 Nmc di metano ovvero 3.4 Tep (Tonnellate equivalenti di petrolio).

Lo stesso gas di sintesi può essere convertito in idrocarburi liquidi ed in questo caso le 10 T di rifiuto possono contribuire a produrre 5.5 T di metanolo o 3.6 T di etanolo spiazzando circa 2.4 T di benzina per produrre le quali occorrerebbero circa 10 T di petrolio grezzo.

Questa soluzione – con tecnologia già cantierabile, che consentirebbe di andare in sostituzione di gas naturale entro cinque anni da oggi – dovrebbe essere inserita nell’ambito dei piani Europeo e nazionali per l’emergenza energetica, in primis quello italiano, visto che il nostro Paese è uno dei maggiori importatori di gas e al contempo uno dei maggiori utilizzatori di discariche e esportatore di rifiuti all’estero.

In Italia, i 6 milioni di tonnellate di rifiuti urbani oggi conferiti in discarica ogni anno potrebbero sostituire circa 2.5 miliardi di Nmc di metano ovvero 1.44 milioni di tonnellate di benzina prodotte a partire da circa 5.8 milioni di tonnellate di grezzo Ural (e con l’80% in meno di impronta carbonica). Dieci impianti da 600kta di rifiuti in ingresso, realizzabili in cinque anni, potrebbero sostituire il 10% del gas necessario a tutto il sistema termoelettrico italiano.

Questo deve anche farci riflettere su come le discariche esistenti, con i milioni di tonnellate di rifiuti ivi interrati, oggi possano essere considerate un bacino energetico da sfruttare. Considerare il loro svuotamento ai fini dell’utilizzo dei rifiuti messi a dimora per la produzione, mediante questa tecnologia, di gas sintetico circolare da usare in sostituzione del metano, significherebbe contribuire a un percorso di indipendenza energetica e ripristinare e bonificare porzioni consistenti di suolo, con innumerevoli benefici ambientali, inclusa la riduzione delle emissioni climalteranti che una discarica produce ogni anno convertendo tutto il carbonio dei rifiuti in anidride carbonica che va in atmosfera. Facciamo un esempio: 60 MM di tonnellate di rifiuti in una discarica medio-grande, come ce ne sono molte in Italia, potrebbero produrre, con la tecnologia waste to chemicals, un combustibile circolare in grado di sostituire 20 milioni di tonnellate di gasolio, volume che corrisponde al consumo di un anno del sistema Italia. La risposta all’indipendenza energetica l’abbiamo sotto i nostri piedi, insomma, senza grande sforzo e con un minore import di greggio.