Leonardo ha deciso di rimettere mano al proprio perimetro internazionale, aprendo alla cessione del 30% nella joint venture cinese legata al programma aeronautico CR929 e completando l’acquisizione di GEM Elettronica.
L’uscita dal progetto cinese: ambizioni ridimensionate
Il dossier riguarda la partecipazione in Cnbm Aerostructure, la società costituita a Shanghai nel 2023 per supportare lo sviluppo del velivolo a lungo raggio CR929, il progetto con cui Comac puntava a sfidare i grandi player occidentali come Boeing sul segmento dei wide-body.
Un’iniziativa che nelle intenzioni avrebbe dovuto rappresentare una crepa nel duopolio globale dell’aviazione civile. Ma tra ritardi progettuali, complessità autorizzative e un contesto geopolitico sempre meno lineare, il programma ha progressivamente perso slancio. Le tempistiche di sviluppo si sono allungate, con prospettive che ora guardano al 2030, raffreddando l’interesse industriale dei partner.
In questo scenario, Leonardo ha deciso di classificare la partecipazione tra le attività destinate alla vendita, avviando il processo per uscire dall’operazione entro il 2026, previa approvazione delle autorità competenti. Il valore a bilancio, già rivisto al ribasso con una svalutazione di circa 9 milioni di euro, fotografa un investimento che non ha mantenuto le aspettative iniziali.
Una scelta che non arriva in modo isolato, ma si inserisce in una strategia più ampia di razionalizzazione del portafoglio, orientata a dismettere attività considerate marginali o non coerenti con gli obiettivi industriali di lungo periodo.
Il rafforzamento in casa: pieno controllo su Gem Elettronica
Mentre riduce l’esposizione su progetti ritenuti meno strategici, il gruppo accelera sul fronte opposto, quello del consolidamento delle competenze core. È in questa logica che si inserisce l’acquisizione del 100% di Gem Elettronica, società specializzata in radar e sensoristica per applicazioni navali e costiere.
Leonardo ha completato il percorso in tre tappe, passando dal 30% iniziale fino al controllo totale, dopo aver già superato la soglia del 65% nel 2024. Un’operazione che consente di integrare completamente tecnologie e prodotti in un segmento considerato ad alto valore aggiunto, dove la domanda è sostenuta sia da esigenze civili sia da quelle della difesa.
Nel frattempo, Gem ha mostrato una crescita significativa, con ricavi passati da circa 30 a 50 milioni di euro, sostenuti dalla produzione di radar 3D, sensori elettro-ottici e sistemi inerziali. Un’espansione che conferma la validità della scelta industriale: rafforzare nicchie tecnologiche dove il gruppo può giocare un ruolo da protagonista.
La strategia di Cingolani: selezionare per competere
Dietro queste mosse si intravede con chiarezza la linea tracciata dall’amministratore delegato Roberto Cingolani, che ha impostato il piano industriale al 2030 su un principio semplice quanto efficace: concentrare risorse e capitale su attività ad alto rendimento tecnologico e industriale, abbandonando quelle meno allineate.
È la logica del “make or buy”, più volte richiamata dal management, che combina sviluppo interno e acquisizioni mirate. Un approccio che Leonardo sta declinando sia attraverso operazioni di dimensioni contenute, come quella su Gem, sia con acquisizioni di maggiore impatto, come quella recente nel comparto difesa di Iveco Group.
L’obiettivo finale è costruire un portafoglio integrato, capace di coprire sia l’hardware sia il software, in un settore in cui la competizione si gioca sempre più sulla capacità di offrire soluzioni complete.
Mercato e investitori: reazione cauta
A fronte di queste manovre, il mercato ha reagito con prudenza. Il titolo Leonardo ha chiuso l’ultima seduta a Piazza Affari in calo del 2,3%, segnale di un atteggiamento attendista da parte degli investitori, chiamati a valutare l’impatto complessivo della strategia.
Da un lato, la dismissione dell’asset cinese può essere letta come un passo indietro rispetto a un mercato dalle enormi potenzialità. Dall’altro, il rafforzamento nelle attività core e la maggiore focalizzazione industriale rappresentano elementi che, nel medio periodo, potrebbero tradursi in maggiore redditività.
















